Grecia in ripresa: il trionfo dell’austerity?

Il Pil della Grecia cresce, e lo fa a un ritmo di gran lunga superiore a quello dell’Italia. Una notizia, questa, in grado di mettere in discussione le convinzioni sull’austerity che in questi anni sono state maturati da chi si oppone alle decisioni della Troika.

Il Pil di Atene farà segnare un +0,6% quest’anno e un incredibile +2,9% nel 2015. E’ quanto emerge dalla conferenza stampa del premier Samaras e del ministro dell’economia Hardouvelis. Un futuro di prosperità aspetta gli ellenici? Non è dato saperlo, certamente i dati sono incoraggianti e incoraggiante – e forse un po’ troppo ottimista – è il commento di un altro ministro, Staikouras (finanze): “Il Paese sta entrando in un lungo periodo di crescita sostenibile e avanzi primari di bilancio, che daranno una spinta all’occupazione, taglieranno la disoccupazione e aumenteranno la qualità della vita a molti cittadini”.

Le previsioni della Grecia sorprendono principalmente per due motivi.

Il primo ha a che fare con l’oscura nomea che Atene si è conquistata in questi duri anni di crisi. Un paese allo sfascio, molto più che impoverito, i cui cittadini a malapena – particolare dal forte valore simbolico – non hanno nemmeno i soldi per il riscaldamento e sono costretti a bruciare gli immobili di casa. A tutti, cittadini e analisti, pareva impossibile che la Grecia risorgesse dalle proprie ceneri. Eppure lo sta facendo.

Il secondo motivo riguarda invece le politiche dell’austerity. A giudicare dalla pessima situazione economica dell’Europa, politiche sbagliatissime. Il Continente intero è in crescita moderatissima, quasi nulla, alcuni paesi come l’Italia sono in recessione e anche la Germania, tradizionale motore del carrozzone europeo, sta affrontando difficoltà inaspettate.

Ma se la Grecia, ed è stata la realtà in cui i venti dell’austerity hanno battuto più forte, vuol dire che l’austerity funziona. Vuol dire che non è infondata la convinzione secondo la quale il rigore porta benefici a lungo termine, se si accettano i sacrifici nel breve. E si sacrifici i greci ne hanno fatto – e ne stanno facendo – davvero tanto.

Logica vorrebbe, almeno per una volta, dare ragione alla Merkel e alla Troika. I “ma” sono comunque tantissimi.

Innanzitutto è possibile ridimensionare il risultato greco adducendo un fatto semplicissimo: è normale risalire il fondo quando si è toccato – e persino scavato – il baratro. Il rimbalzo al 2,9% sarebbe fisiologico e in nessun modo frutto di qualche fantomatico beneficio dell’austerity.

In secondo luogo, è contestabile anche la sola frase “la Grecia sta meglio”. In un certo senso, non è vero. Non è vero dall’unico punto di vista che conta, quello dei cittadini. Gli ellenici si sono impoveriti molto, ma mentre il Pil da segnali di ripresa, così non è per il tenore di vita della popolazione. La disoccupazione è ancora saldamente ancorata al 27% e non accenna minimamente a diminuire.

Ragionando in questa prospettiva, nemmeno il pareggio di bilancio, annunciato anch’esso dalla conferenza stampa, rappresenta davvero una notizia positiva – pareggio che ci sarà nel 2015. Se non per un particolare: grazie a ciò, sarà possibile svincolarsi dalla Troika e liberarsi dall’abbraccio dell’austerity. Che potrà fare bene in un secondo momento, ma nell’immediato stritola e uccide.