Huawei, nuovo sistema operativo come sarà e come si chiama

Come ormai saprete, Google ha deciso di tagliare dal rifornimento del proprio popolare sistema operativo Android (che ormai è integrato su 3 smartphone su 4 a livello Mondiale) il colosso della telefonia cinese Huawei. A seguito della guerra commerciale che Donald Trump ha scatenato contro la Cina. Tenendo fede alle proprie promesse in campagna elettorale, tanto quella in occasione delle Primarie repubblicane, quanto quella per le elezioni presidenziali vere e proprie.

Naturalmente, ciò ha gettato nel panico i numerosi utenti che possiedono uno smartphone Huawei. Il cui numero cresce di anno in anno e fa della multinazionale cinese, quella che vende da un anno circa più device di tutti.

Scalzando in questa gloriosa classifica sia Apple che Samsung. Più noti e sul mercato da tempo. Ma i cui ultimi modelli di punta – iPhone il primo e Galaxy S il secondo – non tirano più come prima. Il successo degli smartphone cinesi sono dovuti all’ottimo rapporto qualità-prezzo.

In fondo, le paure sono più che fondate. Il sistema operativo Android è garanzia di successo, per la facilità di utilizzo e in quanto offrono una serie di app molto utili. Su tutte, ovviamente, Play Store, per scaricare applicazioni in tutta sicurezza. E poi Gmail, server di posta molto utilizzato anche dai professionisti che che permette proprio l’utilizzo dello stesso Android.

E poi tante altre: Calendar, Foto, Android Auto, Google Drive, News, Documenti, Maps e Youtube. App che escono già comodamente integrate agli smartphone. Così come WhatsApp e Instagram, molto utilizzate dagli utenti.

Android dà la possibilità alle case che producono device mobili di modificare il sistema operativo adattandolo ad essi. Ossia, una parte “open source”. Dandogli un proprio nome. Nel caso di Huawei, si tratta del sistema operativo Emui. Il tutto con la supervisione di Google, la quale però dopo il ban, non ci sarà più. Con tutti i rischi di instabilità per il sistema che ciò può comportare.

Altra brutta notizia di questi giorni è che anche WhatsApp, ben presto, non avrà più aggiornamenti. Così come rischia di finire Instagram, proprio perché Huawei non sarà più supportato da Google. Gli aggiornamenti saranno dunque più faticosi e in fondo non garantiti, proprio perché la versione pubblica di Android è più povera e l’integrazione di nuove funzionalità potrebbe risultare più lenta.

Comunque, seguendo la decisione presa dal Dipartimento per il Commercio statunitense, Google ha congelato la propria decisione per 90 giorni. Quindi, i clienti Huawei continueranno a ricevere gli aggiornamenti di Android e relative app per i prossimi 3 mesi.

Ma non solo Android. Altri ban riguardano i processori americani Intel, Qualcomm e Broadcomm. Autentici colossi mondiali del settore. Inoltre, i tagli riguardano anche Micron Technology, i quali potrebbero impattare sullo sviluppo del 5G.

Tecnologia in ascesa alla quale tutti i colossi dovranno adeguarsi per non restare in piedi ma sulla quale, al contempo, aleggiano gravi timori per la salute delle persone. Anche in vista dello sviluppo della cosiddetta IOT, la internet delle cose. Dove anche specie animali e vegetali saranno connesse alla rete.

Quindi, se gli smartphone attualmente in uso – negli stessi giorni dell’annuncio del ban Huawei ha comunque lanciato il suo phablet di punta Honor 20 – andranno avanti con non pochi problemi, quelli di futura produzione non avranno il sistema operativo Android.

A tal proposito, Huawei ha deciso di accelerare la nascita di un proprio sistema operativo. Sul quale si vocifera da tempo. Vediamo come si chiama e come sarà.

Huawei nuovo sistema operativo come si chiama

Procedono senza sosta le indiscrezioni riguardo il nuovo sistema operativo con cui Huawei intende dotare i suoi smartphone. Il progetto del nuovo sistema operativo si chiama “HongMeng“, ma non sappiamo se si chiamerà anche così l’OS che ne verrà fuori alla fine.

Quindi, “HongMeng” è solo il nome in codice del sistema operativo e Huawei sa che non lo adotterà come nome di marketing. Apparentemente ha depositato marchi in tutto il mondo col nome “Ark OS”. Ma non c’è certezza che Ark OS sia il nome commerciale di HongMeng.

