Inditex investe in Italia con 3 nuovi negozi: Massimo Dutti, Zara e Berska

In Italia tante sono le imprese che sono “fuggite” per approdare su lidi fiscalmente più convenienti. Dagli anni ‘90 in poi, con il crollo del muro di Berlino e quindi l’apertura ai mercati dei Paesi sovietici, le multinazionali hanno finito per investire negli Stati della ex Jugoslavia, in Polonia, Albania, Romania e Bulgaria. Ma anche del sud-est asiatico, Bangladesh, paesi africani e latinoamericani. Sia italiane che straniere. Ma per fortuna, di tanto in tanto c’è qualche buona notizia. Pensiamo agli investimenti recenti di easyJet per il 2018, con l’apertura di nuove rotte, hangar e relative assunzioni. Ma anche a multinazionali come Ikea, Decathlon, Leroy Merlin, Carrefour. Che hanno una buona copertura territoriale su tutto il territorio nazionale.

Ultima ottima notizia riguarda il gruppo spagnolo Inditex, proprietario di Massimo Dutti, Zara, Bershka; ma anche Pull&Bear, Stradivarius, Oysho, Uterqüe. Inditex ha di recente rilanciato il suo brand e avviato assunzioni in Italia già da un mese. Ciò è dovuto grazie all’apertura di 3 nuovi negozi a Milano e Roma: Massimo Dutti e Zara Uomo in Galleria Vittorio Emanuele e in Corso Vittorio Emanuele nella città meneghina; Bershka a Roma, in Via del Corso, specificamente in Galleria Alberto Sordi. I tre nuovi negozi si fanno notare sia per il loro design sia per la loro eco-efficienza. Non solo, il negozio Massimo Dutti guarda con attenzione all’innovazione: la tecnologia migliora di molto l’esperienza dei clienti. Quello di Bershka, è un enorme pop-up store, inaugurato il 21 dicembre scorso.

Le assunzioni del gruppo Inditex a Milano e Roma

Per quanto concerne le assunzioni, Zara ha assunto 24 nuove persone, Massimo Dutti invece 35 unità. L’età media di tutti i dipendenti di Zara reparto uomo è 27 anni. L’età media di tutti i dipendenti di Massimo Dutti in Galleria Vittorio Emanuele è 27,9 anni. Bershka ha assunto 48 persone e lo store ha aperto il 20 dicembre scorso a Roma.

Caratteristiche dei nuovi negozi Inditex in Italia

Guardiamo più da vicino i negozi Inditex che apriranno in Italia. Così da enfatizzarne le caratteristiche estetiche ma anche tecnologiche.

Il negozio Massimo Dutti a Milano

Il nuovo store (definibile anche in gergo flagship) del marchio Massimo Dutti, sarà amplio 800 metri quadrati e alto 4 piani: i primi due dedicati alle collezioni Men e gli ultimi due alle proposte Women. Il negozio si integra perfettamente con l’elegante e storica Galleria Vittorio Emanuele nel quale è stato aperto. Vanta una facciata elegante e sobria, che mette in risalto i valori del marchio, rimanendo in linea con l’immagine presentata nelle ultime aperture del brand. Dunque, è riuscito ad abbinare il proprio stile con il contesto in cui sorge. Il design degli interni, sviluppato interamente da Massimo Dutti, si basa sull’uso di nuovi materiali, finiture e illuminazione. Viene messo in evidenza l’esclusivo museo della sartoria con tessuti caratteristici di questa arte esposti in vetrine dedicate. Anche l’illuminazione è stata curata con grande dettaglio per valorizzare le collezioni.

Ma nell’incipit parlavamo anche di innovazione. Il Gruppo Inditex sta infatti dotando i proprio store di un sistema eco-sostenibile, nonché tecnologico. Il consumo di elettricità dello store Massimo Dutti sarà del 30%, mentre di acqua del 40% rispetto ad un negozio convenzionale. Tra le misure di eco-efficienza si evidenzia l’illuminazione, con sistemi per l’ottimizzazione dell’illuminazione dei mobili e l’uso esclusivo di Led (Light-Emitting Diode). Non mancano poi accensioni parziali degli spazi del negozio, in base al programma e alle attività pianificate. O l’accensione automatica mediante rilevamento della presenza nelle zone di lavoro interne. In questo modo si eviterà lo spreco di corrente elettrica laddove non serve.

