Immigrazione, stranieri pagano 640mila pensioni italiane secondo Fondazione Moressa

Una notizia che farà storcere il naso a chi parla di “invasione” e di maggiore rigore e severità per quanto concerne la immigrazione in Italia. Se è vero che gli oltre cinque milioni di immigrati costano 15 miliardi allo Stato italiano, è anche vero che versano nelle sue casse 10,9 miliardi di contributi previdenziali. Il tutto con ottimi benefici per le tristi casse dell’Inps. Inoltre, versano 6,8 miliardi di Irpef, il che consiste nel 8,7% del totale versato dai contribuenti. Secondo la Fondazione, detta in parole povere, gli immigrati con i loro contributi consentono il pagamento di 640 mila pensioni degli italiani. A diramare questi numeri è Rapporto annuale dal titolo “L’impatto fiscale dell’immigrazione”, elaborato dalla Fondazione Leone Moressa. Il quale verrà presentato oggi al Viminale.

Immigrazione, più benefici che costi

Stando ai numeri della Fondazione Leone Moressa, dagli immigrati ci arriverebbero dunque più benefici che costi. Basta solo considerare che l’immigrazione costa allo Stato italiano 15 miliardi, i quali corrispondono all’1,75% della spesa pubblica totale di 800 miliardi. Impiegati, tra le altre cose, per 70 miliardi in interessi sul debito, 163 miliardi per i dipendenti pubblici e 270 miliardi in pensioni. Ma a parte i costi esigui, gli stranieri producono anche molto: 127 miliardi di ricchezza, che corrispondono all’8,8% del valore aggiunto nazionale. Un importo di poco inferiore, tanto per capirci, al fatturato dell’intero gruppo Fiat. Il paradosso però è che gli immigrati stessi non ne traggono benefici. Oltre ad essere vessati e sfruttati il più delle volte dai datori di lavoro italiani, ricevono poi pensioni da fame.

Come lo Stato investe le risorse provenienti dalla immigrazione

immigrazioneCome viene investito dallo Stato italiano questo tesoretto proveniente dalla immigrazione? Principalmente nella sanità (4 miliardi), poi l’istruzione (3,7 miliardi) i trasferimenti di denaro (3,1 miliardi), la giustizia (2 miliardi). Il che lascia molto perplessi e induce a pensare in quali condizioni questi servizi pubblici così delicati verserebbero se non ci fosse questa entrata tutto sommato “extra”. Molto indietro, quasi marginali, i soldi spesi per casa (300 milioni) e servizi sociali (600 milioni).

La Fondazione Leone Moressa fa anche l’identikit dell’immigrato tipo: trattasi per lo più di romeni (1,1 milione con una componente femminile del 57,2%), albanesi (467.687), marocchini (437.485), cinesi (271.330). Sono impiegati principalmente nelle costruzioni (15,1%), nel commercio (12,9%), nel comparto alberghiero (9,7%). Tutti settori che hanno risentito della crisi economica di questi anni. Non a caso, gli immigrati hanno beneficiato in maniera consistente di misure a sostegno del reddito come cassa integrazione (con un’incidenza del 12% sul totale), disoccupazione, Aspi e mini Aspi (13,3%) e indennità di mobilità (4,6%). Come sottolinea lo studio, nel 2014 il 32% delle famiglie immigrate ha ricevuto il bonus Renzi, contro il 21% di quelle italiane. Per entrambe le componenti, gli importi medi sono superiori agli 85 euro. Ancora, elle famiglie immigrate si registra una maggiore presenza di due beneficiari.

Dunque, lo studio della Fondazione Leone Moressa entra a gamba tesa nel dibattito politico di questi anni, che si sta dividendo tra pro e contro immigrazione. Intanto, gli sbarchi continuano e in molte città dove gli immigrati vengono ripartiti, è in corso una guerra tra poveri.