Gli italiani pagano 200 tasse: ecco le più inutili

Pagare tutti, pagare meno”. Uno slogan ormai svuotato di significato e impregnato di retorica, considerando che alla fine lo si rievoca ad ogni campagna elettorale ma poi non lo si attua. Restando appunto uno slogan. E meno male che sia a destra che a sinistra ci si auto-proclama liberali. Ma non è solo un fatto di cifre, bensì anche di complessità. Il sistema fiscale italiano è eccessivamente farraginoso, diviso com’è in più livelli di competenza: Stato-Regioni-Province-Comuni. Per finanziare servizi che poi in più parti del paese sono assenti o inefficienti. Per non parlare poi dei tributi che gravano sui liberi professionisti, che devono perdersi tra mille rivoli al fine di rientrare nel giusto. Ora va di moda la Flat tax, che Salvini propone al 15% mentre Berlusconi al 23%.

Già nel 1986, Giulio Tremonti (futuro Ministro delle Finanze in più governi Berlusconi) e Giuseppe Vitaletti pubblicarono un libro dal titolo: «Le cento tasse degli italiani» (edito da Mulino). Sono passati 32 anni e il numero di tasse, anziché essere ridotto, è pure aumentato. Basti pensare che quelle riconducibili allo Stato tramite Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e monopoli sono circa 170. Alle quali poi sommare quelle di competenza di Regioni, Province e Comuni. Che sono circa una ventina. E siamo già a 190. Ma non è tutto, come vediamo di seguito.

Mille tasse di te e di me…

Restando in tema sanremese, si potrebbe parafrasare così una delle più belle e famose canzoni di Claudio Baglioni. In effetti quasi a mille tasse ci si arriva, se si appartiene a certi profili fiscali. Basta cercare in rete «Agenzia delle entrate scadenzario fiscale». Vi si aprirà un motore di ricerca dove inserendo la categoria di appartenenza verranno fuori tutte le date, mese per mese, entro le quali potreste dover adempiere un dovere fiscale o contributivo. Nella categoria «lavoratori dipendenti, pensionati e collaboratori», gli adempimenti previsti per l’anno passato sono stati 471. Che diventano ben 871 per gli «imprenditori, artigiani e commercianti»; 890 per i «lavoratori autonomi, professionisti titolari di partita Iva»; 651 per le «società di persone, società semplici Snc, Sas, studi associati»; 885 per le «società di capitali ed enti commerciali, Spa, Srl, Soc. cooperative»; 903 per gli «Istituti di credito, Sim, altri intermediari finanziari».

Siete rimasti allibiti? Bè, forse non sapete che il 2018 sarà pure peggio. Le tasse sono aumentate per tutte le categorie di contribuenti: 37 tasse per dipendenti e pensionati rispetto alle 27 di un anno fa; 68 rispetto a 50 per artigiani e commercianti; 73 rispetto alle 55 del 2017 per i professionisti, ecc. Infatti, appena si apre una Partita Iva, occorre anche mettersi nelle sapienti mani (si spera) di un commercialista che pensi per voi alle tasse. E ciò comporta ovviamente un’altra spesa.

Servono ben 350 codici tributo

Per pagare tutti i numerosi balzelli sono previsti 350 codici tributo, relativi a imposte, tasse e tributi vari ed eventuali, da inserire nel modello F24. Lo scorso 16 ottobre è stato presentato un documento in allegato ad un emendamento depositato in Senato al disegno di legge di conversione del decreto fiscale 148. La proposta di modifica puntava proprio a riformare le Agenzie fiscali, ma fu successivamente ritirata. Si tratta di 2 elenchi (A e B) con la lista di tutte le voci di entrata relative all’Agenzia delle Entrate e a quella di Dogane e Monopoli. Le voci sono ben 215, divise tra 146 nel primo caso e 69 nel secondo.

Le imposte più assurde

Solo per fare qualche esempio, ci troviamo la «sovraimposta di confine sui fiammiferi», le «tasse di pubblico insegnamento», il «diritto di verifica dei cronotachigrafi Cee». Sommiamoci poi i vari balzelli locali: addizionali Irpef regionali e comunali, imposta di soggiorno, Imu, Tasi, imposta regionale sulle emissioni sonore degli aerei, Irap, imposte comunali sulle affissioni, Tari (rifiuti), tassa di occupazione dello spazio pubblico (Tosap).

Insomma, tra tributi da versare allo Stato a quelli locali, siamo a circa 200. La semplificazione si rende necessaria anche perché, stando ai conti eseguiti dalla Cgia di Mestre, le imposte che assicurano l’85% di tutto il gettito tributario sono giusto dieci. Ciò significa che il restante 15% è composto da una marea di tributi minori, che per lo Stato incidono poco, ma lo fanno pesantemente per chi deve lavorare. Le imposte che sono più redditizie dello Stato sono: Irpef (33,7%), Iva (20,5%), Ires (6,5%) e Irap (5,7%).

Vedremo se il prossimo Governo che uscirà dalle urne il prossimo 4 marzo darà una sforbiciata alle tasse. Ma la vediamo difficile. Dato che con la legge elettorale vigente, quasi sicuramente si andrà verso una larga intesa tra Pd e Forza Italia, più il sostegno di altri partitini minori (Bonino, Lorenzin, Cesa, socialisti e qualche altro partitino). E si continuerà sempre sulla stessa strada. Proprio quella che ha visto per anni aumentare il numero di tasse…

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