Green Economy: opportunità di lavoro o fumo negli occhi?

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Il dibattito sulla Green Economy fatica, in questo periodo convulso, a farsi spazio nell’agenda politica italiana. Eppure si tratta di una questione importante poiché da essa dipende il modo con cui l’Italia intenderà – e concretizzerà – i concetti di economia, competitività, sviluppo.

Nondimeno, è un tema che divide. Alcuni la considerano come mera integrazione del sistema economico attuale, basato sulle fonti energetiche tradizionali, altri invece pensano che debba sostituirlo al 100%.

Tra i sostenitori della Green Economy c’è un autorevole think tank americano, Robert Pollin, Presidente di Pear Energy e professore dell’University of Massachusetts-Amherst, ex consulente di Obama. E’ stato lui a realizzare uno studio sull’impatto che gli investimenti nelle rinnovabili esercitano sulle economie occidentali in termini occupazionali. La conclusione è sorprendente: investire nelle rinnovabili significa creare tanti posti di lavoro, il triplo di quelli creati in caso di investimenti nelle fonti energetiche tradizionali. Pollin fa un esempio, ovviamente ricavato dall’osservazione del complesso ecosistema anglosassone: se si investono un milione di euro nell’ampliamento delle strutture della Green Economy, si creano in media 17 posti di lavoro (oltre a ricchezza sotto svariate forme); se si investono un milione di euro nelle tradizionali, si creano solo 5 posti di lavoro, e poco altro.

In Italia, a sostenere la Green Economy è soprattutto il Movimento 5 Stelle, anche se da una prospettiva utopica. Anche in questo caso l’obiettivo del 100% di rinnovabili è giudicato come raggiungibile, anche se c’è poca chiarezza sul capitolo del “come”.

A livello locale, sempre nel Bel Paese, c’è comunque chi sta cercando già di integrare le istanze dell’economia verde nel tessuto economico reale. E’ il caso della Regione Toscana, impegnata nel programma Giovani. Il progetto ha lo scopo di recuperare i tanti Neet (giovani che non lavorano e che non studiano) offrendo loro tirocini finalizzati all’assunzione. Ebbene, è stato individuato proprio nelle aziende che trattano le rinnovabili il fabbisogno più elevato di tirocinanti, che però ha bisogno di finanziamenti per essere colmato. Finanziamenti che a breve la Regione erogherà.

Carlo Andorlini, responsabile di Giovani sì, a tal proposito ha dichiarato in un famoso network locale: “Stiamo lavorando ad una rimodulazione di Giovani sì e (non tanto per quanto riguarda i tirocini, ma sullo sviluppo di idee imprenditoriali, alcune forme nuove di lavoro giovanile, etc) vorremmo sperimentare in particolar modo a promuovere la green economy. Se riusciamo, anche il tirocinio potrà diventare uno strumento maggiormente utilizzato nell’ambito dell’economia verde”.

In Italia come altrove, però, abbondano gli scettici. Tra questi spicca Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, che si è scagliato contro la Green Economy. Lo ha fatto nel corso di un convegno organizzato da Assocarboni. La sua teoria è semplice: le energie rinnovabili necessitano di finanziamenti imponenti per essere implementati. Inoltre producono poco, meno delle energie tradizionali. Chicco Testa ha parlato di 12 miliardi spesi in quattro anni per creare solo il 5% dell’energia altrimenti prodotta con i fossili. Il consiglio – suo ovviamente – è quello di investire nel gas e nel carbone.