Inflazione USA al 4,2% a Maggio: Dow Jones seduta peggiore del 2026

Inflazione USA sopra il 4%: Wall Street chiude in rosso, energia e tensioni con l’Iran aumentano la pressione sulla Fed.

Ieri è stato pubblicato il dato atteso sul CPI negli Stati Uniti. L’inflazione è tornata sopra il 4%, e inoltre prosegue l’escalation militare tra Stati Uniti e Iran.

Il Bureau of Labor Statistics ha certificato che a Maggio l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,5% su base mensile, con il tasso annuo al 4,2%: non si vedeva un livello simile da aprile 2023.

Poche ore dopo, le minacce del presidente Donald Trump di riprendere gli attacchi su Teheran hanno fatto il resto. Il Dow Jones ha chiuso in calo dell’1,9%, circa 953 punti, nella peggior seduta da ottobre, anzi dell’intero 2026, come titola il Wall Street Journal. Il Nasdaq ha ceduto il 2%, l’S&P 500 l’1,6% e ha chiuso al livello più basso delle ultime cinque settimane.

Nome Prezzo Var %
SP S&P 500 ^GSPC $7.546,23 ▲ +0,41%
NQ Nasdaq Composite ^IXIC $26.127,76 ▲ +0,98%
DJ Dow Jones ^DJI $52.438,69 ▼ -0,11%

L’impennata dei prezzi costringerà la Federal Reserve a cambiare rotta? La risposta, per ora, è incerta. Il dato era in linea con il consenso raccolto da Dow Jones, e dentro il rapporto ci sono pure segnali rassicuranti: l‘inflazione core, quella depurata da energia e alimentari, è cresciuta di appena lo 0,2% mensile, sotto le stime. Il contesto però resta teso.

Con lo Stretto di Hormuz semibloccato e i prezzi dell’energia su del 23,5% in dodici mesi, il mercato ha cominciato a prezzare un possibile rialzo dei tassi entro dicembre. Andiamo a vedere i numeri.

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Il rapporto CPI nel dettaglio: l’energia pesa, il core rassicura

I numeri diffusi mercoledì dal Bureau of Labor Statistics fotografano un’inflazione a due velocità. L‘indice generale è salito dello 0,5% a maggio, un decimo in meno di aprile, e il tasso annuo è passato dal 3,8% al 4,2%: prima volta sopra la soglia del 4% in tre anni.

Da dove arriva la spinta? Quasi tutta dall’energia, balzata del 3,9% nel solo mese di maggio e del 23,5% sui dodici mesi. È la conseguenza diretta della guerra in Iran e del crollo del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, che il Wall Street Journal definisce uno dei più grandi shock energetici mai registrati.

Inflazione USA di Maggio 2026: variazione per componente

Le principali componenti dell’inflazione americana di maggio 2026 a confronto, variazione percentuale su base annua. Fonte: Bureau of Labor Statistics

C’è però qualche dato positivo. Il CPI core è salito dello 0,2% su base mensile, sotto la stima dello 0,3% e in frenata rispetto allo 0,4% di aprile; su base annua siamo al 2,9%. Il costo delle case, che pesano per oltre un terzo del paniere, sono cresciuti dello 0,3% mensile, la metà di aprile, con un tasso annuo del 3,4%. Gli alimentari segnano un timido +0,2%.

I beni primari scendono addirittura dello 0,1%, i servizi di trasporto perdono lo 0,6%, le assicurazioni auto l’1,7%. Le tariffe aeree invece salgono del 2,7%: il segnale più chiaro che il caro energia inizia a scaricarsi a valle. Gli americani sono stretti finanziariamente da un’inflazione tornata ai massimi di tre anni.

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La peggior seduta dell’anno: il conto per Wall Street

La reazione dei mercati è stata pesante, e il fronte geopolitico ha amplificato tutto. Il Dow Jones Industrial Average ha perso l’1,9%, circa 953 punti: non gli capitava una giornata così da ottobre. L’S&P 500 ha lasciato l’1,6%, con perdite concentrate su materiali e industriali.

Il Nasdaq Composite ha ceduto il 2%: per il comparto tecnologico la serie di sedute volatili si allunga. L’indice della paura VIX è balzato dell’11,8% a quota 22,22 e il rendimento del Treasury decennale si è attestato al 4,57%. Sul fronte energetico, il Brent è salito dell’1,8% a 93,10 dollari al barile dopo che Trump ha scritto sui social che l’Iran ‘pagherà il prezzo’ per i ritardi nei negoziati.

A rendere il clima teso noè tanto il dato in sé, atteso e già prezzato, quanto l’intreccio con la guerra. Ogni escalation nel Golfo Persico significa petrolio più caro, e il petrolio più caro alimenta dritto l’inflazione headline. Il calo del traffico attraverso Hormuz ha già spazzato via le speranze di un taglio dei tassi nella seconda metà dell’anno, complice anche il robusto rapporto sull’occupazione della settimana scorsa.

Fed sotto pressione: si va verso un rialzo a dicembre?

Il rapporto cade in un momento delicatissimo per la Federal Reserve, attesa alla riunione del 17 giugno. I mercati scommettono su tassi fermi in quell’occasione, ma i futures, ora indicano come prossima mossa più probabile un rialzo a dicembre.

Probabilità Tassi FEd - Riunione 17 Giugno 2026

Uno scenario che ribalta le attese di inizio anno e mette in difficoltà il nuovo presidente Kevin Warsh, convinto che i guadagni di produttività dell’intelligenza artificiale avranno un effetto disinflazionistico tale da permettere tassi più bassi.

La reazione di Trump al dato, riportata da CNBC, ha spiazzato tutti: ‘Amo l’inflazione’, ha dichiarato in conferenza stampa. Non tutti gli economisti, peraltro, leggono il rapporto in chiave allarmistica. Alcuni funzionari sono convinti, infatti, che i timori inflazionistici sui beni core sono in ritirata, per ora.

Le prospettive: il peggio potrebbe essere alle spalle

C’è anche chi vede il bicchiere mezzo pieno. Per molti analisti l’ondata inflazionistica potrebbe aver fatto il suo corso: i prezzi della benzina hanno iniziato a scendere e gli effetti dei dazi si stanno attenuando, due fattori che dovrebbero accompagnare l’inflazione verso il basso entro la fine del 2026.

Resta il punto di partenza: un’inflazione sopra il 4% è una grossa tassa su famiglie, imprese e sull’intera economia, e non rientrerà in fretta.

Alcune cose a cui prestare attenzione nelle prossime settimane. Innanzituto l’esito della riunione Fed del 17 giugno, con il tono della conferenza stampa di Warsh.

L’evoluzione del conflitto USA-Iran, la variabile impazzita dei prezzi energetici. E i dati sui prezzi alla produzione attesi breve. Finché il prezzo dell’energia non si stabilizza, ogni numero macro rischia di trasformarsi in un’altra seduta di volatilità come quella appena archiviata.

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Giuseppe Greco

Esperto di mercati finanziari e trading online Laureato in Economia, mi occupo di mercati dal 2014 e scrivo guide per il sito Webeconomia.it