Huawei nuovo sistema operativo quando sarà lanciato

Di sicuro, non sarà lanciato il prossimo mese, come indicato da un rapporto precedente, ma a partire da iniziò 2020. Magari in concomitanza con l’uscita del prossimo Huawei P40. Serie che in genere il colosso cinese lancia a marzo.

TechRadar in precedenza ha ricevuto la notizia che il sistema operativo nazionale di Huawei era pronto per il lancio commerciale a giugno. L’azienda ha corretto l’equivoco, ma ha anche aggiunto alcune informazioni interessanti. Per quanto riguarda l’uscita, Huawei afferma che in realtà il suo OS è pronto da già da gennaio 2018, ma non ha rilasciato il sistema operativo per mantenere le sue relazioni con Google e altri partner con sede negli Stati Uniti.

Ma dato che ora essi hanno tagliato i loro legami con la multinazionale asiatica, quest’ultima andrà avanti con un lancio in Cina verso la fine del 2019 e un rilascio globale nel 2020.

Huawei nuovo sistema operativo come sarà

Certo, ciò che HongMeng sarà davvero continua ad essere un mistero. Ma sappiamo qualcosa di più.

WinFuture ha ottenuto alcuni presunti screenshot di questo sistema Ark ed è abbastanza chiaro che può eseguire app Android, complete di permessi Android standard. Questo è praticamente un gioco da ragazzi perché, come hanno dimostrato Samsung Tizen OS e Jolla’s Sailfish OS o anche Microsoft Windows Phone, HongMeng non sarebbe sopravvissuto senza un gran numero di app. Soprattutto quelle più popolari.

Non è ancora chiaro, tuttavia, se lo stesso sistema operativo HongMeng / Ark sia basato su Android o se abbia semplicemente un livello di compatibilità per le app Android. Quest’ultimo, sebbene possibile, è estremamente complicato e la nostra scommessa è su una modifica del progetto Open Source Android o AOSP. È compatibile con “Android Green Alliance”.

Gli screenshot rivelano anche un nome che pochi possono aver visto prima. Android Green Alliance è stata costituita nel 2016 da Huawei, Tencent, Baidu, Alibaba e NetEase nel tentativo di migliorare la qualità dell’esperienza Android sui telefoni cinesi. Questo sembra confermare che Ark OS sia effettivamente basato su Android.

Se gli altri membri dell’alleanza stanno dietro a Huawei su questo fronte è, ovviamente, una domanda completamente diversa. Huawei si vanta di poterlo fare da solo. Tuttavia, è quasi orgoglioso di avere tutto ciò di cui ha bisogno per mantenere il suo business in esecuzione, ad eccezione dei chip Intel per PC e server. Naturalmente utilizza il proprio chipset Kirin per i suoi telefoni, ma afferma anche di avere processori basati su ARM e software di database per sostituire Intel e Oracle.

Resta da vedere quanto questo sia vero alla luce del ritiro di ARM da parte di Huawei. La società afferma anche che le alleanze tra Wi-Fi, Bluetooth e schede SD in realtà stanno andando a perdere nel tenere fuori un grande contributore come se stesso. Riguardo gli standard internazionali, tuttavia, la multinazionale asiatica suggerisce di poter utilizzare tali tecnologie anche senza far parte di tale alleanza.

Secondo alcune indiscrezioni, peraltro, il nuovo sistema operativo del colosso cinese sarà addirittura 60 volte più veloce di quello americano. Sarà vero? E’ quello che i fan di Huawei si auspicano.

Certo è che questa rottura non fa bene a nessuna delle parti. Visto che Google finirà per fare a meno di un cliente che, nel primo trimestre 2019, ha avuto una quota di mercato del 19%. Mentre Huawei potrebbe perdere molti clienti diffidenti riguardo il nuovo sistema operativo. Almeno nei primi tempi. Poi magari il caro vecchio passa parola da parte di chi li usa potrebbe far calare questa diffidenza.

Infine, l’estrema ratio potrebbe essere la fine della guerra commerciale tra Usa e Cina. Ma, soprattutto, la fine delle accuse da parte di Trump che vogliono i device mobili cinesi autentiche spie dei cittadini americani. Tuttavia, considerando la popolarità di cui The Donald gode ancora e visto che manca un anno e mezzo alle elezioni presidenziali, dubitiamo che il Tycoon rinunci a questo conflitto. Il quale potrebbe peraltro aiutare Apple in affanno. Essa stessa non esente dalle critiche e dalle politiche dello stesso Presidente.

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