Il marchio Max Mara vola grazie a Nancy Pelosi

La politica americana, si sa, è anche apparenza. Il tutto iniziò col duello televisivo tra John Fritzgerald Kennedy e Richard Nixon. Col primo palesemente fotogenico e rilassato dinanzi alle telecamere. Il secondo sudato, scomposto, imperfetto dinanzi alle inquadrature impietose in bianco e nero. Risultato? Il primo è diventato il Presidente americano più amato di sempre. Il secondo il più contestato. Sebbene, di recente George W. Bush lo abbia sostanzialmente raggiunto.

Eppure, John F. Kennedy e la sua famiglia, di scheletri nell’armadio ne hanno. Eccome. L’invasione della Baia dei Porci che apri scenari apocalittici con Cuba e la Russia. L’avvio della Guerra in Vietnam (erroneamente attribuita invece a Nixon). La morte di Marilyn Monroe. Gli elogi da giovane a nazismo e fascismo. L’omicidio colposo di una giovane donna che macchiò la carriera del fratello Ted.

Ma i Kennedy erano anche fotogenici e sulle copertine dei tabloid ci finivano spesso e volentieri come una famiglia borghese modello. Poi l’omicidio di John fu l’ultimo passo verso la beatificazione.

Oggi la carta patinata e la Tv hanno lasciato la poltrona di media più importante al web. Coi Social pronti ad evidenziare e rendere virali frasi, gaffe, foto imbarazzanti dei governanti. Alla Casa Bianca c’è l’attivissimo su Twitter Donald Trump, con la moglie Melania che sfoggia abiti lussuosamente eleganti nel pieno del suo splendore.

Anche i democratici comunque si giocano le loro carte. Michelle ha ormai superato il marito Barack in popolarità e potrebbe essere l’asso vincente per un Partito democratico allo sbando (in America come in Italia). Ma tra i democratici c’è anche un’altra donna che non scherza in ambito modaiolo: Nancy Pelosi, già Speaker della Camera dei deputati (alias Presidente, una sorta di Boldrini americana per intenderci) con Obama e riconfermata dopo il mid-term che ha visto Trump perdere proprio la maggioranza alla Camera (ma guadagnare seggi al Senato, il che ha solo un precedente un po’ di decenni fa).

Orbene, Nancy Pelosi veste italiano. Del resto, noi in fatto di Moda siamo ancora primi. Sebbene stiamo perdendo la proprietà di molti storici marchi anche in questo settore. Nella fattispecie, Nancy Pelosi veste Max Mara. Con un cappotto diventato presto virale come si confà ai tempi del web odierno.

Nancy Pelosi e il cappotto Max Mara

Nancy Pelosi camminava baldanzosa in un cappotto rosso-arancio. Esempio perfetto di “power dressing”, di abbigliamento lontano dalla moda e che però può fare tendenza. La cosa che ha colpito è anche che il cappotto dovrebbe avere pure qualche anno, dato che l’azienda guidata da Luigi Maramotti lo ha smesso di produrre nel 2013. Nella fattispecie, parliamo del “Glamis”.

Dunque, non solo buon gusto ma anche buon senso. Se un cappotto è bello e ti sta bene, perché riporlo nel baule dei vecchi abiti e comprarne di nuovi? Strisciando a colpi di capricci il proprio sontuoso bancomat?

Non a caso Max Mara è un marchio considerato quasi “l’inventore del cappotto”. Specie se si tratta di capi che costano parecchie centinaia di dollari. Ma che hanno la straordinaria particolarità di non essere legati alle mode di stagione e dopo qualche anno vanno ancora bene.

Max Mara, da buon market strategist, ha deciso di cavalcare l’onda e rimetterlo sul mercato dal prossimo anno. Una scelta singolare per un colosso della moda, visto che in genere rimettere in produzione un capo considerato “archiviato”, non continuativo, come si dice in gergo, è un evento raro. Aggiungeteci poi il fatto che a innescare questa voglia non è una celeb, una influencer o una star di Hollywood, ma una signora di 78 anni che sta per iniziare la sua “settima” vita di politica di spicco.

Una doppia vittoria, dunque: per un marchio italiano e per le donne considerate non più appetibili per il mercato data la loro età “diversamente giovane”.

La Cnn ha parlato di “fashion event” ed immancabili sono stati gli hashtag, come #nancycoat e #womeninpower.

Nancy Pelosi aveva indossato lo stesso cappotto con l’abbottonatura a sinistra nel 2013, per la cerimonia di insediamento di Barack Obama. Questa volta però ci ha aggiunto pure gli occhiali da sole Giorgio Armani e scarpe a tacco alto di Stuart Weitzman.

Vanessa Friedman, fashion editor del New York Times, ha così commentato il tutto: “Il cappotto ha trasformato la Pelosi da simbolo apparentemente stanco dell’establishment a simbolo elegante di rivolta”.

