IlSole24Ore ancora in crisi nera: chiuso in rosso di 45 milioni primo semestre 2017

Altro che sole 24 ore, le nubi a via Monte Rosa 91 non vogliono saperne di diradarsi. Parliamo del giornale economico più importante del nostro Paese, Il Sole 24 Ore. La cui cura drastica per raddrizzare i conti comincia a sortire qualche effetto positivo, ma siamo ancora in piena crisi. Infatti, sebbene nel primo semestre di quest’anno il rosso si sia ridotto di 14,7 milioni di euro rispetto ai 23,6 milioni del corrispondente periodo del 2016, mediante una riduzione dei costi pari a circa 20 milioni (-19%), prendendo in considerazione pure le partite straordinarie, il disavanzo di bilancio arriva a comunque a un totale di 45,5 milioni di euro. Nel 2016 erano invece 49 milioni di euro. Vediamo meglio i numeri della crisi e la storia di questo prestigioso quanto influente giornale.

La situazione economica de IlSole24Ore

Cosa sta determinando questa crisi profonda del giornale economico? I ricavi sono scesi ancora del 12,5%, arrivando quindi a 121,2 milioni. Un ulteriore crollo dovuto dai minori introiti di tipo editoriale e pubblicitario, calati rispettivamente dell’11%. Le unità dei giornali versione cartacea venduti nel Paese sono di circa 100 mila copie nel primo semestre, un calo di quasi un quarto rispetto all’anno precedente (23%). Mentre qualche miglioramento è legato alla diffusione sul web, cresciuta di uno 0,5% a 85mila copie. Così, la posizione finanziaria netta è negativa per 55,2 milioni contro i 50,7 milioni di fine 2016. Il futuro del Il Sole 24 Ore prevede una manovra lacrime e sangue entro la fine dei primi sei mesi del 2019. Che dovrà portare a un calo di un terzo dell’attuale costo del lavoro entro quel periodo.

Attualmente si attesta al quarto posto per copie cartacee e digitali dopo “Il Corriere della Sera”, “La Repubblica” e “La Stampa”.

E’ quotata in borsa dal 2007 ed è di proprietà di Confindustria per il 67%. secondo Il Fatto quotidiano, che ne ha parlato in alcuni articoli, la crisi del giornale non sarebbe attribuibile ad un basso volume di vendite di giornali cartacei e di abbonamenti sul web, bensì alla gestione scriteriata delle risorse dell’azienda protrattasi sin dal 2007. Anno in cui è stata completata l’acquisizione del Gruppo editoriale Gpp, attivo nell’editoria di settore con circa 70 testate. E’ nato così «Il Sole 24 ORE Business Media», polo editoriale dedicato all’editoria professionale.

Nello stesso anno il gruppo ha rilevato le società informatiche «STR S.p.A.», specializzata nel software per l’edilizia, e «Data Ufficio S.p.A.», specializzata in quello destinato ai professionisti e alla pubblica amministrazione. L’anno successivo arriva un altro importante passo: l’acquisizione del 60% di Newton Management Innovation, leader nella formazione manageriale e della consulenza, inserita nella “Divisione professionale”. Ma anche la società Esa Software S.p.A., specializzata in soluzioni software per aziende, risorse umane e professionisti. Accorpando Esa Software, STR, Data Ufficio e Softlab si è dato vita a 24 ORE Software. Il ramo aziendale divenne ben presto leader nel panorama informatico e gestionale italiano, ma, malgrado ciò, fu ceduta a TeamSystem S.p.A. Stesso destino per la «Business Media», ad un prezzo definito da Il Sole come simbolico.

Le responsabilità manageriali dietro la crisi de Il Sole 24 Ore si rendono subito evidenti. Nel 2014 la gestione risulta in perdita per il sesto anno consecutivo, sebbene il passivo sia di gran lunga migliorato rispetto all’anno precedente: (9,8 milioni di euro rispetto ai 76,1 del 2013). Infatti, i ricavi editoriali nel 2014 erano cresciuti di 1,4 milioni. Dalla relazione semestrale 2016, sono emerse pesanti passività nella gestione economica e finanziaria del giorno. Dopo lo scioglimento del consiglio di amministrazione e le dimissioni di Napoletano, il 14 novembre viene eletto il nuovo consiglio d’amministrazione: Giorgio Fossa, ex presidente di Confindustria, è nominato presidente del gruppo. Mentre Franco Moscetti amministratore delegato.

