Grecia: 86 miliardi di aiuti, e riforme entro 48 ore

La situazione economica della Grecia continua  a tenere banco anche oggi. Dopo l’accordo (raggiunto in extremis lunedì mattina alle 6), oggi il premier Tsipras ha altri nodi da sciogliere: convincere la parte più radicale di Syriza ad accettare le riforme.

Già, perchè la Grecia non è ancora del tutto fuori dai guai: di fatto, l’Eurosummit ha accolto la richiesta di Atene di ottenere un prestito ponte per tre anni da 82-86 miliardi di euro per riuscire a risalire la china. In cambio, però, il governo ellenico si è impegnato a riformare l’Iva, e le pensioni, entro domani. Un lasso di tempo molto ristretto, ma indispensabile per ottenere il prestito ponte dall’Esm.

Tusk aveva ammesso che, alla fine della trattativa, non vi erano stati nè vinti nè tanto meno vincitori. Eppure, la situazione non sembra così evidente: Tsipras, alla fine, ha anche messo sul tavolo la sua giacca come segno di sfida (sembra che abbia anche provocato gli altri capi di stato, chiedendo loro se volevano anche quella).

Angela Merkel, alla fine, ha avuto una sua rivalsa verso la Grecia. Hollande, invece, si è distinto per aver difeso il paese ellenico dagli attacchi tedeschi. Anche Renzi, il premier italiano, ha appoggiato la linea di difesa francese, ma con toni meno convinti.

Rimane il fatto che Tsipras dovrà onorare il nuovo ultimatum: l’ESM (European Stability Mechanism) elargirà il prestito ponte non appena le riforme verranno approvate. Tsipras, dal canto suo, come conta di andare avanti? In sostanza, verrà creato un fondo garanzia di 50 miliardi con sede ad Atene.

Tra le riforme che il premier ellenico dovrà, a tutti i costi, far approvare ci sono l’intervento sul fisco (ovvero tutte le questioni inerenti l’Iva) e la previdenza: l’età pensionabile si innalzerà a 67 anni, e avverrà una piccola rivoluzione anche nel nuovo sistema di procedura civile.

Ovviamente per fare questo è necessario attendere del tempo (non troppo, come ben si sa!): la Grecia ha bisogno di soldi per pagare tutti i suoi debiti. Ricordiamoci, infatti, che entro il 20 luglio dovrebbe restituire 3,5 miliardi alla Bce. Senza contare i 2 miliardi al Fmi, e i soldi che servono per gestire la situazione in patria.

Insomma, nonostante l’accordo raggiunto con tutti i capi di stato europei, Alexis Tsipras è ancora in balia di una difficile situazione economica. I prossimi due giorni si prospettano faticosi, e davvero ricchi di insidie: la parte più radicale di Syriza non è disposta a cedere alle richieste europee. Il premier ellenico dovrà affrontare una guerra interna?