Massimo Dutti è un’azienda di produzione di abbigliamento che appartiene al gruppo Inditex. Fondata nel 1985, la sua gamma di prodotti era limitata all’abbigliamento maschile, con una gamma femminile aggiunta più tardi, nel 1992. Nonostante il nome italiano potrebbe trarre in inganno, è una società interamente spagnola. La società occupa oltre 4mila persone a livello internazionale. Nel 2003, l’azienda ha lanciato una linea per bambini con il nome commerciale Massimo Dutti Boys and Girls. “Massimo Dutti” non è un designer di moda, né una persona reale, ma un marchio. Dal 2006 progetta e commercializza completamente le seguenti linee: per donna: Abbigliamento donna, Accessori, Soft, Fragranze; per uomo: Abbigliamento uomo, Accessori, Soft, Personal Sartoria, Fragranze. Nel 1991 Inditex ha acquisito il 65% delle azioni della società prima di acquistarla completamente. L’azienda ha diversificato la sua offerta e offre vestiti per donne e bambini, oltre a profumi. Dispone di 781 negozi in 75 paesi. Gli uffici di Massimo Dutti si trovano a Barcellona, in Spagna, a differenza di Inditex che si trova ad Arteixo, in Galizia, ma sempre in Spagna. Le fragranze di Massimo Dutti sono commercializzate da Puig Company.

Il negozio Zara Uomo a Milano

Per Zara Moda Uomo in Corso Vittorio Emanuele a Milano occorre parlare di riapertura. Ha ampliato la propria superficie commerciale a circa mille metri quadri. Il flagship store, che si sviluppa su tre piani, riflette la nuova immagine di Zara, anch’essa in direzione della massima funzionalità ed eco-sostenibilità. Anche in questo caso si è deciso, e riuscito pienamente, a coniugare stile proprio con il contesto della. Il brand si è ispirato al lavoro dei grandi architetti classici italiani, in gamba nell’utilizzo della luce, nella conoscenza dei materiali e nella cura dei dettagli. I piani superiori, invece, si caratterizzano per il loro avere pilastri metallici, disposti a griglia, i quali danno ordine e simmetria a tutto lo spazio. I materiali scelti sono in pietra e graniglia, che sono stati abbinati all’ottone invecchiato. Mentre per restaurare gli interni del negozio si è optato per materiali come alluminio e ottone naturale.

Anche questo store rispetta i più severi standard di eco-sostenibilità previsti per gli edifici, applicati sia alla sua struttura, sia all’operatività quotidiana. Garantendo così, proprio come lo store di Massimo Dutti, un risparmio medio di elettricità del 30% e di acqua del 40%. Standard che ormai riguardano più di 7 store su 10 della catena Inditex.

Zara è un marchio di abbigliamento e accessori che ha sede ad Arteixo in Galizia, nel nord della Spagna, fondato nel 1985 da Amancio Ortega e sua moglie Rosalía Mera. Può essere considerato il marchio più noto del gruppo, con filiali che superano le duemila unità in 93 paesi. Il primo negozio venne aperto nel 1975 da Amancio Ortega e Rosalia Mera ad A Coruña (in Spagna), chiamandolo Zorba (in onore del film “Zorba il greco”). Tuttavia, il fato volle che già un bar della zona si chiamasse così, e i coniugi decisero un nome che fosse molto simile. Scegliendo così appunto Zara.

Nell’agosto del 2005, Zara è entrata per la prima volta nella lista dei 100 maggiori marchi del mondo, situandosi al 77º posto, secondo la classifica annuale della rivista BusinessWeek. Mentre l’anno dopo ha superato le vendite di uno dei suoi maggiori concorrenti: la svedese Hennes & Mauritz. Che risulta essere il più grande rivenditore di abbigliamento a basso costo in Europa. Nel 2016 la rivista Forbes ha pubblicato la sua consueta lista degli uomini piu’ ricchi del mondo e proprio Amancio Ortega è risultato secondo, dietro solo a Bill Gates con un patrimonio di 67 miliardi di dollari.

