L’impatto sul mondo della Crisi Valutaria Argentina

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Sono giorni turbolenti per le valute di mezzo mondo. La Guerra delle Valute, iniziata da qualche anno, sta mietendo morti e feriti. Alcuni paesi emergenti, a forza di svalutare la propria moneta, hanno perso il controllo della “macchina”. La sbandata più clamorosa è, per adesso, quella dell’Argentina. Il paese sudamericano è in piena crisi valutaria, protagonista di un’escalation di cui non si conosce la fine e nemmeno la si osa ipotizzare. Qualche ipotesi, però, la si può fare, anche suggestiva.

Procediamo con ordine. L’Argentina nel 2001 ha proclamato il default, ha sganciato il Peso dal Dollaro, ha iniziato a svalutare la sua moneta per rendere competitiva la sua economia. Per una decina di anni ha funzionato. Con la crisi, poi, ha funzionato ancora meglio, visto che il paese di Buenos Aires, mentre il resto del mondo boccheggiava in cerca di liquidità, stampava moneta e adottava misure anticicliche. Poi hanno cominciato a farlo anche altri paesi e la macchina dell’Argentina ha cominciato a ingolfarsi. Infine, si è scontrata con quella degli Stati Uniti. Uno scontro valutario che è equivalso a quello tra una Cinquecento e un Pickup (Le Fed stampava 85 miliardi di dollari al mese….)

Risultato? L’inflazione dell’Argentina è oggi al 30% e, rispetto al dollaro, minaccia di raggiungere la tripla cifra, che poi vorrebbe dire iperinflazione. Tanti saluti al potere d’acquisti degli argentini insomma. Il governo di Buenos Aires si sta infilando in un vicolo cieco. Per mettere a bada l’inflazione, il Tesoro argentino deve vendere dollari, ma se vende troppi dollari non ne rimangono per sostenere le importazioni, che sono tutti, o quasi, Made in Usa.

Molti pensano che la crisi valutaria dell’Argentina possa avere un impatto anche nel resto del mondo. Una frangia – per ora – “estremista” sta ragionando su un possibile scenario di marca… Cinese. Ecco cosa potrebbe accadere.

L’Argentina sprofonda in un’iperinflazione apocalittica, il Peso diventa quasi inutilizzabile, ha bisogno di prestiti dall’estero per mantenere funzionante la macchina dello Stato e non provocare irreparabili crisi sociali. Il FMI rifiuta qualsiasi domanda di aiuto sulla scorta degli eventi del 2001, ma un altro colosso va in un suo soccorso. Non gli Usa, non l’Europa, bensì… La Cina. Il paese asiatico sta facendo incetta di Stati in difficoltà, in cui la moneta è così debole da non essere considerata più merce di scambio (come potrebbe accadere in Argentina).

La Cina “sbarcherà” a Buenos Aires proprio com’è sbarcata in mezza Africa. Rileverà industrie e grosse imprese. Insomma, comprerà mezzo paese. Lo Yuan diventerà sempre più forte, sicché anche l’Europa – che a quel punto si sarà scrollata di dosso l’incubo deflazione o sarà morta – diventerà territorio di conquista dei cinesi.

Un’ipotesi, questa, per ora lontana dalla realtà ma che ha più di qualche fondamento logico. D’altronde le trasformazioni che stanno avvenendo in Cina in questi anni vanno proprio in questo, tra l’altro auspicato e favorito dal Governo di Pechino. Una rivalutazione graduale dello Yuan, di pari passo con l’ampliamento della classe medio, finalizzato alla realizzazione di investimento esteri.

Prepariamoci: il futuro sarà cinese (forse).