Anche il terzo trimestre del 2016 si chiude per il Gruppo con una perdita di 61 milioni di euro e con una quotazione in borsa di circa 50 milioni di euro. Risultati negativi decretati non da una perdita di vendita e di abbonamenti, ma da una gestione scellerata del gruppo. Risalente al 2007. Si decide così di viene ridurre la partecipazione in Newton Management Innovation S.p.A., e quindi in Newton Lab S.r.l., inquadrata sotto forma di joint venture. Il 19 giugno di quest’anno poi, un’ulteriore passo indietro negli investimenti: il Gruppo si disfà del settore formazione ed eventi, quindi anche della Business School (ma escludendo dallo sfratto la joint venture Newton)

La storia de Il Sole 24 Ore

Il giornale attuale è frutto della fusione tra il Sole, giornale milanese nato nel 1865 – su iniziativa del commerciante di seta Gaetano Semenza, grazie agli investimenti dell’editore in Francesco Vallardi con primo numero pubblicato il primo agosto 1865 – e il 24 Ore, sorto nel 1946. I due giornali si fusero nel 1965. Il Sole resta comunque il principale punto di riferimento sia per i numeri pubblicati, che per la natura del quotidiano. Vale a dire un giornale di servizio per professionisti e tecnici del mondo economico. Tuttavia, il 24 Ore prevale dal punto di vista estetico, per l’inconfondibile colore rosa chiaro delle sue pagine.

Nel corso degli anni ottanta la linea editoriale si arricchisce con nuovi supplementi, quali «Informatica», distribuito il venerdì, «Il Mezzogiorno», il mercoledì, e «Domenica», allegato appunto di domenica. Gli anni ‘90 sono quelli delle grandi sfide economiche dovute alla nascita dell’Unione europea e al crollo dei regimi comunisti. E forse non a caso Il Sole 24 Ore arriva terzo tra i giornali più venduti, superando al terzo posto un altro storico giornale: La Stampa di Torino. Alla fine del decennio, modifica anche di molto la sua grafica e l’organizzazione delle sezioni interne. Con l’arrivo del nuovo millennio non mancano altre novità: nel 2006 presenta l’edizione completamente a colori (direttore Ferruccio De Bortoli), mentre vengono lanciati altri nuovi inserti: «Nòva24» (un approfondimento sulle nuove tecnologie) e «IL» (stante per l’acronimo Intelligence in Lifestyle), mensile in carta patinata dedicato agli uomini, al cambiamento e all’attualità.

Questi ultimi sono ancora attivi, a cui vanno aggiunti Plus, che esce il sabato, dedicato ai temi del risparmio, analisi di mercati finanziari, mercati immobiliari, investimenti; Casa24Plus, inserto in allegato il giovedì, dedicato, come si evince dal nome al mondo della casa, dell’arredamento e degli investimenti immobiliari e dell’arredamento; Moda24 esce invece il venerdì ed è un inserto dedicato a moda e cosmetici.

Dallo scorso anno però, la crisi è stata particolarmente evidente. Registrando un calo delle vendite del 21,7% e degli accessi in rete addirittura del 46,2%. Quest’anno è stato pure al centro di uno scandalo relativo alle vendite gonfiate delle copie digitali. Nel corso delle indagini, sono emerse responsabilità a carico del direttore Roberto Napoletano. Quest’ultimo ha deciso comunque di continuare a guidare il giornale, andando però contro la volontà della redazione, la quale ha finito per sfiduciarlo. Finendo pure per scioperare 3 giorni. Costringendo così Napoletano a dimettersi. Al suo posto è arrivato prima Guido Gentili, prima ad interim e poi confermato direttore responsabile il 9 agosto successivo.

Il “taglio” del giornale

Il taglio storico de Il Sole 24 Ore vuole la redazione occuparsi principalmente di economia, politica, novità legislative e tributarie specie in campo economico, l’andamento dei mercati finanziari. Il tutto arricchito dagli approfondimenti delle rubriche degli esperti. Questi ultimi temi vengono affrontati in un dorso quotidiano separato: Finanza e Mercati. Mentre i problemi legati all’economia reale sono affrontati all’interno del terzo dorso “Impresa e territori”. Dunque, lo spazio dedicato a notizie di attualità, costume e spettacoli è davvero minimo. Aspetto che lo contraddistingue dal resto dei giornali. I quali, anzi, soprattutto sui propri siti web, inseriscono tante notizie leggere per non dire futili, in nome del “Dio click”. Non a caso, oltre che per la sua impostazione seria e squisitamente tecnica, viene largamente considerato un affidabile strumento di aggiornamento per professionisti, imprenditori, dirigenti della pubblica amministrazione e investitori finanziari. Un autentico punto di riferimento anche per chi scrive di economia in generale. Attingendo notizie considerate attendibili dalle sue pagine.

