Retrocede l’economia italiana: PIL in crescita e consumi in calo

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L’attuale situazione economica italiana si potrebbe riassumere in poche, semplici ma efficaci parole: ritorno al passato. Che il Bel paese non passasse un periodo facile era palese a tutti, sia a livello nazionale che in Europa, ma la situazione sembra essere più grave di quello che si tendeva a credere. In poche parole, sarebbe stata quasi annullata del tutto la risalita, debole ma comunque avvenuta, che si era registrata tra il 2009 e il 2011. Tra le cause principali di questo nuovo e ulteriore peggioramento c’è, senza dubbio, la pressione fiscale che si potrebbe dire ai massimi. Volendo parlare di cifre, l’economia italiana è in crisi e fa registrare un calo del Pil pari al 2,4%. In altre parole, si ritorna alla situazione di oltre 10 anni fa: anzi, anche peggio, dato che i dati del 2001 erano leggermente migliori rispetto a quelli che si registrano nell’ultimo periodo.

Volendone analizzare le cause, dobbiamo innanzitutto sottolineare che le famiglie italiane consumano di meno a causa di un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. La disoccupazione e l’enorme pressione fiscale, infatti, rendono le spese per consumi quasi nulle: una famiglia italiana fa molta difficoltà ad arrivare a fine mese e, quindi, le spese per consumi sono molto limitate. Parlando in cifre, si noti che le famiglie hanno ridotto la propria spesa di un buon 4%.

Si tratta di dati estremamente allarmanti, anche alla luce del fatto che attualmente in Italia c’è una situazione politica molto precaria e poco chiara determinatasi immediatamente dopo la tornata elettorale. I dati in questione sono stati diffusi dall’Istat e preoccupano non poco, soprattutto alla luce del quadro generale. La pressione fiscale è aumentata del 44% rispetto al Pil e questa è una cifra record, tanto che l’Istat dichiara di non averla mai registrata prima da quando si utilizza il nuovo metodo di calcolo. Sebbene ci sia stato anche un aumento delle entrate, garantito dalle imposte indirette e da quelle dirette (per intenderci IMU, Irpef e addizionali regionali), il debito non è sceso, bensì salito a livelli davvero assurdi, tanto da far parlare di un balzo all’indietro della nostra economia di oltre un decennio.

Naturalmente, si auspica che qualsiasi governo si venga a formare, la situazione economica sia il primo punto dell’agenda, onde evitare peggioramenti che potrebbero ammazzare ancora di più la nostra economia. Anche l’Europa non è soddisfatta delle nostre performance da questo punto di vista. Tuttavia, c’è da sottolineare che il deficit è rientrato, proprio come ci veniva chiesto dal fronte europeo. La cifra del 3% è stata raggiunta e questo potrebbe comportare l’archiviazione della pratica aperta dall’Ue per deficit eccessivo. Ma non c’è nulla di cui gioire, perché Bruxelles ci guarda: la Commissione ha ribadito che, sebbene si sia rientrati entro soglie accettabili per quel che concerne il Pil, è ora necessario guardare alla qualità delle misure prese e ponderare quanto siano sostenibili e, soprattutto, durature.

Una nuova sfida per il nostro Paese che dovrà fare i conti con molti fattori e dovrà lavorare duro per cercare di rimettere in piedi un’economia che sembra in ginocchio, prima che quest’ultima ceda in maniera definitiva. Si deve ricordare che un miglioramento della congiuntura economica mondiale è atteso per metà del 2013 e questo potrebbe essere un barlume di speranza. Da più parti si attende anche di capire cosa farà il nuovo governo che si andrà a formare: c’è molta attesa anche in quella Europa che ci osserva. Bisognerà attendere ancora un po’ per avere i primi risultati, sperando siano positivi e incoraggianti.