Le imprese si indebitano per le Tasse: parola del Centro Studi Impresa

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Le imprese soffrono, e non solo per la recessione e per il calo dei consumi. Motivo di tormenti e di difficoltà è l’altissima pressione fiscale. Il Centro Studi Impresa avverte: le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, si stanno indebitando per pagare le tasse. E’ quanto emerge da una ricerca dai numeri abbastanza inquietanti. Sono 81.900 le imprese che hanno contratto debiti con gli istituti di credito per riuscire a pagare le tasse. Si parla del 63% del totale. A soffrire maggiormente sono gli operatori turistici, le piccole industrie e i supermercati.

Quali sono le tasse che causano le difficoltà maggiori? Al primo posto, manco a dirlo, si posiziona l’IMU. Solo per pagare l’imposta sugli immobili le imprese hanno chiesto a banche e affini circa 4 miliardi di euro. Al secondo posto spicca l’Irap, l’imposta sulle attività produttiva. E’ considerata molto odiosa non tanto perché pesa sul portafoglio degli imprenditori ma piuttosto perché si paga anche quando il bilancio è in perdita.

Questa situazione pone in essere un triplo effetto negativo. Il primo è lo snaturamento dello strumento “prestito”: non più finalizzato agli investimenti ma semplicemente finalizzato alla sopravvivenza. Il secondo effetto è la perdita di forza contrattuale delle imprese nel momento in cui queste ultime chiedono prestiti “produttivi”, visto che la sofferenza fiscale le penalizza quando vanno a trattare con le banche. Il terzo effetto, infine, riguarda la chiusura degli esercizi commerciali: gli imprenditori non riescono a vendere come vorrebbero gli immobili proprio perché posti sotto ipoteca dalle banche.

Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, ha sottolineato i risvolti a livello tributario: se le imprese soffrono ,“pagano” di meno (perché producono di meno) e lo Stato non riceve il gettito fiscale sperato. Impietosa anche la metafora della tenaglia che il presidente ha menzionato per descrivere la situazione attuale delle imprese. Esse devono combattere contro due colossi. Da un lato, contro un fisco troppo aggressivo e opprimente. Dall’altro, contro le banche che non offrono prestiti e, se li offrono, lo fanno a un prezzo eccessivamente alto.

La speranza è che il prossimo governo ponga al centro il benessere delle imprese. Si spera, in particolare, che le promesse, con cui tutti si sono riempiti la bocca in questa campagna elettorale, diventino in qualche modo realtà. Le imprese, dopotutto, non chiedono molto: chiedono semplicemente di fare il proprio dovere, ossia produrre ricchezza. Chiedono, in ultima istanza, la rimozione degli ostacoli più pesanti.