Il Sole 24 Ore e il web

Il Sole 24 Ore ha un proprio sito internet dal 1998. Da fine 2012, primo giornale italiano a farlo, e sull’esempio di giornali internazionali prestigiosi quali Financial Times e New York Times, prevede solo un tot di articoli accessibili in maniera gratuita. Superati i quali la lettura sarà resa possibile solo dietro un abbonamento mensile. L’edizione online comprende alle ore 6 un formato digitale per Tablet computer con altri servizi esclusivi (come ad esempio l’analisi delle borse asiatiche). Mentre alle 20 sono previsti servizi esclusivi sugli avvenimenti più importanti della settimana in corso, ma anche anticipazioni di editoriali, elaborazioni e analisi delle notizie. Dal 2013, cioè da quando sono partite le rilevazioni da parte di Accertamenti Diffusione Stampa, il sito de Il Sole 24 Ore è risultato il più letto nel nostro Paese. Tuttavia, come detto, c’è un’indagine in corso in quanto si sospetta un’adulterazione dei dati relativi alla lettura. Oltretutto, come detto, dallo scorso anno stia subendo un crollo di lettori anche digitale. E’ prevista online anche l’edizione Italy24, con gli articoli del quotidiano tradotti in lingua inglese.

Organizzazione redazionale de Il Sole 24 Ore

Le redazioni principali de Il Sole 24 Ore sono due: la centrale che si occupa principalmente di economia, si trova a Milano, città dove ebbe iniziò la sua storia. Precisamente in via Monte Rosa 91. Mentre quella politica si trova a Roma, dal maggio 2009 nella nuova sede di Piazza Indipendenza. Sparse per l’Italia, da Nord a Sud, ce ne sono altre nove minori: a Napoli, Torino, Firenze, Bologna, Genova, Trieste, Padova, Palermo e Bari. Una scelta redazionale molto singolare del Sole è di non uscire nelle edicole il lunedì. Quella che esce nelle edicole viene preparata da una redazione separata dal resto del giornale, inviata nelle tipografie già il venerdì sera.

La crisi della carta stampata

Al di là della gestione non certo irreprensibile di un giornale in salute, in generale i giornali italiani sono in una crisi profonda, soprattutto per la versione cartacea. Si pensi che quest’anno due giornali molto importanti, La Repubblica e La Stampa, si sono fusi, con il primo che ha rilevato il secondo. A gennaio 2017 i dati Ads hanno dimostrato come il giornale fondato da Eugenio Scalfari non riesca più a colmare il divario che si è creato col Corriere della Sera, arrivando a 188 mila copie vendute in edicola. Corriere della sera, che, a sua volta, neppure versa in buona salute. Anche La Stampa ha perso terreno, superando a malapena le 121 mila copie vendute. Ma con la fusione con La Repubblica, è diventato il primo dei quotidiani locali. Basta solo dire che messi insieme La Repubblica e La Stampa hanno venduto 309.269 copie nel gennaio 20017. Meno della metà dello stesso periodo, vale a dire 658.570 copie.

Sempre rispetto a 10 anni fa, il Sole 24 Ore nel 2007 vendeva oltre il triplo delle copie di adesso. Perdendo quasi 30mila copie da gennaio 2016 a gennaio 2017, dove ha pesato l’inchiesta giudiziaria relativa alla falsificazione delle copie digitali. Ciò dimostra che i numeri erano ben altri. Di certo non va meglio ai giornali di destra, di proprietà della famiglia Berlusconi. Rispetto a gennaio 2007, in quello di quest’anno Il Giornale ha venduto un terzo delle copie, mentre Libero meno di un quarto.

A cosa si deve la crisi della carta stampata? Ovviamente ai mass-media molto più capillari e immediati, quali la Tv prima e internet poi. Se con gli anni ‘90 arrivarono i telegiornali anche delle reti concorrenziali della Rai – Mediaset e Tmc, oggi La7 – l’informazione divenne H24. Tra telegiornali normali, edizioni brevi, straordinarie, trasmissioni di approfondimento e così via. Gli italiani, già di natura poco inclini alla lettura, hanno trovato nella Tv il media ideale: ti dà le informazioni continuamente, senza doverti sforzare di leggere e capire. Il linguaggio semplificato della televisione le rendeva di facile comprensione, con l’ausilio di immagini video. Poi sono arrivati altri colossi, come Sky, che hanno reso il palinsesto informativo ancora più ricco e capillare. Per non parlare della Tv digitale. Anzi, si è arrivato al punto che se non vuoi informarti, devi fare slalom tra i vari canali. Per restare estraneo a quanto accade nel mondo, se una volta bastava non acquistare un giornale, con la Tv contemporanea o la tieni spenta o ti affidi ai canali di calcio o cinema. Poi è arrivato internet, ormai anche tascabile tramite smartphone. L’immediatezza delle notizie è ormai una realtà, così come la possibilità di approfondire. Sebbene molti si affidino alle fake di Facebook, che comunque sta cercando di prendere provvedimenti.

