La miniera d’oro della Green Economy: le evidenze italiane

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Per Green Economy si intende un modello teorico di sviluppo capace di offrire benessere e al contempo di rispettare l’ambiente. Fare Green Economy vuol dire aumentare la quota di energia prodotta grazie alle fonti rinnovabili, recuperare materia prima attraverso il binomio differenziata-riciclo e molto altro. Pian piano si sta diffondendo la percezione secondo cui l’economia verde è in grado di garantire un livello di ricchezze pari o addirittura superiore all’economia tradizionale. La Uil di Roma, però, lo ha addirittura dimostrato. Lo ha fatto pubblicando uno studio sul rapporto tra occupazione e Green Economy. Il risultato è sorprendente: in tutte le regioni italiane, a un tasso di disoccupazione elevato corrisponde una bassa propensione all’economia verde.

I numeri sono inequivocabili. Il Trentino Alto Adige, ad esempio, è la regione che ha il tasso disoccupazione più basso, appena il 5,1% (inferiore di circa sette punti percentuali rispetto alla media nazionale), ed è la regione che allo stesso tempo pratica di più la Green Economy. Analogamente, Sicilia e Puglia hanno tassi di disoccupazione elevati, rispettivamente del 17 e del 15%, e hanno fatto registrare le prestazioni peggiori per quel che riguarda l’economia verde.

Come fa la Uil a dire che il Trentino Alto Adige è più “green” di Sicilia e Puglia? Ovviamente non c’è nulla di approssimativo: sono stati presi in considerazione cinque parametri, riassunti in cinque categorie (turismo, gestione dei rifiuti, rinnovabili, agricoltura e mobilità). Il segretario della Uil del Lazio Pierpaolo Bombardieri ha così commentato i risultati della ricerca: “La Green Economy non è soltanto un modello di vita cui aspirare, ma anche una fonte di ricchezza e di lavoro. In un Paese in cui l’indice di disoccupazione è tra i più elevati a livello europeo, investire nei green job potrebbe rappresentare una via per uscire dalla situazione di stallo e di crisi in cui stiamo ormai da diversi anni”.

Si sono rivelate molto interessanti anche le ricerche condotte dall’ILo (a livello globale) e dai ricercatori Federico Pontoni e Niccolò Cusumano (Italia). Il primo dimostra che la Green Economy può produrre nei prossimi sei anni qualcosa come 60 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. Esplicativo il diagramma che illustra l’incidenza delle imprese green sul mercato del lavoro: il 77% di nuovi posti di lavoro nei paesi occidentali è offerto dalle aziende che sono caratterizzate da alti standard in fatto di rispetto per l’ambiente.

Pontoni e Cusumano hanno ristretto il campo di ricerca alla sola Italia e ne hanno concluso che la Green Economy può produrre, entro il 2020, più di 1,4 milioni di posti di lavoro. Importante anche il fattore moltiplicazione, ossia il rapporto tra fatturato e ricchezza proiettata sul Pil. Per le imprese “verdi” è di 2,41 (ogni euro di fatturato produce 2,41 euro di Pil). Un numero non indifferente, visto che per le imprese turistiche è di 1,4.

A dire il vero, il concetto di Green Economy per i due ricercatori è abbastanza onnicomprensivo: “Un’economia fatta di imprese, piccole, grandi o artigianali, e soprattutto di consumi il cui impatto ambientale non solo sia accettabile per il nostro ecosistema, ma si preoccupi addirittura di migliorare le passività ambientali generate dall’azione umana, ponendo nuove basi per la crescita felice dei nostri sistemi sociali ed economici puntando al benessere di tutti”.