Gli immigrati ci rubano il lavoro? Come stanno le cose e cosa cambierebbe con Ius soli

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Il dittatore della Libia Muammar Gheddafi ci aveva avvertiti: con la mia fine il Mediterraneo si trasformerà in un cimitero a cielo aperto. Inoltre, saremo invasi da immigrati (quelli che sopravviveranno alla lunga trasversata) e il terrorismo dilagherà. Tutte profezie che si sono realizzate dopo la sua destituzione, avvenuta nell’ottobre 2011. L’ultimo Governo Berlusconi aveva trovato accordi con il dittatore libico, al fine di ridurre, se non azzerare gli sbarchi. Sebbene ciò aveva portato molti africani a finire nelle carceri disumane libiche. I numeri degli sbarchi sono ormai catastrofici e in continuo aumento. Tutti dirottati verso il nostro Paese o la Grecia, con diversi Paesi europei che hanno chiuso le frontiere. Il che significa che tali immigrati restano da noi, creando una “zona grigia” nel Terzo settore, con accuse a quanti starebbero speculando sull’immigrazione (in particolare, per il loro trasporto e la loro permanenza). Con tanto di polemica politica al seguito, accesasi ancor di più con la volontà di approvare lo Ius soli.

Storicamente, in tempi di crisi economica, gli immigrati vengono visti come un pericolo. Come una fonte di depredamento delle risorse dei residenti. Ma è davvero così? Quanti sono gli immigrati nel nostro Paese? Quali lavori svolgono? Cosa prevede davvero lo Ius soli? Vediamolo di seguito.

Gli sbarchi in Italia

Partiamo dai dati sugli sbarchi di immigrati in Italia. Secondo le stime di UNHCR – Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Agenzia dell’Onu fondata nel 1959 con lo scopo di fornire loro protezione internazionale ed assistenza materiale – in tutto il 2016 sono sbarcate in Europa 361.678 persone, di cui 181.405 in Italia e 173.447 in Grecia. In realtà, si tratta di un calo del 64% rispetto all’anno precedente, quando invece sulle nostre coste sono approdate un milione di persone. Anche se il 2015 è stato un anno record, mentre i migranti arrivati nel 2016 hanno eguagliato il numero degli arrivati complessivi tra il 2011 e il 2014 compresi. A pesare anche il quasi azzeramento dei flussi verso la Grecia, dopo l’accordo con la Turchia e la chiusura della rotta balcanica. Quest’anno, invece, secondo il Viminale gli sbarchi hanno superato quota 60mila, circa la metà in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando erano stati 40mila. Tutto lascia pertanto presagire che supereremo anche i numeri del 2015. La nazionalità che quest’anno va per la maggiore è quella nigeriana, seguita da bengalesi e guineani. I minori non accompagnati sono già oltre 6200. Le regioni che stanno accogliendo più migranti sono Lombardia (il 14% del totale), seguita da Campania e Lazio (rispettivamente 9%). Riguardo gli sbarchi, buona parte arriva nella sola Sicilia (il 68%), seguita da Calabria (17%), Puglia (7%), Sardegna (5%) e Campania (3%).

Quanti sono gli immigrati residenti in Italia

Stando al Rapporto immigrazione 2016 Caritas-Migrantes, presentato in questi giorni a Roma, sono 5.026.153 le persone di cittadinanza straniera residenti in Italia al 1° gennaio 2016. Vale a dire l’8,3% della popolazione complessiva. In realtà, la popolazione complessiva di stranieri residenti in Italia è diminuita rispetto all’anno precedente di 130.061 unità (quindi dello 0,2%). Riguardo alla ripartizione geografica, il 58,6% degli stranieri vive nel Nord, uno su quattro al Centro e quasi il 16% al Sud.

