Grecia e BCE : fine dell’euro se saltano gli accordi

E’ un duro monito quello lanciato questa mattina da Mario Draghi. Il numero uno della Bce ha infatti espresso tutto il suo timore per la crisi greca. Lo ha fatto nel corso della conferenza stampa del Financial Stability Review, documento con cui il massimo istituto finanziario europeo fa il punto sulla situazione finanziaria dell’Unione Europeo.

Ebbene, con il tono affettato che contraddistingue i suoi interventi, il banchiere italiano ha prospettato il peggiore degli scenari possibili per la fragile Ue. Al centro delle preoccupazioni, ovviamente, la crisi greca. E’ opinione comune da molto tempo che il fallimento dei negoziati tra Grecia e Unione Europea, e una probabile uscita degli ellenici dalla moneta unica non farebbe bene al continente, ma sentirlo dire al moderatissimo Draghi fa un certo effetto.

Anche perché il governatore della Bce ci è andato pesante con le previsioni. Ha parlato infatti di rischio contagio, che non era affatto scontato visto che i mercati finanziari negli ultimi sei mesi hanno evitati di fare il bello e il cattivo tempo – e ciò ha giovato soprattutto allo spread dell’Italia.

Ovviamente lo ha fatto con il solito giro di parole, intriso per giunta del più classico dei gerghi tecnici. “In assenza di un rapido accordo sulle necessita’ di riforme strutturali il rischio di un aggiustamento al rialzo dei premi sul rischio richiesti sui paesi dell’area euro vulnerabili potrebbero materializzarsi”.

C’è molto materiale sul quale riflettere. Quando a parlare è Mario Draghi, prima di prendere per buono il contenuto è bene chiedersi perché abbia detto certe cose e non altre. Non sarebbe la prima volta, infatti, che il banchiere italiano utilizza la tecnica delle forward guidance: ossia l’utilizzo indiscriminato di dichiarazioni al solo scopo di suscitare reazioni funzionali al raggiungimento degli obiettivi. Lo ha fatto tra anni fa, quando ha dichiarato che la Bce avrebbe fatto di tutto, ma proprio di tutto, per difendere la moneta unica (prospettando già allora l’introduzione del Quantitative Easing. Può darsi che l’abbia fatto in conferenza stampa, questa mattina. Se così fosse, l’obiettivo sarebbe chiaro: favorire una svolta nei negoziati, fare pressione alla Grecia affinché accetti gli ultimatum velati dell’Unione Europeo.

Certo è che le parole di Mario Draghi fanno paura, anche perché accompagnati da un commento sulla crescita che non fa presagire nulla di buono. Un aumento del Pil si sta registrando, ma è ancora troppo striminzito, soprattutto rispetto al “resto del mondo”. Non solo Cina e India, che essendo mercati emergenti crescono più dell’Occidente, ma anche i più vicini Stati Uniti.