Good bank, Padoan Visco vertice al Tesoro dopo lo stop Bce a Ubi

Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nella giornata odierna prenderà parte al vertice sulla crisi del sistema bancario. Saranno presente inoltre i rappresentanti di Unicredit, Ubi, Intesa, Abi, il presidente di Bankitalia Ignazio Visco, l’associazione bancaria del Fondo Atlante e delle casse di risparmio dell’Acri.

Cessione Good Bank

Il punto focale del vertice sarà capire quali saranno le successive tappe da percorrere, necessarie per ottenere il risanamento completo della crisi bancaria. Il primo punto all’ordine del giorno sarà la cessione delle quattro Good Bank e di come far fronte alle direttive imposte dalla BCE, le quali potrebbero rallentare ulteriormente sia il mercato bancario che il risanamento del Montepaschi.

La Banca Centrale Europea ha concesso una proroga oltre la scadenza di fine settembre, stabilendo alcune direttive per l’acquisizione di Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti da parte di UBI. I temi in agenda sono cruciali per l’andamento economico del nostro paese, il quale potrebbe essere messo ad ulteriore rischio a seguito del – 9% della Deutsche Bank.

Dopo l’ultimo incontro avvenuto prima delle vacanze estive, con il vertice di oggi si avrà l’occasione di riflettere sull’andamento dei mercati, sulla ripartenza degli NPL e sul credito alle aziende.

Il caso Montepaschi

Rimane complessa la questione Montepaschi per la sua totale messa in sicurezza, oltre all’incarico affidato a JP Morgan ma del quale al momento non risulterebbe firmato alcun contratto e il ruolo attivo del fondo Altante, rimane da chiarire l’aumento del capitale di circa 5 miliardi e sulla sua garanzia oltre a stabilire la ripartizione degli oneri da eliminare relativi ai crediti in sofferenza.

In sintesi l’operazione prevederebbe che Montepaschi cederebbe 9 miliardi di sofferenze nette su 28 miliardi lordi, ma prima della cessione si creerebbe un ammanco di capitale da coprire.

Cedendo i 9 miliardi di sofferenze MPS otterrebbe 7,6 miliardi ripartiti in: 5 miliardi da JP Morgan come prestito da restituire in 18 mesi e i restanti 1,6 miliardi dal Fondo Atlante. Nel caso in cui qualcosa non dovesse andare per il verso giusto, la banca d’affari si riprenderebbe i 28 miliardi lordi ad un prezzo di 18 centesimi, anziché i 33 centesimi riconosciuti alla banca.