La Regioni che più hanno residenti stranieri sul proprio territorio sono Lombardia (22,9%), Lazio (12,8%), Emilia Romagna (10,6%) e Veneto (9,9%). Riguardo gli immigrati in età solare, nelle scuole italiane sono 814.851 gli alunni stranieri con cittadinanza italiana, il 9,2% del totale degli alunni. Invece, gli alunni con cittadinanza non italiana ma nati in Italia sono addirittura il 58,7% del totale degli alunni stranieri. Dieci anni fa erano il 34,7%. Nel 2015, su un totale di 178.035 acquisizioni di cittadinanza italiana di stranieri residenti, 158.891 riguardano non comunitari residenti e 19.144 invece comunitari. Con un aumento, rispetto all’anno precedente, del 37,1%. Il numero più rilevante è comunque quello dei diciottenni: il 10% dei residenti della stessa età (2015).

Cittadinanza italiana: le leggi attuali

Per avere la cittadinanza italiana al compimento dei 18 anni, il cittadino straniero nato in Italia deve aver risieduto nel nostro Paese fino a quel momento «legalmente e ininterrottamente». E deve dichiarare entro un anno dal compimento della maggiore età, di voler acquisire la cittadinanza. Inoltre, la cittadinanza può essere anche acquisita per matrimonio, previo possesso di alcuni requisiti; o mediante naturalizzazione, il cui requisito richiesto è la residenza per almeno 10 anni se cittadino extracomunitario e quattro se europeo.

Tra gli stranieri in Italia primeggiano i romeni

Al primo gennaio 2016, in Italia sono presenti 198 nazionalità, di cui poco più della metà europea. Primeggiano i romeni (22,9%, con oltre 1,2 milioni di presenze), poi albanesi (9,3%) e marocchini (8,7%). Da sole, tre nazionalità costituiscono quasi il 41% del totale.

La situazione dei permessi di soggiorno

Ad inizio 2016 i permessi di soggiorno concessi sono stati lievemente superiori a quelli di inizio 2015: +0,03%. Ne sono stati concessi 3.931.133 ai cittadini extracomunitari, di cui il 48,7% riguarda le donne. Il 40,5% riguarda quelli a scadenza, mentre il 59,5% quelli di lungo periodo. Ad ottenerli di più i marocchini (13,0%), poi albanesi (12,3%), cinesi (8,5%) e ucraini (6,1%). Tutte e quattro queste nazionalità formano il 40% del totale dei permessi di soggiorno concessi.

Quali lavori svolgono gli immigrati

Quali professioni svolgono gli immigrati? Partiamo col dire che, secondo il rapporto Caritas-Migrantes, gli immigrati in età da lavoro sono 4.125.307. Gli occupati sono più della metà, 2.409.052, mentre i disoccupati in cerca di lavoro sono 425.077. il resto sono inattivi: 1.202.926. Al 36,5% degli immigrati tocca il lavoro non qualificato, mentre agli italiani il 7,9%. Il 24,9 tra loro è impiegato nel settore commerciale e dei servizi (gli italiani invece il 18,1%); poi uno su cinque si distribuisce tra artigiani, operai specializzati e agricoltori (italiani 14,6%). E siamo già all’81,5% degli occupati. Da ciò si evince quanto quelli che svolgono mansioni impiegatizie siano molto pochi, mentre prossimi allo zero quelli che svolgono mansioni di management.

Il rapporto però si occupa anche della platea dei cosiddetti Neet. Termine coniato dall’Ue per indicare quei giovani compresi in una fascia di età 15-34 anni che non studiano, non lavorano, né si formano (in Italia si usa anche il termine “né né”). Orbene, in Europa quasi 3 giovani extracomunitari su 10 si trovano in questa condizione. In Italia, se tra gli italiani la quota di Neet è di un quarto, tra gli stranieri arriva ad oltre un terzo (35%), e tra le ragazze arriva addirittura al 47,3%. Il che significa il 20% in più rispetto alle ragazze italiane. Quindi, in conclusione, l’Italia agli immigrati relega lavori poco qualificati o non attua politiche sociali per stimolarli a cercarne e trovarne uno. Ma è una pecca che patiscono anche i giovani italiani.