In questo scenario, chi vuoi che acquisti più un giornale le cui notizie sono praticamente già vecchie? In risposta alla crisi di vendite, i giornali aumentano il prezzo delle copie. Per un circolo vizioso senza fine. E’ come quando per sopperire ai portoghesi sui mezzi pubblici, si aumentano i controllori. Ma il prezzo non è tutto, conta soprattutto la “linea” di un giornale. Prendiamo ad esempio i tre grandi giornali popolari inglesi, The Sun, Daily Mail e Daily Mirror. Il primo costa 40 centesimi di sterlina, gli altri due 65 centesimi. The Sun è crollato da 3 a 1,8 milioni di copie dal 2010 al 2016, per un calo in termini percentuali del 40%. Il Daily Mail da 2,1 milioni a 1,6 milioni in sei anni, quindi un calo del 24%. Il Daily Mirror è passato dal 2010 al 2016 da 1,2 a 1,6 milioni: un calo di un terzo. Ciò significa che il giornale meno caro dei tre, è quello che è crollato di più in termini di vendite.

Un andazzo confermato anche in Germania: il giornale popolare Bild viene venduto a 60 centesimi, almeno la metà dei principali giornali italiani. Orbene, nel 2016 ha fatto registrare un crollo delle vendite di 2 milioni di copie, quasi la metà di quanto vendeva nel 2001: 4,3 milioni. Repubblica e il Corriere della Sera, sempre dal 2001, hanno perso due terzi delle copie in 15 anni. Anche se bisogna dire che in questo caso il prezzo pure ha un suo peso, dato che sono venduti a 1,50 euro. E Bild è un giornale impostato graficamente molto bene e anche il sito internet è molto ricco. Ma forse sono elementi che non bastano.

I giornali americani sono addirittura tornati al modello prima del 1830, quando gli editori scoprirono che la perdita di guadagni causata da un prezzo basso era più che compensata dalla pubblicità. L’obiettivo era quindi ampliare i lettori. Invece anche lì hanno ripreso a far impennare i prezzi, pertanto se prima il rapporto era 20-80 tra i ricavi delle copie vendute e quelli derivanti dalla pubblicità, oggi ci troviamo a 55-45. Con i prezzi quasi triplicati e le pubblicità quasi dimezzate. I prezzi sono passati da un quarto di dollaro a 2 dollari per buona parte dei giornali, grandi e piccoli. Negli Usa però il sistema è diverso da quello italiano. Oltreoceano i giornali sono tutti locali (tranne il Wall Street Journal), pure il prestigioso New York Times. La maggior parte delle copie non è venduta in edicola ma consegnata a casa (la mitica scena vista nei cartoni o al cinema del ragazzo che lancia i giornali sulla porta di casa e il cane la porta al padrone. L’Atari ci ha fatto pure un videogame, Paperboy). Rimane quindi abbastanza facile proporre un pacchetto carta+web: se acquisti il giornale cartaceo ti faccio leggere anche il sito illimitatamente. In Italia ci stanno provando a rendere gli articoli online a pagamento. Proprio come fatto da Il Sole 24 Ore o Il Corriere della sera. Ma non è ancora chiaro se sta funzionando. Probabilmente più no, dato che una stessa news posso leggerla gratis altrove. Forse scritta peggio, ma ormai il copia-incolla e il taglio poco critico di molti giornali, sta rendendo gli articoli tutti molto simili.

L’effetto negativo di tutto ciò è che per guadagnare dai banner – peraltro Google Adsense ha ridotto pure gli introiti – i giornali online stanno propinando tante notizie dai titoli esacerbati ma dal contenuto mediocre. Il tutto per spingere al click. O si sprecano gli “ecco” nei titoli. E’ un cane che si morde la coda e rischia di mangiarsi completamente. Il sistema dovrebbe fermarsi e ricominciare d’accapo. L’informazione sta morendo e ormai quella più affidabile è legata ai solo ai lanci di agenzia. Pensiamo alla strage di giornali che si consumerebbe se venissero eliminati i fondi pubblici all’editoria. Ma d’altronde, se un negozio non vende, chiude. Perché un giornale senza lettori dovrebbe essere sostenuto da denaro pubblico?

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