L’immigrazione fa bene all’economia?

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Da sempre, l’immigrazione è un fenomeno che preoccupa. La paura del diverso, la distanza tra la cultura del migrante e quella del paese d’arrivo, le dinamiche economiche si sviluppano quando i flussi migratori impattano contro un paese in crisi. “Ci rubano il lavoro, delinquono”. Sono questi i luoghi comuni che accompagnano la vita dell’immigrato e ne compromettono l’integrazione. Eppure, non sono pochi coloro che, fortunatamente, cercano di spogliarsi dei pregiudizi e accettare lo stranieri. In genere lo si fa – e a ragione – per una questione morale. C’è però anche una questione economica.

L’immigrazione è essenziale per il buon funzionamento dell’economia. Questa teoria, così lontana dal senso comune, non è certo nuova, ma è stata ribadita di recente da Giorgio Navaretti, professore di Economia all’Università degli Studi di Milano e firma accreditata presso Il Sole 24 Ore. Nel suo articolo non c’è spazio per il pietismo. Non c’è nemmeno spazio per l’elemento emozionale o morale. Accogliere gli immigrati non è solo un dovere della coscienza ma anche un’opportunità per i portafogli di chi l’immigrazione, in teoria, la subisce.

Le sue spiegazioni sono tecniche e proprio dal tecnicismo traggono la propria forza. E infatti fin da subito l’autore mette le mani avanti: “Bisogna fare una distinzione tra la questione umanitaria degli sbarchi clandestini e la questione economica del ruolo degli immigrati nell’attività produttiva”. Navaretti inizia constatando che la crisi non ha rallentato i flussi (al netto delle richieste di asilo politico). A mutare non è stata la componente numerica dell’immigrazioni, bensì la sua struttura. Prima Italia, Francia e Spagna erano le mete più ambite. Oggi lo è, in Europa almeno, solo la Germania. E non è un caso che al calo degli arrivi nel Sud Europa corrisponda, numericamente, l’aumento degli arrivi nel paese della Merkel.

Secondo Navaretti ciò è un peccato per i paesi del sud. Il rischio, non proprio intuitivo (il cittadino medio la penserebbe diversamente) è che la forbice tra Germania e Italia si allarghi sempre di più proprio a causa di questo fenomeno. L’economista afferma che i flussi migratori sono associabili all’introduzione di capitali esteri. Insomma, gli immigrati “fruttano”. Questo perché occupano mansioni che tendono a essere ignorate dalla popolazione autoctona. Quindi producono ricchezza che altrimenti non verrebbe prodotta. Inoltre pagano le tasse allo Stato ma da questi ricevono poco in termini di servizi e contributi.

Il rallentamento delle migrazioni verso l’Italia è inoltre un segnale che dalle nostre parti le cose non vanno bene. Una delle conseguenze della crisi reale è l’espulsione della forza lavoro. In mancanza di domanda, o si svalutano i prezzi relativi, o si compensano le distorsioni con politiche di redistribuzione tra paesi membri, o si svaluta il lavoro. Se si imbocca questa via, i lavoratori emigrano e, a maggior ragione, non ne giungono di nuovi.

Il bilancio di Navaretti cova in sé una speranza: che l’immigrazione venga considerata una risorsa e che venga privata del suo carattere di clandestinità. Questo il messaggio al legislatore: “L’Europa nel suo complesso dovrebbe rafforzare strumenti come la Blue Card che favoriscono la mobilità dei lavoratori. E l’Italia dovrebbe invece lavorare ad una legislazione sull’immigrazione finalmente orientata al mercato del lavoro, ossia che induca l’afflusso di lavoratori stranieri in occupazioni e settori che non possono essere coperte dai nostri lavoratori, evitando che questo processo sia regolato dal caso e dal caos della clandestinità”.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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