Zara è stata anche più volte criticata per le inchieste che l’hanno riguardata. In particolare, per il presunto sfruttamento di manodopera a basso costo. Qualche anno fa fu anche oggetto di scherno sul web, in quanto ha lancito delle T-shirt che rievocavano le tute a righe indossate dagli ebrei nei campi di concentramento. Invece, erano vendute ufficialmente come maglie di sceriffo, con tanto di stella gialla appuntata sul petto.

Il nuovo negozio Bershka a Roma

Veniamo infine a Bershka, la marca giovane del Gruppo Inditex, che invece aprirà nella Capitale. Ha aperto già una sede lo scorso ottobre a New York, primo pop-up store del brand nella Grande Mela. Mentre in Italia è il secondo ma anche il più grande del mondo, con 2.360 metri quadri di vendita, che rappresenta anche il primo store su strada di Roma per il brand. Abbiamo detto che la location scelta è Via del Corso, all’interno dell’antica e rinomata Galleria che porta il nome del grande e amatissimo Alberto Sordi.

Il nuovo negozio esporrà fino alla fine di aprile tutte le sue collezioni: Bershka, Bsk e Man, e le linee sportive Start Moving per ragazzo e ragazza. Per quanto concerne il design, tutti i mobili e la decorazione si ispirano all’immagine STAGE, che la marca presenta in tutte le sue nuove aperture. Allo stesso modo, il visual merchandising del negozio è stato adattato allo spazio e al pubblico italiano per offrire i look più di tendenza del momento, oltre ad accessori e calzature.

Bershka è un marchio d’abbigliamento a basso prezzo del gruppo Inditex. Fondato nell’aprile del 1998, con l’obiettivo di concentrarsi sul mercato giovanile. Tale marchio vanta 899 negozi dislocati in 64 nazioni. Le vendite di Bershka rappresentano il 10% del fatturato del gruppo Inditex. Nel 2011 il marchio ha iniziato le vendite online in alcuni paesi europei.

Il gruppo spagnolo Inditex

Giusto spendere qualche parola sul gruppo che racchiude questi, e come visto, altri marchi: lo spagnolo Inditex. Inditex è un acronimo di Industrias de Diseño Textil Sociedad Anónima, ed è una delle più grandi società del mondo dedicate alla moda con sede in Galizia, Spagna.

È stata fondata da Rosalía Mera e da suo marito Amancio Ortega, ex presidente della società e come visto secondo la classifica Forbes uno degli uomini più ricchi del Pianeta. Il gruppo Inditex possiede oltre 100 aziende, e, come detto, tra i suoi marchi oltre al conosciuto Zara troviamo: Massimo Dutti, Pull and Bear, Bershka, Oysho, Stradivarius, Uterque, Lefties, Zara Kids e lo spin-off Zara Home.

Secondo delle stime pubblicate nel 2012 sullo stesso sito ufficiale del gruppo, il fatturato di Inditex ha raggiunto quell’anno11.362 milioni di euro, con un organico di 116.110 dipendenti, un totale di 5.887 negozi ripartiti in 86 mercati. Ancora, si vanta un utile netto di 944 milioni di euro, con una crescita del 32% rispetto lo stesso periodo dell’anno scorso.

Nell’ottobre 2012, Zara fu stimata come la prima tra le “migliori marche” spagnole, secondo l’indagine condotta dalla consulente Interbrand. Alcuni mesi prima il vicepresidente del gruppo Inditex, Carlos Spinosa de los Monteros, era stato nominato Alto Delegato del Progetto Marchio Spagna. Un progetto finanziato da grandi imprese spagnole di concerto con il Governo spagnolo, al fine di promuovere le marche spagnole nel mondo ed attrarre investimenti.

Inditex e la manodopera in Bangladesh

Inditex qualche anno fa è stata al centro di accese polemiche per l’accusa di sfruttamento di lavoratrici in Bangladesh. A far riaccendere, in tutti i sensi, la polemica, il fatto che nel gennaio 2013 si sia incendiata una fabbrica tessile in Bangladesh. Le fiamme e il fumo hanno causato la morte di 7 lavoratrici, di cui 4 appena 17enni, insieme a decine di ferite.