E se oltre alla moda e alle apparenze, i contenuti valgono ancora qualcosa, la Pelosi nel suo bel cappotto Max Mara si era così rivolta al Presidente Donald Trump all’indomani del mid-term: “Signor presidente, per favore, non minimizzi, non banalizzi, non sottovaluti la forza che rappresento e porto a questo incontro come leader dei democratici della House, che sono freschi di un’importante vittoria”.

Anche la succitata Melania Trump vanta almeno tre cappotti Max Mara nel suo fornitissimo guardaroba, indossati a eventi pubblici nel corso di quest’anno. L’ultima “apparizione” della bella Melania col cappotto di Max Mara risale all’accensione dell’albero di Natale sul Mall di Washington. Sebbene non sia passato alla storia come quello indossato dalla Pelosi.

I motivi potrebbero essere due: o i contenuti sono ancora importanti e dunque il discorso della scintillante Nancy è stato valutato quale più importante rispetto all’accensione di un banale albero di Natale. Oppure, il fatto che Melania Trump indossi continuamente abiti di spicco, fanno sì che ogni volta non sia più come le prime volte. Ci auguriamo che la vera ragione sia la prima.

Max Mara cos’è

Max Mara è un’azienda di moda italiana. Commercializza abbigliamento ready-to-wear up-market. Il marchio fu fondato nel 1951 a Reggio Emilia da Achille Maramotti (7 gennaio 1927 – 12 gennaio 2005). Nel marzo 2008, la società aveva 2.254 negozi in 90 paesi. Promuove il Max Mara Art Prize per le donne.

Max Mara storia

Achille Maramotti iniziò a disegnare abiti couture nel 1947 e fondò ufficialmente la casa di Max Mara nel 1951. Il “Mara” proveniva dal suo cognome, mentre “Max” si riferiva al conte Max, un personaggio locale che di rado era sobrio ma sempre elegante.

Maramotti è stato uno dei primi a vedere che il futuro della moda stava nella produzione di massa di abiti di alta qualità. Era anche desideroso di sottolineare il marchio di Max Mara davanti ai nomi dei singoli designer, anche se ha assunto Karl Lagerfeld, Jean-Charles de Castelbajac, Dolce& Gabbana, Narciso Rodriguez e Anne Marie Beretta.

La compagnia rimane nelle mani della famiglia e a loro piace mantenere un velo di segretezza sulle sue attività.

Max Mara Brands

Max Mara ha generato 35 etichette, anche se l’abbigliamento femminile Max Mara rimane il cuore dell’azienda. Altri marchi includono Sportmax, Sportmax Code, Weekend Max Mara, Marella, Pennyblack, iBlues, Max & Co. (la divisione giovanile alla moda) e Marina Rinaldi. Quest’ultimo, fondato nel 1980 e intitolato alla bisnonna di Achille Maramotti, è uno dei più noti: nel suo necrologio su Maramotti per The Independent.

A partire dal 17 luglio 2013, Jennifer Garner è la prima portavoce di celebrità per Max Mara.

A partire da settembre 2013, la campagna appare in Vogue, Harper’s Bazaar, Elle, W, InStyle, The New York Times e International Herald Tribune.

Achille Maramotti chi è

Achille Maramotti è nato il 7 gennaio 1927 a Reggio Emilia in Italia. Maramotti è stato educato a Roma e ha conseguito una laurea in giurisprudenza presso l’Università di Parma. Secondo la Forbes Rich List del 2005, Maramotti era uno degli uomini più ricchi del mondo con una fortuna di 2,1 miliardi di dollari.

Morì ad Albinea, in Italia, il 12 gennaio 2005. I due figli e due figli di Maramotti, Luigi, Ignazio e Ludovica, lo seguirono nell’attività, Luigi Maramotti è presidente della compagnia. Dopo la sua morte, secondo la volontà di Maramotti, una grande e importante collezione di arte contemporanea europea e americana è stata resa pubblica.

Nancy Pelosi chi è

Nancy Pelosi è un politica americana che ricopre il ruolo di leader delle minoranze della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti dal 2011. In precedenza ha ricoperto il ruolo di 52 ° Presidente della Camera dal 2007 al 2011, l’unica donna ad averlo fatto.

Membro del Partito Democratico, Pelosi rappresenta il dodicesimo distretto congressuale della California, costituito dai quattro quinti di San Francisco. Il distretto è stato classificato come il quinto durante i primi tre mandati di Pelosi alla Camera e come ottavo dal 1993 al 2013. Ha lavorato come House Minority Whip dal 2002 al 2003 ed è stata leader della minoranza domestica dal 2003 al 2007.

Pelosi è la prima donna, la prima californiana, e la prima italo-americana a guidare un importante partito al Congresso. Dopo che i democratici presero il controllo della Camera nel 2007 e aumentarono la loro maggioranza nel 2009, Pelosi fu eletta Presidente della Camera. Dopo che i democratici hanno perso il controllo della Camera nelle elezioni del 2010, Pelosi è rimasta il leader dei democratici e quindi leader delle minoranze dal 2011 al 2019.

