Gli 80 anni di Volkswagen: il colosso tedesco in continua evoluzione

Lo scorso 28 maggio uno dei più importanti gruppi automobilistici del Mondo ha compiuto 80 anni: la multinazionale tedesca Volkswagen. Correva l’anno 1937, quando a Berlino il regime nazionalsocialista fondava la “Gesellschaft zur Vorbereitung des Deutschen Volkswagens mbH”, tradotto in: Società per la preparazione dell’Auto del Popolo Tedesco. Perché questo nome tanto lungo quanto ambizioso? Perché il nazionalsocialismo era affascinato dall’idea che tutte le classi sociali potessero permettersi di avere un’auto con cui spostarsi. Un po’ ciò che pensò qui da noi in quegli anni il Fascismo con la FIAT.

Ripercorriamo di seguito la gloriosa storia di Volkswagen, compreso il recente “neo” scaturito dallo scandalo Dieselgate del 2015.

Come è nato il gruppo Volkswagen

Tutto ebbe inizio tre anni prima, nel 1934, quando l’Associazione dell’Industria automobilistica del Terzo Reich (da un anno al potere col Fuhrer Adolf Hitler) conferì a Ferdinand Porsche la produzione dell’“Auto del Popolo Tedesco”. Collaborando col suo team di esperti, Ferdinand Porsche progettò così un’utilitaria: il Maggiolino. Un veicolo compatto, dalla linea simpatica, pensato proprio per le classi meno abbienti, prodotto a partire dal 1938 e per alcuni decenni successivi anche alla Seconda guerra mondiale presso lo stabilimento di Wolfsburg. Città che poi divenne la principale sede del colosso tedesco. Le unità complessive prodotte del Maggiolino (in gergo industriale Volkswagen 1200) risulteranno essere 21,5 milioni.

Tuttavia, come tutte gli impianti industriali, anche quello di Wolfsburg fu riadattato per l’industria bellica nel corso della seconda guerra mondiale. Esplosa poco tempo dopo. Nacquero lì mezzi come le Kübelwagen (auto-tinozza), usate per il trasporto leggero dagli ufficiali e la “Schwimmwagen”, la cosiddetta auto anfibia che va sopra l’acqua.

Gli anni successivi alla seconda guerra mondiale

Dopo la fine della terribile Seconda guerra mondiale, che rase al suolo la Germania, furono gli inglesi a mandare avanti la produzione del Maggiolino. Soprattutto per salvaguardare i tanti posti di lavoro. Fino al 1949, quando cedettero l’amministrazione fiduciaria al neonato governo federale tedesco, mentre la gestione dello stabilimento di Wolfsburg fu affidato allo Stato della Bassa Sassonia. Negli anni ’50 alla produzione del Maggiolino furono affiancate quelle di altri veicoli ad esso derivanti. Il Microbus nella versione per trasporto passeggeri e le vetture sportive Typ 83. Commercialmente ribattezzate Karmann-Ghia Coupé e Cabriolet. Oltre al Transporter, un furbone. Tutti veicoli diventati così il locomotore che ha permesso l’espansione del colosso tedesco. Vengono realizzati nuovi stabilimenti, ognuno avente un tipo di produzione specifica: dal 1956 il Transporter venne prodotto ad Hannover; le scatole del cambio invece a Kassel, assi e utensili a Braunschweig e lo stabilimento di Emden invece aveva il compito di provvedere alla produzione oltremare.

Anni ’60: Volkswagen diventa privata

Se fino ad allora, Volkswagen era ancora in mano statale (per il vecchio retaggio partito col nazionalsocialismo), dal 1960 si ebbe il passaggio dal pubblico al privato. Volkswagen venne convertita in una società per azioni. Siamo già dinanzi a un vero e proprio colosso, che contava già oltre 64mila collaboratori e produceva 888.500 veicoli ogni anno. Ma negli anni ’60 si ebbe anche un’ulteriore svolta. Volkswagen diventa anche Gruppo multimarca: nel 1965 Volkswagen acquisì Auto Union GmbH, che si fuse con NSU Motorenwerke Aktiengesellschaft nel 1969 per formare l’odierna Audi AG.

Ma era solo l’inizio di un’acquisizione di altre marche. Dagli anni ’80 Volkswagen ha conseguito una straordinaria cavalcata di acquisizioni: Seat, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini, Porsche, Man, Ducati e ultima Scania. E’ nato anche il brand Volkswagen Financial Services AG, con lo scopo di raggruppare tutti i servizi finanziari. Di recente invece, è nata la fiduciaria di Volkswagen, MOIA, per operare anche nel settore dei servizi di mobilità.

In quel decennio però si tentò anche di sostituire il Maggiolino con altri veicoli. Ma invano. Vennero così introdotti il 1500, 1600, 411 e 412. Ma ebbero un successo commerciale molto scarso. Si tentò anche con un primo modello di berlina media a trazione anteriore e motore raffreddato ad acqua, con la vettura K 70. Ma anch’essa fu un insuccesso. Volkswagen così proseguì con il Maggiolino, proponendo anche una nuova versione berlina: il Maggiolone.

