Gruppo UBI Banca vicina all’acquisto delle Good Banks

Il Gruppo UBI Banca con a capo Victor Massiah, oggi presenterà al Supervisory Board della BCE il piano d’intervento per risanare Banca Etruria, Marche e CariChieti. Le autorità di vigilanza alla fine del processo di revisione e valutazione prudenziale – SREP hanno confermato che il Gruppo UBI è posizionata nettamente al di sopra delle soglie stabilite, pertanto con l’acquisto dei tre gruppi bancari non sono a rischio deficit.

Cosa succede ad UBI dopo l’acquisto

Le modalità di intervento verranno approvate o respinte dalla Supervisory Board della Banca Centrale Europea, a quanto risulta il punto fondamentale ruota attorno alla quantità di capitale da investire soprattutto perché MPS e UniCredit sono attualmente alle prese con piani di ricapitalizzazione, tuttavia le previsioni sembrano essere tutte a favore di UBI Banca la quale dovrebbe ottenerne un accrescimento di circa una centinaia di milioni, ma il dato è solo teorico e pertanto la BCE ha deciso di subordinare l’operazione ad alcune condizioni, tra le quali ciò che in termine economico viene indicato con badwill – avviamento in negativo, ossia calcolando il minor valore riscontrato sottraendo il patrimonio netto al prezzo pagato per l’acquisto della partecipazione e valutarne il rischio.

Accordo tra UBI e Fondo di Risoluzione

Il termine ultimo per raggiungere un accordo tra il Gruppo UBI ed il Fondo di Risoluzione, fissato dalla BCE è il 31 ottobre 2016. Nella giornata di oggi Roberto Nicastro presidente delle quattro banche salvate a novembre dello scorso anno: Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara – Good Banks, insieme ad Oliver Wyman e SocGen arriveranno a Milano,  probabilmente verrà organizzato un incontro con i vertici UBI per raggiungere un accordo tra le parti, al seguito del quale si presume l’arrivo della conferma di un intesa preliminare.

CariFerrara

Per CariFerrara rimasta esclusa dalla trattativa, si stanno cercando altre strade per raggiungere una soluzione, probabilmente verrà richiesto l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi – FITD – il quale ha recentemente risanato le sorti del Banco di Cesena con un totale di 280 milioni; un’altra strada (ma meno probabile) potrebbe essere la sua liquidazione progressiva.