Guerra delle valute, nuovo conflitto alle porte?

Quattro anni fa, quando la crisi economica raggiunse il suo culmine, i principali policy maker internazionali iniziarono a parlare di “guerra delle valute”. Le economie erano messe a dura prova dalla crisi, occorrevano politiche di stimolo, anche monetario: indebolire la propria valuta allo scopo di incentivare le esportazioni. Era queste le strategia.

Ovviamente, tutto ciò implicò una sorta di gara alla svalutazione. Da questo punto di vista, alcune realtà risultavano avvantaggiate da dei cambi di per sé già favorevoli. Altre iniziarono a passarsela peggio. Per esempio l’Europa: la Bce, priva per statuto di alcuni strumenti di politica monetaria ultra-espansiva, subirono la corsa alla svalutazione delle altre monete. Non sorprese, quindi, l’aumento del valore dell’euro – arrivato oltre quota 1,40 dollari – e la perdita di competitività delle imprese continentali.

La guerra si concluse senza vincitori né vinti circa nove mesi fa. In primis, a causa dei risultati deludenti del Giappone: l’Abenomics, politica ultra-espansiva di Tokyo, fallì nel suo intento di portare il paese nipponico fuori dalla crisi. Un altro episodio cruciale fu la terribile crisi delle economie emergenti, esplosa a gennaio, che vide Argentina, Venezuela, Turchia e altri soffrire una svalutazione oltre le attese e una inflazione a doppia cifra.

Oggi, il tema della guerra delle valute sta salendo nuovamente alla ribalta. Il motivo va rintracciato nel rinnovato bisogno di fare leva sul valore delle proprie monete. O, per meglio dire, sulla loro svalutazione. Le frattura da sanare son diverse rispetto a quelli di quattro anni fa (i problemi a livello macro sono però simili). Essenzialmente, l’obiettivo è quello di abbattere la disinflazione che sta investendo i paesi maggiormente sviluppati.

A sorpresa, a iniziare la guerra questa volta non saranno le economie emergenti. Cosa succederà? Per scoprirlo, occorre analizzare le mosse che i partecipanti alla contesa hanno intenzione di compiere.

Giappone. Protagonista della prima guerra delle valute, potrebbe giocare un ruolo importante anche questa volta. Lo stato dell’arte prevede una Bank of Japon ancora a disagio con le conseguenza dell’Abenomics, ma stanno emergendo alcune voci dal coro. Queste stanno facendo appello alla necessità di riprendere la politica di stimoli. Tra questi spicca Haruhiko Kuroda, governatore della Boj.

Europa. Le politiche moderatamente espansive basate sul taglio dei tassi di riferimento non ha sortito i suoi frutti. A partire da maggio, Draghi ha però impostato un approccio mirato più che altro alla svalutazione dell’euro, possibile prodromo di un intervento nella guerra delle valute. A quanto pare, questa strada nei prossimi mesi verrà battuta con più intensità. Si prevede, quindi, un indebolimento dell’euro – come minimo – rispetto al dollaro.

Stati Uniti. La loro situazione è ambigua. Hanno partecipando attivamente alla guerra delle valute, più che altro “prendendosela” con l’euro. Negli ultimi tre anni, infatti, abbiamo assistito a un rapporto eur-usd costantemente in crescita. Merito, va detto, soprattutto del Quantitativa Easing, che di fatto ha esportato deflazione nel Vecchio Continente. Oggi, gli Usa stanno molto meglio dal punto di vista economico, e le politiche di stimolo monetario stanno per essere abbandonate. Dunque, stando alle evidenze del periodo, gli Usa non dovrebbero partecipare alla guerra delle valute. Appare però irrealistico che stiano a guardare mentre gli altri paesi aumentano la propria competitività.

India. (e altri paesi emergenti). Dopo le sofferenze passate nella precedente guerra delle valute, i banchieri di queste realtà predicano prudenza. L’appello è quello di evitare l’approccio “danneggia il tuo vicino”. In verità, non si tratta di malafede – sebbene tutti siano consapevoli dei rischi di queste politiche – ma piuttosto di pigrizia. Esportare deflazione, e agire quindi sui rapporti di cambio, è la soluzione più immediate e meno dispendiosa in termini di risorse materiali e intellettuali.