Imprese: un terzo potrebbe chiudere a causa della mancanza di credito

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Un nuovo allarme è stato lanciato da Confindustria, che in un proprio recente studio afferma che un terzo delle imprese sarebbe in procinto di chiudere i battenti a causa dell’assenza di credito. In altri termini, la mancanza di liquidità nelle casse delle aziende tricolori comporterebbe la necessità di ridurre il costo del lavoro (leggasi: licenziare) e, successivamente, cessare le proprie attività d’impresa.

Non solo: ad acuire le difficoltà di cui sopra, vi sarebbe anche l’incertezza governativa nazionale. Una aleatorietà che – afferma il presidente della Confederazione degli industriali, Giorgio Squinzi – mette a rischio la stabilità economica del Paese ancor più di quanto non sia stato fatto negli ultimi anni. “Il Paese” – ha dichiarato in proposito il numero 1 di Confindustria – “soprattutto in questo momento ha bisogno al più presti di un governo che dia stabilità ed emetta a punto i provvedimenti indispensabili per rilanciare l’economia e dare posti di lavoro“.

Nell’attesa, le imprese devono fare i conti con una situazione esplosiva, che ha il proprio picco di profondità nella mancanza di credito. Basti considerare che, da un anno a questa parte, i prestiti sono calati del 5 per cento, con uno stock erogato in riduzione di 46 miliardi di euro.

Considerato che il dente che duole non è solitario, l’attenzione di Via dell’Astronomia ricorre anche ai 70 miliardi di euro di crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione. Per risolvere la situazione delle imprese nazionali, la soluzione potrebbe essere quella di rendere immediatamente disponibili almeno i due terzi dei debiti, generando una liquidità – affermano da Confindustria – che “avrebbe effetti positivi a catena su tutto il circuito dai pagamenti e restituirebbe fiducia. Ripartirebbero i progetti di investimento accantonati, salirebbero i rating aziendali, favorendo l’erogazione di credito a tassi più bassi“. Peccato solo che il meccanismo che avrebbe dovuto consentire lo smobilizzo dei crediti nei confronti dello Stato, attraverso l’intervento delle banche, non sia praticamente mai partito.

In merito, l’Associazione bancaria italiana ha affermato che la piattaforma elettronica che dovrebbe garantire la certificazione e lo smobilizzo dei crediti, non è ancora pronta e – sostanzialmente – non è ancora ben chiaro quando lo sarà. Dunque, la soluzione per risolvere i problemi delle imprese dovrà essere ricercata in altri lidi. Ma quali?

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