Da Imu a Service tax: per le nostre tasche nessun beneficio?

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Da Ici a Imu, da Imu a Service tax. I balzelli che incidono sulle tasche degli italiani continuano a cambiare nome, ma per il bilancio familiare i benefici sembrano essere minimi, o nulli. Stando a quanto ricordava la Cgia di Mestre negli ultimi giorni, ad esempio, la pressione fiscale avrebbe oramai superato il 45%, e dal 1996 al 2011 le entrate tributarie dei governi locali sarebbero cresciute del 114,4% (102 miliardi di euro) in virtù del decantato federalismo fiscale.

Lo stesso dovrebbe (potrebbe) accadere con il passaggio dall’Imu alla Service tax: lo “switch” coinciderebbe infatti con nuove competenze attribuiti agli enti territoriali i quali – messi alle strette dal taglio dei trasferimenti dalle strutture centrali – cercheranno di fare cassa andando ad agire sulle leve fiscali di propria gestione (un pò quello che era accaduto già con l’Imu, quando ai Comuni fu riconosciuta la possibilità di aumentare le aliquote dell’imposta).

Insomma, il federalismo fiscale verso il quale il Paese si sta accingendo ad andare potrebbe generare un apprezzamento maggiore del peso delle imposte locali. D’altronde, si potrà obiettare, i costi dei servizi locali, dai trasporti alla raccolta dei rifiuti, non possono che essere finanziati dagli stessi cittadini per vie più dirette, considerando che i trasferimenti dallo Stato alle municipalità locali non sembrano poter divenire più generosi nei prossimi anni.

Ultima “creazione” in materia sarà la Taser, o Service tax, che debutta entro fine anno andando a sostituire la Tarsu o la Tia. Un debutto che – prosegue la Cgia – potrebbe tramutarsi in una vera e propria stangata per le imprese italiane, visto e considerato che stando alle proprie stime, dovrebbero verificarsi degli aumenti in stabile doppia cifra. Qualche esempio? L’associazione di Mestre afferma che rispetto al 2012 il pagamento d’imposta su un capannone di 1.200 mq sarà maggiore di 1.133 euro (+ 22,7%), su un negozio di 70 mq sarà maggiore di 98 euro (+ 19,7%) mentre, per quanto riguarda le famiglie, su una abitazione civile di 114 mq sarà pari a 73 euro in più (+ 29,1%).

Una situazione che, commentava il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, “rasenta il paradosso. Con la crisi economica e il conseguente calo dei consumi, le famiglie e le imprese hanno prodotto meno rifiuti. Inoltre, grazie all’aumento della raccolta differenziata avvenuto in questi ultimi anni un pò in tutta Italia, il costo per lo smaltimento degli stessi è diminuito. Detto ciò, con meno rifiuti e con una spesa per lo smaltimento più contenuta, dovrebbero tutti pagare meno. Invece con la Tares subiremo un ulteriore aggravio della tassazione“.

Non è inoltre ancora escluso del tutto che la Taser possa essere pagata anche dagli inquilini in affitto – e non solamente dai proprietari. Negli ultimi giorni alcuni rappresentanti di governo hanno smentito in buona parte questo pericolo, ma le indiscrezioni e le voci bene informate stanno ipotizzando la possibilità di una ripartizione (pur in misura non equa) delle imposte tra proprietario e inquilino, con un peso pari all’80 per cento per il primo, e al 20 per cento per il secondo.