Indicatori Forex: esportazioni e importazioni (bilancia commerciale)

Uno dei pilastri dell’analisi forex è l’analisi fondamentale, lo studio degli effetti che gli eventi economici generano nei confronti del mercato valutario. Tra gli eventi più importanti figura la diffusione del dato sulla bilancia commerciale, ossia della differenza tra esportazioni e importazioni.

La bilancia commerciale è infatti altamente impattante sul forex. Praticamente, è proprio lei a “fare il tasso di cambio”. Il meccanismo non è per nulla complicato, anzi è quasi intuibile. Per poterlo comprendere meglio è però necessario spendere qualche parola proprio sulla bilancia commerciale. Per bilancia commerciale si intende la differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni. Il tutto, infine, normalizzato al Pil, ossia posto in rapporto percentuale con il prodotto interno lordo.

La bilancia commerciale è in surplus – o anche in attivo – quando le esportazioni superano le importazioni. La bilancia commerciale è in deficit – o anche in passivo – quando le importazioni superano le esportazioni. Nel primo caso si parla anche di bilancia positiva, nel secondo caso di parla invece di bilancia negativa. La differenza tra export e import è un parametro importante non solo per il forex. Questa, infatti, restituisce una fotografia fedele della situazione economica di un paese. Esportare molto e bene vuol dire che le proprie imprese sono in salute e in grado di competere nel mercato globale.

Detto questo, la domanda sorge spontanea: per quale motivo la bilancia commerciale è così importante per il forex?

La dinamica è semplice. Poniamo a mo’ di esempio un paese x che esporti della merce nel paese y. Il paese y deve acquistare da x nella moneta di x, e non nella sua moneta. Questo vuol dire che è costretto ad aumentare la domanda di valuta. Questo processo favorisce le situazioni di iper-comprato che, nel forex, causa una crescita del valore.

Il risultato è che i paesi con la bilancia in surplus, tendono ad avere monete forti (o in via di rafforzamento) e che il paesi con la bilancia in deficit tendono invece da avere monete deboli (o in via di indebolimento). Conoscere i “fatti economici” di un paese significa saper prevedere i risultati della sua bilancia commerciale e, in ultima istanza, le sorti del rispettivo tasso di cambio. A quel punto, redigere una strategia che possa dirsi vincente è molto più facile.

La situazione attuale è piuttosto varia. Gli Stati Uniti producono bilance commerciali negative dal 1977. Questo vuol dire che il dollaro dovrebbe essere coinvolto in una spirale svalutativa costante. Non è stato così per un semplice motivo: il biglietto verde è considerato una valuta rifugio. Un certo indebolimento, però, specie nei confronti dell’euro, si sta registrando da qualche anno a questa parte.

L’Europa ha vissuto per un decennio in una situazione di sostanziale pareggio tendente al deficit. Di recente è tornata al surplus. Ciò è effetto di alcune politiche economiche in grado di svalutare il lavoro e di rendere le imprese – a caro prezzo – più competitive.

I paesi emergenti registrano per definizione bilance positive. Ultimamente, però, vista la crescita dei rispettivi ceti medi, il consumo interno sta erodendo un po’ delle esportazioni. Ovviamente, è un dato – almeno per loro – confortante.