IMU prima casa: perchè non si può togliere

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I’Imu è diventato un caso nazionale. Dal suo destino sembra dipendere il destino dell’Italia, sicuramente quello del Governo Letta, forse le speranze di ripresa economica. I più lucidi, però, ammettono che la questione Imu è semplicemente una questione populistica. Ma andiamo con ordine.

L’abolizione dell’Imu sulla prima casa e persino la sua restituzione sono stati un cavallo di battaglia della campagna elettorale di Silvio Berlusconi. Un cavallo di battaglia che si è dimostrato essere veloce e potente e che dunque il Cavaliere cavalca ancora: le elezioni sono un’eventualità poi non così lontana.

Certo, tagliare le tasse e soprattutto tagliare una tassa dall’alto valore simbolico (la prima casa è uno dei pilastri dell’italian style) è un gioco facile da giocare ma dalle conseguenze infauste. Questo per tutta una serie di motivi. Prima di tutto, per abolire l’imu sulla prima casa sono necessari 4 miliardi. Secondo, per procedere a un rimborso di quanto pagato dai contribuenti nel 2012 sono necessari altri 4 miliardi. In totale fa 8, una cifra niente male. Trovarli è possibile, dopotutto la spesa dello Stato, che non brilla per produttività, è di 800 miliardi  La domanda è: perché impiegarli per abolire l’Imu sulla prima casa?

A ben vedere, ma nessuno lo dice, l’Imu è “quasi” una tassa giusta. Basta semplicemente modularla, facendola pagare pochissimo o niente alle fasce indigenti e facendola pagare di più alle fasce “ricche” della popolazione. L’Imu sulla prima casa, come dice il professore Mauro Bordignon (Università Cattolica del Sacro Cuore), “non se la cava male in termini redistributivi“. Prima di tutto, chi non possiede una casa non paga nulla, e in genere a non possedere una casa sono proprio i più poveri. In secondo luogo, più case hai, più paghi. E’ semplice e moralmente giusto, visto che le case (es. con l’affitto) rappresentano un bene produttivo. L’unico problema, che è comunque grosso, è che il catasto non è aggiornato e dunque si creano situazioni in cui alcune case vengono sovra tassate e altre vengono sotto tassate. Dunque, basta semplicemente aggiornare il catasto.

Un altro modo per cui abolire l’Imu sulla prima casa non appare come una mossa assai sensata è che ci sono un sacco di altre priorità da prendere in considerazione. Ci si dimentica che l’Italia ha una disoccupazione al 12% e una disoccupazione giovanile al 40%. Ci si dimentica che il vero problema è la mancanza di liquidità per le aziende e l’estremo carico fiscale che le soffoca. Dunque, gli 8 miliardi che si vorrebbe destinare al taglio-rimborso dell’Imu della prima casa dovrebbero essere in realtà dirottati per chiudere queste ferite aperte e sanguinolente. Si potrebbe, ad esempio, istituire un fondo speciale per pmi, si potrebbero concedere sgravi fiscali per le imprese che intendono assumere. Ma spenderli per l’Imu, quello no. Bene, si permette alle famiglie di risparmiare qualche centinaio di euro all’anno, e poi? Ripartirebbero i consumi? La disoccupazione scenderebbe? La risposta, ovviamente, è no.