La fabbrica Smart Exports Garments produce capi d’abbigliamento per l’impresa Wonnover Bangladesh e il suo subappaltatore Centex, abituali fornitori del gruppo imprenditoriale spagnolo Inditex, conosciuto nel mondo della moda per il marchio Zara. Nella fabbrica si sono trovate etichette delle marche di vestiti Bershka e Lefties, appartenenti al gruppo.

Inditex ha però subito smentito ogni relazione lavorativa con la fabbrica incendiata. Ma si sospetta che si nascondano dietro la consueta “catena di subappaltatori” che operano in Bangladesh (ed in altri Paesi poveri) per conto delle grandi firme europee e nordamericane. Bassi salari, giornate interminabili di lavoro, precarietà lavorativa, edifici insicuri, assenza di sistemi di sicurezza per prevenire incendi, morti operaie, repressione e tortura. Queste ed altre sono le condizioni in cui lavorano gli operai bengalesi.

Come riportato all’epoca dei fatti dal sito Modaes.es, Inditex e Mango sono due delle grandi marche di moda che affidano al conveniente Bangladesh la produzione dei propri manufatti. Solo nel 2011 Inditex, proprietario come ormai noto di Zara, ha affidato la sua produzione a 234 produttori bengalesi mentre Mango ha realizzato in quel paese il 4% della sua produzione. Il Bangladesh occupava nel 2012 la quinta posizione nella classifica dei paesi di origine delle importazioni spagnole in capi d’abbigliamento. Da quando è iniziata la proverbiale crisi del 2008 e nei 4 anni successivi, si è incrementata l’importazione di prodotti tessili dal Bangladesh nei negozi spagnoli.

Ma il processo viene da ancora più lontano, iniziato una decina di anni prima. I grandi marchi hanno da inizio 2000 sempre più delocalizzato la loro produzione tessile in paesi come Bangladesh appunto, ma anche Cina, Thailandia, Marocco, Messico, America Centrale. Giusto per citare i primi della classifica. Qui il capitalismo occidentale trova una vera manna: i più bassi salari e le peggiori condizioni di lavoro di tutto il mondo.

Tornando al Bangladesh, la svolta si è avuta nell’aprile 2013, quando si è verificato un crollo causato dal mancato rispetto delle norme edilizie di un edificio di nove piani alla periferia di Dacca. Il crollo ha provocatola morte di 1.129 persone. Costringendo il Mondo a non girarsi più dall’altra parte e a prendere atto di cosa accada in alcuni angoli del Mondo. Hanno firmato, tra gli altri, H&M (la più grande acquirente di capi di abbigliamento dal Bangladesh), Benetton, la statunitense Abercrombie & Fitch, le britanniche Primark e Tesco, il gruppo spagnolo Inditex e la francese Carrefour. Molte altre aziende hanno invece rifiutato di aderire all’accordo: tra queste Foot Locker e VF Corporation (che possiede i marchi North Face, Timberland e Wrangler), Wal-Mart, Gap e JC Penney.

L’accordo è stato dunque siglato tra 70 grandi catene di distribuzione internazionale e multinazionali dell’industria tessile e i sindacati del Bangladesh e diverse organizzazioni non governative. Prevedono ispezioni continue e messa in sicurezza dei luoghi di lavoro. L’accordo si chiama Accord on Fire and Building Safety. Esso prevede altresì che nei Paesi Bassi venga creato un ente incaricato di controllare che gli impegni siano rispettati. Mentre i costi di gestione saranno a carico dei firmatari.

Per le fabbriche che non risulteranno sicure, esse saranno chiude fino a quando i programmi di messa in sicurezza non saranno terminati. Mentre durante il periodo di chiusura i lavoratori e le lavoratrici continueranno a ricevere lo stipendio per un massimo di sei mesi. Se una delle società aderenti all’accordo verrà sospettata di aver violato gli impegni assunti, gli altri firmatari potranno presentare un reclamo al comitato direttivo. La società sarà costretta ad affrontare un processo arbitrale, cioè esterno presso dei giudici privati, le cui decisioni diventeranno esecutive presso un tribunale del paese di origine della società. Non sono invece previste sanzioni, ma comunque l’obbligo di procedere con il protocollo di messa a norma.

Non sappiamo se tutti questi buoni propositi siano rimasti lettera morta oppure hanno davvero funzionato. Dopo la tragedia non se ne è parlato più. Come del resto accade sempre.

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