Green economy: la strada per uscire dalla crisi economica è verde

Non tutta l’economia nazionale è ferma. La green economy macina miliardi di fatturato e rappresenta ormai la chiave di volta per far fronte alla crisi e alle nuove sfide economiche, ambientali ed energetiche. Non più una scommessa per il futuro, ma un fattore strategico ben radicato nel presente, se è vero che dall’inizio della crisi nel 2008 ben 372 mila aziende dell’industria e dei servizi, ossia un’impresa italiana su quattro, per il rilancio ha investito su tecnologie green, ad esempio per risparmiare energia e ridurre le emissioni inquinanti e l’impatto ambientale.
Secondo i dati dell’ultimo rapporto GreenItaly, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, alla green economy italiana si può attribuire un valore aggiunto di oltre cento miliardi di euro, pari a circa il 10% dell’economia nazionale, e quasi tre milioni di posti di lavoro: ormai un’assunzione su due riguarda green jobs con la richiesta di competenze verdi. Un ambito in continua crescita che ha quindi ricadute positive non soltanto in termini ambientali ed energetici, ma anche dal punto di vista economico e sociale.Green Economy UNEP, Credits: Planeta, flickr

L’economia ha mille sfumature di verde

I campi di applicazione della green economy sono molteplici e riguardano imprese dei più diversi settori. Ci sono aziende che producono beni e servizi di elevata valenza ambientale soprattutto nell’agricoltura (il 40,6% delle aziende agricole italiane è ormai centrato sul biologico e l’ecologico), nell’edilizia (con il 38, 8% di imprese specializzate in bioedilizia e riqualificazioni energetiche) e nell’industria (35,4%). In totale, stando alla Relazione sullo stato della green economy in Italia della Fondazione per lo sviluppo sostenibile su dati del 2015, è ormai “core green” il 27,5% delle imprese italiane, alle quali va aggiunto un altro 14,5% orientato in senso ecologico.
L’Italia ha dimostrato di essere all’avanguardia nel coniugare innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, ad esempio con la centrale energetica ibrida di Stillwater appena inaugurata da Enel Green Power in USA, ma sono ancora molti i settori di possibile sviluppo della green economy: la mobilità e la riqualificazione energetica urbane, l’abbattimento nella produzione e il miglioramento nello smaltimento dei rifiuti, le misure di contrasto all’innalzamento delle temperature climatiche e quelle per risparmiare e rendere più sostenibile la gestione delle acque.

Città smart con le energie rinnovabili

La green economy parte dalle città

Gran parte degli sforzi per risollevare l’economia italiana e salvaguardare il nostro ambiente devono provenire dalle città, dove vivono circa i due terzi della popolazione e si producono in media i tre quarti dei rifiuti complessivi. Secondo l’ultimo rapporto sulla green economy stilato dall’ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, il consumo di energia nelle abitazioni italiane è superiore fino al 60 per cento rispetto alla media dei paesi europei.
Come si possono rendere più green le nostre città e farle divenire un volano per lo sviluppo sostenibile del Paese? Di certo si possono trovare e riscoprire soluzioni architettoniche verdi per le nostre case, con l’utilizzo diffuso della bioedilizia e di materiali a basso impatto ambientale che sappiano coniugare la valenza ecologica con le esigenze estetiche e di design, come ad esempio il legno. Più in generale, sono necessari una serie di interventi integrati e coordinati che passino per la riqualificazione delle zone degradate e per il miglioramento dei rapporti tra gli ambienti urbani e quelli agricoli.

Le rinnovabili del futuro: energia a tutto biogasGreen economy urbana. Credits: Philippe Put, flickr

Il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani può essere sicuramente migliorato attraverso l’ottimizzazione del compostaggio delle frazioni organiche che, oltre all’utilizzo come fertilizzante naturale, possono essere adoperate dall’industria ad esempio per la produzione di bioplastiche totalmente biodegradabili.
Il grosso della sfida per il futuro economico e ambientale delle nostre città, tuttavia, passa dal loro miglioramento rispetto alla quantità e alla qualità dell’energia consumata, trovando valide alternative agli idrocarburi per il riscaldamento e la mobilità pubblica e privata. Sotto questo aspetto il biogas, prodotto attraverso la trasformazione dei residui vegetali e animali dell’industria agroalimentare e zootecnica, potrebbe diventare la soluzione strategica per ridurre il consumo energetico, e quindi le emissioni inquinanti, delle nostre città dando contemporaneamente un nuovo impulso all’economia.
In Italia gli impianti a biogas sono già circa un migliaio, presenti soprattutto in pianura padana, e funzionano con gli scarti delle produzioni agricole esistenti (in prevalenza frutta, ortaggi, cereali) o con i frutti di apposite culture (grano, mais, bietole) destinate direttamente alla produzione di biomassa.

Auto a biometano. Credits: RobGreen, flickr
Auto a biometano

Secondo l’ultimo rapporto annuale di Irex, l’Italia è già la terza al mondo nella produzione di biogas, superata solo da Germania e Cina, ma si stima che la produzione possa ancora incrementare fino a raggiungere gli 8 miliardi di metri cubi nel 2030, ossia l’equivalente di quanto necessario a coprire i consumi di circa un milione di autoveicoli. In tutto il Paese, circolano già oltre 800 mila auto che utilizzano il biometano come carburante ma non senza difficoltà, visto che i punti di rifornimento esistenti sul territorio nazionale sono poco più che un migliaio.