Huawei e blocco Android: cosa rischiano possessori del telefono cinese

Cosa succede agli smartphone Huawei dopo blocco del sistema operativo Android da parte di Google? Se lo stanno chiedendo in tanti, alla luce del grande successo che da qualche anno gli smartphone Huawei stanno avendo nel Mondo. Anche negli Usa, sebbene lì vengano visti come dispositivi utilizzati dalla madre patria cinese per spiare i cittadini.

Ma non solo. La guerra commerciale dichiarata ed effettivamente combattuta dal Presidente degli Usa Donald Trump contro la Cina a colpi di dazi, sta provocando non poche conseguenze economiche e diplomatiche.

E’ notizia di queste ore, ad esempio, 170 aziende calzaturiere americane hanno messo in guardia dalle conseguenze potenzialmente disastrose degli aumenti tariffari proposti contro le merci cinesi. Ma sta avendo anche gli effetti sperati dal Tycoon alla Casa Bianca, visto che dall’anno scorso sono tante le aziende americane in fuga dalla Cina.

In effetti, il punto è proprio questo. Con la sua politica dei dazi, Donald Trump vuole colpire quelle multinazionali americane che producono in Cina per la stranota logica della manodopera a basso costo, per poi vendere i propri prodotti negli Usa allo stesso prezzo come se li producessero in casa.

Ma Trump ce l’ha anche col vecchio continente. Infatti, dopo i dazi su acciaio ed alluminio dello scorso anno, ne sono arrivati altri. Che colpiscono pure i prodotti italiani. Si pensi agli spumanti italiani, come il Prosecco. Ma non solo. Nella black list sono finite anche altre etichette come il Marsala e persino i superalcolici. Poi, c’è tutto il comparto dell’agroalimentare nazionale, a partire dall’olio di oliva e dai formaggi come il pecorino. E ancora: gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, il Marsala e perfino l’acqua.

Il valore complessivo di queste esportazioni è pari a 4,2 miliardi e rappresenta circa il 10% del totale delle esportazioni nazionali che nel 2018 è stato di 42,4 miliardi.

Questa guerra Usa-Cina ha spinto Google a chiudere i ponti con la multinazionale cinese produttrice di smartphone Huawei. La quale, sta ottenendo uno straordinario successo, tanto da battere Samsung ed Apple per numero di device venduti negli ultimi trimestri. Attestandosi così al secondo posto per numero di telefoni venduti.

Un’ascesa che sembra inarrestabile, sebbene la decisione di Google possa significare una pesante battuta d’arresto. Già, perché Big G ha deciso di fermare la propria partnership con Huawei nell’approvvigionamento del sistema operativo Android.

Una scelta coraggiosa. Perché se è vero da un lato che Huawei deve il suo successo anche al fatto che monti il popolare sistema operativo – oltre poi all’ottimo rapporto qualità prezzo – è anche vero che, alla luce dei device venduti, pure Google deve molto alla multinazionale cinese. Per la diffusione di Android.

Ma a parte la questione meramente commerciale, cosa accade ora nel concreto a chi possiede uno smartphone Huawei?

Huawei e blocco di Android, cosa rischiano utenti

A quanto pare, chi già possiede uno smartphone Huawei, non correrà rischi nell’immediato. Infatti, si legge in una nota della società cinese, “Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti”.

Così, mentre i telefoni Huawei esistenti in tutto il mondo non saranno immediatamente interessati dalla decisione, il futuro degli aggiornamenti per tali telefoni, così come per tutti i nuovi telefoni Huawei già prodotti con Android, restano il dubbio più importante.

Huawei è ora limitato all’utilizzo del progetto Open Source Android (AOSP), ciò significa che Huawei sarà in grado di inviare aggiornamenti di sicurezza per Android solo dopo averli resi disponibili in AOSP, supponendo che la società utilizzi il proprio sistema di aggiornamento. Non è ancora chiaro in che modo ciò influirà sull’intera gamma di integrazioni Android da cui dipende Huawei.

La società stava già preparando un proprio sistema operativo in caso di divieto di utilizzare Android e Windows. Ma, dati i timori degli Stati Uniti in merito alle interferenze straniere, un sistema operativo interno probabilmente affronterà un esame ancora più accurato del software di Google.

Il sistema operativo made in Huawei non è ancora pronto e deve essere testato. Inoltre, anche nel caso in cui il colosso cinese della telefonia riuscirà a produrre uno in casa, potrebbe provocare lo scetticismo da parte di molti potenziali utenti. Che preferiranno sempre smartphone col già collaudato sistema operativo Android.

Anche Samsung da tempo sta pensando di utilizzare il sistema operativo dei suoi smartwatch anche sui telefoni. Ma per ora ha sempre rinviato questa scelta, probabilmente perché è conscio della reputazione di cui gode Android.

Basti pensare che in tanti che usavano gli iPhone sono passati a Huawei per l’affidabilità del telefono, sommata proprio al fatto che iOS siano molto meno personalizzabile e gestibile del sistema operativo prodotto da Google.

Inoltre, senza Android i nuovi smartphone Huawei non avranno servizi come quello di Google Play Store, che rende sicura l’installazione e l’aggiornamento delle app. Così come l’uso di Gmail, server di posta ormai usato dalla maggior parte delle persone anche per lavoro.

Per ovviare “solo” alla mancanza del Play Store, ad esempio, bisognerebbe scaricare le app da negozi “alternativi”. Il che però mette a rischio il proprio telefono in termini di sicurezza e stabilità del proprio device mobile. Oltre che i rischi legati alla privacy. Non a caso, sugli smartphone Android in genere la possibilità di scaricare app da “fonti sconosciute” è disattivata per default proprio per motivi di sicurezza. Si può attivare a mano, a proprio rischio e pericolo. Ne vale davvero la pena?

Huawei, non solo Google: ban anche di altri colossi

Ma le brutte notizie per gli affezionati agli smartphone Huawei non finiscono qui. Bloomberg riporta che Intel, Qualcomm e Broadcom – tre dei principali progettisti e fornitori di chip al mondo – stanno tagliando i loro rapporti con Huawei, con effetto immediato. Nikkei riferisce che anche il produttore di chip tedesco Infineon Technologies ha sospeso le spedizioni a Huawei, così come i produttori di chip di memoria statunitensi Micron Technology e Western Digital.

Dunque, sebbene pare che la multinazionale cinese abbia scorte a sufficienza per produrre ancora device con i prodotti di questi colossi, il problema resta sempre per quelli futuri.

Una guerra alla multinazionale cinese che forse va oltre la questione privacy e dazi. La supremazia che aveva raggiunto sul mercato, probabilmente, non andava bene a più di qualcuno.

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