Indicatori Forex: MACD

L’analisi tecnica è uno dei pilastri dell’analisi forex. Secondo una frangia di investitori, delle tre analisi a disposizione dei trader, è l’unica da prendere in considerazione. Ciò perché si sviluppa a partire dai grafici (e allo studio di questi) e una certa filosofia crede che tutto quello che serva – quindi i fattori che influenzano il mercato – sia ben visibile nei grafici stessi.

L’analisi tecnica va redatta sulla base di alcune “materie prime”, strumenti imprescindibili che aiutano a interpretare il mercato, a capirne l’andamento, a prevedere le svolte future. Questi elementi prendono il nome di indicatori. Gli indicatori non sono nient’altro che rielaborazioni di dati grezzi, realizzati al fine di consegnare al trader un’informazione più leggibile e, soprattutto, realmente funzionale alla redazione di una strategia (possibilmente vincente).

Si tratta di un approccio molto diverso dall’analisi fondamentale che, di contro, consiste nell’interpretazione dei fatti economici esterni al forex. Ad ogni modo, c’è un elemento che lega l’aspetto tecnico a quello “fondamentale”: la convinzione che il mercato sia il luogo dei corsi e dei ricorsi storici. Nel forex, nulla accade che non sia accaduto prima. Quando delle condizioni di ripetono, si ripete un evento. A questo punto l’unico compito del trader è comprendere le condizioni e reagire di conseguenza. Questa, la teoria. Nella pratica il mercato valutario si rivela essere un posto molto più imprevedibile di quanto non si legga sui manuali.

L’indicatore MACD, ad ogni modo, ha proprio questa funzione: far capire all’investitore il momento che sta vivendo il mercato, contestualizzare i dati delle varie sessioni. MACD è l’acronimo di Moving Average Convergence Divergence. Come si intuisce dalla sigla, questo indicatore ha a che fare con le medie mobili e si basa sul concetto di divergenza/convergenza. L’investitore a cui è venuto in mente di mettere in relazione questi due elementi è stato Gerard Appel, che ne è appunto l’autore. L’indicatore ha visto la luce alla fine degli anni ’70, quando il suo creatore era poco più che trentenne ma, avendo riscosso un gran successo in breve tempo, si è diffuso presto come un modello universalmente riconosciuto valido.

La maggior parte dei broker offre l’indicatore MACD. In estrema sintesi, è sufficiente un clic per avere di fronte una miniera di informazioni sulla quale basare le proprie strategie. Leggere – e quindi utilizzare – questo strumento non è affatto facile. Occorre conoscere il meccanismo che sta alla base dell’indicatore e le parti di cui si compone.

Il software crea il MACD raffigurando con delle linee tre medie mobili differenti. Per media mobile si intende una media che “si sposta” a mano a mano che il mercato fa il suo corso. Una media mobile con un tot di periodi offrirà il valore medio degli ultimi tot periodi. Tre medie mobili, dicevamo: una veloce, una lenta e una normale. Quella veloce è a 9 periodi (ossia prende in considerazione le ultime 9 sessioni), quella lenta è a 26 periodi (26 sessioni), quella normale è a 12. L’ampiezza dei periodi non è convenzionale, bensì frutto di uno studio di Appel e dei suoi collaboratori. Non è però nemmeno così rigida, ma questo è un particolare che verrà trattato più avanti. Una volta che le tre medie mobili appaiono sul grafico, è possibile ricavare i segnali opportuni. L’indicatore

MACD funziona benissimo quando si intendono trovare segnali di iper-venduto e di iper-comprato. Un aspetto importante, e che differenzia questo metodo dagli altri (vedi le Bande di Bollinger) è che una volta ottenute le tre medie, ci si può disinteressare dell’andamento. Protagonisti dello studio sono, appunto, le tre medie.

Cosa ci dicono queste “linee”? Sostanzialmente, si tratta di capire il rapporto tra la media mobile veloce rispetto alle altre due. Quando la media mobile veloce “sfonda” la media mobile normale dal basso verso l’alto, allora siamo in una situazione di iper-comprato e occorre vendere. Quando la media mobile veloce “sfonda” la media mobile normale dall’alto verso il basso, allora siamo in una situazione di iper-venduto e occorre vendere. Quando a essere oltrepassato è la mobile lenta (e non quella normale) allora il segnale è semplicemente più forte.

L’indicatore MACD è molto utilizzato. Questo però non vuol dire che non sia esente da difetti. In primo luogo, si basa su una convinzione che è ideologica più che empirica. E’ la convinzione che fonda l’intera analisi tecnica e dà senso all’intero discorso sugli indicatori: quando si ripetono delle condizioni, si ripete un evento ad esse collegato. Insomma, è il teorema della prevedibilità del mercato. Ovviamente, questo teorema è spesso confutato dalla pratica. Altrimenti, tutti “vincerebbero” e il mercato andrebbe in malore.

A mettere i bastoni tra le ruote all’ideologia è il sentiment, la fiducia, la specificità di un periodo storico rispetto a un altro.

Cosa fare dunque CON il MACD? La raccomandazione da seguire è quello di non considerarlo come se fosse una Bibbia, ma piuttosto come un utile consigliere. Questo è, d’altronde, il vero compito degli indicatori: suggerire, non orientare.

Per il resto, un altro consiglio è quello di manipolare il MACD a proprio piacimento. Ossia, decidere in modo autonomo l’ampiezza dei periodi a cui si riferiscono le medie mobili. La struttura, sia chiaro, deve rimanere invariata (media lenta, veloce, normale) ma il numero delle sessioni è a discrezione del trader. Spesso, infatti, se il mercato è molto volatile è indicato allungare le ampiezze, mentre se la volatilità è ridotta potrebbe convenire persino diminuire i periodi. Ad ogni modo, l’unico modo per riuscire a utilizzare le medie mobili con cognizione di causa è il seguente: fare pratica.