Governo Letta sospeso tra Iva e Imu

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Il governo Letta è sospeso tra Iva e Imu. I due dossier continuano a campeggiare sulle scrivanie degli esponenti dell’esecutivo italiano, accompagnati da decine di ipotesi, bozze, revisioni, opzioni e alternative più o meno valide. Quel che è certo è che i soldi per una cancellazione dell’Imu sulla prima casa e l’eliminazione del progetto di aumento dell’aliquota ordinaria Iva non ci sono, e che all’orizzonte il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ripropone il rischio di non riuscire a mantenere l’asticella del rapporto deficit-Pil sotto quota 3% (attirandosi, in questa considerazione, le ire del Pdl).

Lo stesso ministro ha pressoché affermato che l’Italia non può riuscire nella missione di trovare i 6 miliardi di euro che di qui a fine anno si rendono necessari per i più importanti interventi socio economici: la cancellazione della seconda rata dell’imposta municipale unica sulle abitazioni principali (per un controvalore di 2,4 miliardi di euro), il rifinanziamento della Cig in deroga (per 400 milioni di euro) e delle missioni internazionali di pace (per altrettanti 400 milioni di euro), l’azzeramento dell’incremento Iva fino a fine anno (1 miliardo di euro, a saldi di spesa invariati) e la necessaria correzione dei conti per 1,6 miliardi per rispettare il tetto del 3%.

Di qui, la necessità di quadrare i conti, cercando di mediare le esigenze di chi vorrebbe annullare l’effetto di qualsiasi incremento fiscale, e di coloro che invece guardano soprattutto alle necessità di bilancio, e vorrebbero limitare le conseguenze delle manovre fiscali alla rinuncia del congelamento dell’Iva e a un meccanismo di selettiva cancellazione della rata Imu di dicembre (non più “orizzontale”).

Imu: che fare della seconda rata?

L’incubo del governo Letta è, ancora una volta, l’Imu. La possibilità di estendere alle abitazioni principali di pregio la possibilità di mantenere l’imposizione permetterebbe allo Stato di recuperare tra 1 e 1,5 miliardi di euro ma, probabilmente, contribuirà a generare nuove tensioni con il Pdl, che invece – forte di un pre-accordo a fine agosto – vorrebbe l’azzeramento della seconda rata Imu per tutti, ad eccezione delle ville e dei castelli. Il vice ministro Fassina (Pd) propone invece di far pagare l’Imu “al 10% delle prime abitazioni di maggior valore” recuperando in tal modo le risorse per rinviare l’aumento Iva e, a regime, il miliardo che serve per intervenire “sulla deducibilità dell’Imu per i capannoni, per i negozi, per le botteghe degli artigiani”.

Iva e cuneo fiscale

Oltre alla partita sull’Imu, rimane aperto anche il nodo Iva. Secondo il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, il tema del rinvio dell’aumento dell’Iva non sarebbe prioritario, poiché per favorire la ripresa sarebbe molto più importante “intervento deciso sul cuneo fiscale”. Tema sul quale, tuttavia, sembrano esserci ben più di qualche contrasto di opinione.

Entro i prossimi 3-4 giorni dovrebbero essere trovate le soluzioni per evitare l’incremento dell’Iva o, in alternativa, per sancire il nulla di fatto in tale ambito.

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