Ius soli temperato: cosa cambierebbe

Come anticipato nell’incipit, il tema immigrazione si è ulteriormente acceso con la decisione del Governo Gentiloni di approvare il cosiddetto “Ius soli temperato”. Il nome deriva dal fatto che non si tratta di un vero e proprio Ius soli come vige negli Stati Uniti, con il quale chi nasce negli States acquisisce automaticamente la cittadinanza americana. Bensì, essa deve sempre sottostare ad alcune condizioni.

La proposta di legge prevede che possano ottenere la cittadinanza italiana “i bambini stranieri nati in Italia che abbiano almeno un genitore in possesso del permesso di soggiorno permanente o del permesso di soggiorno europeo di lungo periodo”. Inoltre, la cittadinanza non scatta in automatico, ma occorre farne richiesta. Per ottenerla, servirà una “dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età”. Il limite di tempo concesso è di due anni dal compimento dei 18 anni. Viene poi prorogato il succitato arco di tempo entro cui chi ha compiuto 18 anni, vissuti legalmente e ininterrottamente in Italia, può chiedere la cittadinanza. Di fatto, passano da uno a due.

Quale effetto avrebbe? Sarebbero circa 600mila i figli di immigrati nati in Italia dal 1998 a diventare cittadini italiani. Tuttavia, le associazioni che lottano per i diritti degli immigrati ritengono che il permesso di soggiorno di lungo periodo sia una discriminante economica (condizione introdotta postuma alla Camera). Ciò in quanto tale permesso di lungo periodo viene concesso ai cittadini stranieri extraeuropei solo a determinate condizioni:

  • possesso da almeno 5 anni di un permesso di soggiorno valido;
  • godere di un reddito non inferiore all’importo annuale dell’assegno sociale;
  • avere la disponibilità di un alloggio idoneo;
  • devono superare un test di conoscenza della lingua italiana.

Tutte condizioni, per le ONG, difficilmente raggiungibili da chi proviene da Paesi dalle condizioni economiche disagiate.

Cos’è lo Ius culturae

La proposta di legge prevede anche un’altra via per ottenere la cittadinanza italiana: lo Ius culturae. Potrà beneficiarne il minore straniero nato in Italia o arrivato qui prima di compiere dodici anni, che abbia frequentato regolarmente la scuola per almeno cinque anni. O, in alternativa, che abbia seguito percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei a ottenere una qualifica professionale. Dunque, si premia il suo percorso di studi. Nel caso in cui abbia frequentato la scuola primaria, deve aver completato tutto il ciclo scolastico con successo. Se minorenne, a farne richiesta deve sempre essere un genitore che abbia residenza legale in Italia. Se maggiorenne, sempre entro due anni dal compimenti della maggiore età. In questo caso, a beneficiarne sarebbero circa 178mila bambini nati all’estero, i quali hanno già terminato cinque anni di scuola in Italia.

Nel lungo termine, se la legge fosse approvata e alla luce dei dati odierni sugli immigrati in Italia, avremo 45-50mila potenziali nuovi italiani all’anno per ius soli temperato, e 10-12 mila per quello culturae. In Parlamento, la proposta di legge vede l’appoggio di Partito democratico e Sinistra italiana, mentre Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia si stanno opponendo con veemenza. Il Movimento cinque stelle si sta astenendo, con Grillo che ritiene che lo Ius soli debba essere concertato con l’Europa.

Come funziona Ius soli in altri Paesi europei

A proposito di Europa, come funziona lo Ius soli negli altri Paesi europei?

  1. Germania: il neonato acquisisce la cittadinanza chi è figlio di un cittadino straniero che ha il permesso di soggiorno da almeno otto anni.
  2. Gran Bretagna: basta anche un solo dei genitori è genitore legalmente residente nel Regno Unito.
  3. Francia: i genitori devono avere la residenza da almeno cinque anni.
  4. Spagna: si acquisisce la cittadinanza alla nascita se almeno uno dei due genitori stranieri è nato lì.
  5. Irlanda: i genitori stranieri devono risiedere nel Paese da almeno 3 anni.
  6. Belgio: vige lo Ius soli vero e proprio, basta nascere sul territorio.

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