Grecia Senza Soldi: Tsipras Prende Anche Quelli Del Pubblico

La crisi della Grecia non sembra avere davanti a sé una comoda luce. E le soluzioni intentate più o meno creativamente dal governo Tsipras per reperire un po’ di denaro con il quale superare la tempesta di brevissimo termine continuano a far discutere per la loro credibilità e efficacia sostanziale. Ultima, in ordine di tempo, la scelta di emettere un decreto con il quale obbligare le entità statali (compresi i fondi pensione) a spostare tutta la liquidità detenuta in cassa, all’interno di un conto presente nella Banca di Grecia.

Insomma, senza utilizzare eufemismi, la Grecia ha talmente sete di liquidità che ha provveduto a raschiare il barile, mettendo dunque mano alla cassa degli enti pubblici. Non si tratta tuttavia di un “prelievo” vero e proprio, almeno tecnicamente: le entità pubbliche sono infatti state costrette a depositare i contanti in un conto centrale presso l’istituto banchiere. Difficilmente il tesoretto così accumulato sarà “speso”: più probabile è che venga impegnato in una serie di pronti contro termine che permetteranno alla Grecia di poter onorare le prossime scadenze sul debito. Rimane comunque la straordinarietà dell’operazione, e l’impressione che il governo ellenico sia sempre più con le spalle al muro, dovendo ora affrontare una serie di turbolenze e di insoddisfazioni internet che acuiranno ancora di più il già precario equilibrio sociale di Atene (nelle scorse settimane il governo Tsipras aveva cercato di convincere regioni, comuni e enti previdenziali a contribuire volontariamente al salvataggio del Paese, con esito più che deludente).

Ad ogni modo, in Grecia la mossa non è stata accolta da eccezionale sorpresa. Già il precedente esecutivo guidato da Samaras aveva attinto in diverse occasioni ai fondi degli enti pubblici, senza tuttavia mai sforare in una simile gravità e profondità. La preoccupazione è ora puntata sul prossimo futuro a breve termine: considerando che Tsipras non ha avuto grandi scrupoli nell’emettere un simile decreto, c’è già chi ritiene che presto avrà anche intenzione di chiedere un sacrificio alle grandi aziende quotate in Borsa sotto controllo pubblico, consentendo dunque al governo di guadagnare qualche giorno nei negoziati con i creditori per evitare il default. Obiettivo dell’esecutivo è raccogliere almeno qualche miliardo di euro per pagare stipendi e pensioni di fine mese (1,5 miliardi di euro) e utilizzare il resto per rimborsare i prestiti Fmi.

Occhi aperti inoltre al consiglio dell’Eurogruppo in programma a Riga per i prossimi giorni, dove difficilmente si riuscirà a raggiungere un’intesa sulle riforme che permetteranno di sbloccare l’ultima tranche da 7,2 miliardi di euro di aiuti del piano di salvataggio…