Imprese Cooperative: Le più resistenti alla Crisi secondo Censis

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Il Censis ha presentato il 1° Rapporto sulla cooperazione in Italia. Il documento registra i passi in avanti compiuti dalle imprese cooperative, la loro crescita inoltre teorizza un vantaggio nei confronti delle aziende tradizionali: le cooperative resistono più efficacemente alla crisi.

Nella conclusione, infatti, si legge: “Nella difficile congiuntura il mondo della cooperazione è stato capace di reagire positivamente, difendendo l’occupazione e cercando, dove possibile, nuovi spazi di mercato. La cooperazione ha mostrato negli anni della crisi una straordinaria capacità di tenuta, continuando a costituire un bacino prezioso e per certi versi unico di nuove opportunità di lavoro”.

E’ proprio l’occupazione il parametro che, secondo il Censis, pone il modello cooperativo come un’alternativa non solo possibile ma anche auspicabile rispetto ai meccanismi attuali. I numeri in merito sono più che confortanti: il 7,4% degli occupati d’Italia lavorano nelle cooperative; in ogni cooperativa lavorano in media 17 addetti, contro i 3,5 delle imprese tradizionali; la maggior parte dei lavoratori “cooperativi” lavora nel terziario sociale (49,7%). Durante la crisi le cooperative sono riuscite addirittura a crescere: dal 2007 al 2012 i posti di lavoro sono addirittura aumentati dell’8%, passando da 1 milione 279 mila agli attuali 1 milione 382mila. Un dato in netta controtendenza con quelli del lavoro ufficiale (il vero boom è comunque delle cooperative sociali: +17%).

Dal punto di vista occupazionale, la cooperazione influisce più nel nord-est, dove i lavoratori in cooperativa rappresentano il 9,6% del totale (al sud la percentuale scende al 7,3).

Perché il modello cooperativa funziona così bene? Qual è il vantaggio competitivo di cui gode rispetto al modello classico di fare impresa? Il Censis lo ha chiesto agli addetti. Secondo loro, il punto di forza della cooperazione è il rapporto che si instaura tra il cliente e chi vende o offre un servizio (ha risposto così il 64% degli intervistati). Decisivo si è rivelato anche il radicamento sul territorio, e quindi la rete di contatti (48,5% degli intervistati), ma anche la capacità di offrire prodotti di elevata qualità (35,5%) e la possibilità di contare su risorse umane eccellenti (32,8%).

Il Censis ha sottolineato questi due punti (qualtà e risorse umane) e ne ha rintracciato le cause nell’essenza stessa del modello: cooperazione vuol dire mettere in secondo piano il profitto, dunque lavorare soprattutto per il gusto di fare bene o per il senso di appartenenza. L’eccellenza delle risorse umane, poi, deriva dall’attenzione che il modello cooperativo nutre per il lavoratore. Non a caso il 37% delle cooperative dichiara di offrire ai propri soci un percorso formativo, spesso continuo. Il 16% ha dichiarato, invece, di portare avanti programmi “particolari” per le donne che devono mantenere i figli, in modo che possano conciliare il lavoro e la famiglia. Molto interessante è anche l’approccio al welfare delle imprese cooperative. Alcune, addirittura, suppliscono lo stato nelle attività di assistenza sociale. Precisamente l’8% delle cooperative dichiarara di offrire “un pezzo di welfare”, dunque welfare integrativo, ai propri soci.

Foto originale by liz west