I democratici hanno vinto la maggioranza nei midterms del 2018 e Pelosi è designata dai Democratici per Speaker nelle prossime elezioni. Se eletto oratore, Pelosi diventerebbe il settimo individuo a tornare al parlamento in termini di mandato non consecutivi. Pelosi fu uno dei principali oppositori della guerra in Iraq, così come il tentativo del 2005 di privatizzare la sicurezza sociale dall’amministrazione Bush.

In qualità di relatrice, è stata determinante nel passaggio di molte leggi fondamentali tra cui l’Affordable Care Act, la riforma Dodd-Frank Wall Street e la legge sulla protezione dei consumatori, la legge Do not ask, Do not Tell Repeal e il recupero americano e Reinvestment Act e 2010 Tax Relief Act che ha servito da stimolo economico in mezzo alla Grande Recessione.

Nancy Pelosi carriera

Phillip Burton morì nel 1983 e gli succedette sua moglie, Sala. Alla fine del 1986, Sala si ammalò di cancro e decise di non candidarsi per la rielezione nel 1988. Scelse Pelosi come suo successore designato, garantendole il sostegno dei contatti di Burtons.

Sala morì il 1 febbraio 1987, appena un mese dopo aver prestato giuramento per un secondo mandato. Pelosi vinse l’elezione speciale per succederla, sconfiggendo il Supervisore Harry Britt di San Francisco il 7 aprile 1987, poi sconfiggendo facilmente il candidato repubblicano Harriet Ross il 2 giugno 1987; Pelosi è entrata in carica una settimana dopo Pelosi rappresenta uno dei distretti democratici più sicuri del paese.

I democratici hanno occupato il seggio dal 1949 ei repubblicani, che attualmente costituiscono solo il 13 percento degli elettori registrati nel distretto, non hanno fatto un’offerta seria per il posto sin dai primi anni ’60. Ha vinto il posto nel suo diritto nel 1988 ed è stata rieletta altre 16 volte senza opposizione sostanziale, vincendo in media l’80% dei voti. Non ha partecipato ai dibattiti dei candidati dalla sua gara del 1987 contro Harriet Ross.

La sfida più forte che Pelosi ha dovuto affrontare è stata nel 2016 quando Preston Picus ha ottenuto il 19,1% e Pelosi ha vinto con l’80,9%. Per i cicli elettorali del 2000 e del 2002, ha distinto il maggior numero di membri del Congresso in altre campagne congressuali, in parte perché si trova in un distretto sicuro e non ha bisogno dei fondi della campagna.

Nelle elezioni di metà mandato del 2006, i democratici presero il controllo della Camera, ottenendo 31 seggi. Il 16 novembre 2006, Pelosi fu scelta all’unanimità dal suo incarico come candidato democratico per l’oratore, diventando in tal modo eletto presidente. Mentre lo Speaker è eletto dall’appartenenza alla Camera, nella pratica moderna l’elezione è una formalità, dal momento che lo Speaker viene sempre dal partito di maggioranza.

La Pelosi ha sostenuto il suo amico di vecchia data John Murtha della Pennsylvania per la posizione di House Majority Leader, il secondo posto di classifica nel caucus democratico della Camera. La sua concorrente era House Minority Whip Steny Hoyer del Maryland, che era stato il secondo in comando di Pelosi dal 2003. Pelosi e Hoyer hanno avuto un rapporto un po ‘gelido risalente al 2001, quando si scontrarono l’un l’altro per frusta minoritaria. Tuttavia, Hoyer fu eletto Capo di maggioranza della casata su Murtha con un margine di 149-86 all’interno del caucus.

Il 3 gennaio Pelosi sconfisse il repubblicano John Boehner dell’Ohio con 233 voti rispetto ai suoi 202 voti nelle elezioni per il Presidente di la casa. È stata nominata da Rahm Emanuel dell’Illinois, il nuovo presidente della Camera Democratic Caucus, e giurata dal suo amico di lunga data John Dingell del Michigan, come il decano della Camera dei rappresentanti lo fa tradizionalmente.Pelosi (a destra) dietro al vicepresidente Dick Cheney Il presidente George W. Bush nel 2007 State of the Union Address fa la storia come la prima donna a sedere dietro il podio a un tale indirizzo.

Con la sua elezione, Pelosi è diventata la prima donna, la prima californiana, e la prima italo-americana a tenere il potere. Lei è anche il secondo oratore di uno stato a ovest delle Montagne Rocciose. Il primo fu Tom Foley di Washington, l’ultimo democratico a ricoprire la carica prima di Pelosi. Ha anche parlato dell’Iraq come la principale questione del 110 ° Congresso, incorporando alcune convinzioni del Partito Democratico.

Da lì una carriera in ascesa. Indossando anche un cappotto di Max Mara.

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