Gli anni ’70 e l’arrivo di due modelli che faranno la storia: Golf e Polo

Negli anni ’70, poi, una svolta tecnologica. Tra il 1973 e il 1975, si ebbe il passaggio definitivo dai motori raffreddati ad aria ai motori raffreddati ad acqua. Tentati come visto con insuccesso nel decennio precedente. In quegli anni vennero prodotti modelli di successo, ancora oggi in produzione: Scirocco, Passat, Golf e Polo. Di grande successo, nonostante la crisi petrolifera del 1974 che mise in ginocchio l’industria di tutto il Mondo. La Golf, peraltro, viene considerata l’erede del Maggiolino in termini di successo popolare. Vendendo oltre 33 milioni di unità fino ad oggi. Furono ideate anche altre due versioni: la Cabriolet (appaltata alla ditta austriaca Karmann) e la Jetta (una berlina).

Queste vetture sono nate dalla matita estrosa del giovane Giorgetto Giugiaro, designer e imprenditore italiano, classe 1938 di Garessio, provincia di Cuneo. Il quale all’epoca già vantava un’esperienza ventennale in Fiat dove entrò a soli 17 anni. Nella sua carriera si è anche aggiudicato il premio Compasso d’oro per l’Alfa Romeo Brera.

Gli anni ’80 e la partnership con la Cina

La multinazionale tedesca seppe cogliere prima di tutte le altre le grandi trasformazioni in atto in Cina. Nel 1985, infatti, la prima Volkswagen venne prodotta nel Paese asiatico mediante un partner locale. E ad oggi, il Gruppo tedesco opera con due joint venture di partner cinesi, mentre è in arrivo una terza. Lo scorso anno, VW ha venuto ben 4 milioni di veicoli sul mercato cinese. Confermando la propria lungimiranza non solo tecnologica, ma anche negli affari.

Quanto ai modelli prodotti, si proseguì con quelli che avevano avuto successo negli anni ’70. Sebbene alla fine del decennio il nome Scirocco fu sostituito con quello di Corrado.

I progetti degli anni ‘90

Negli anni ’90 si proseguì sempre con la produzione di Polo e Golf, con nuovi modelli che avevano sempre un ottimo riscontro commerciale. Anzi, la terza serie di Golf fu proclamata auto dell’anno 1992. Si introdusse la citycar Lupo, mentre a metà decennio in collaborazione con Ford si realizzò due auto gemelle: la Ford Galaxy e la Volkswagen Sharan. Il nome della serie Jetta fu sostituito invece con Vento prima e Boran poi. La vera chicca del decennio per Volkswagen è il ritorno del Maggiolino, presentato sotto il nuovo nome di New Beetle. Commercializzato nel 1998 negli Usa e nel vecchio continente nel 1999.

Vi fu anche un importante cambio al vertice dell’azienda: Hahn cede il suo ruolo a Ferdinand Piëch nel 1993, nipote di Ferdinand Porsche. Colui che ebbe in eredità la guida di VW dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1997 fu anche sviluppata la concept car W12, la quale stabilirà numerosi record di velocità, ma non sarà messa in produzione.

Il nuovo millennio all’insegna di nuovi modelli

Il passaggio al nuovo millennio non cambia la vena creativa di casa Volkswagen, la quale affianca alle ormai tradizionali serie Golf, Polo e Passat nuovi modelli. Vengono introdotti i propulsori turbodiesel TDI con tecnologia iniettore-pompa, i quali diventarono di serie su tutti i modelli ABS e doppio airbag. Nel 2001 fa anche il suo debutto il motore a benzina FSI ad iniezione diretta. VW si mostra dunque ancora all’avanguardia dal punto di vista tecnologico. Ad inizio 2000 arrivano anche la prima ammiraglia di lusso, la Phanteon, e il primo SUV: il Touareg. Entrambi se la giocano con le vetture Audi uscite in quel periodo dello stesso segmento.

Nella seconda metà anni 2000 arrivano le versioni Cross di Polo e Golf. Fanno il loro debutto i propulsori TSI twincharged, i nuovi motori Bluemotion, il SUV Tiguan, le concept car “Up!” e “Space Up!”. Torna il nome Scirocco, mentre nel 2007 viene presentata la Passat CC; grande berlina-coupé a 4 porte. Nel 2010 la nuova Polo viene nominata auto dell’anno, mentre nel 2011 arriva una nuova Beetle, più sportiva della precedente.

Lo scandalo Dieselgate, una macchia presto smacchiata

E veniamo al cosiddetto scandalo Dieselgate. Nel 2015 (18 settembre) il Gruppo Volkswagen è stato accusato di aver compiuto gravi irregolarità nella gestione del sistema anti-inquinamento su alcune proprie automobili con motore a gasolio. Tale scoperta è stata compiuta negli Usa – precisamente dalla Agenzia preposta ai controlli delle emissioni United States Environmental Protection Agency (meglio conosciuta con l’acronimo di EPA) – dove le auto erano state esportate e dove viene utilizzato un software (chiamato tecnicamente “defeat device”) il quale rivela, quando la vettura viene sottoposta a test in laboratorio, se è stata apportata una modifica sul funzionamento del filtro. Il quale finirebbe così per operare in modo illegale appena vengono meno le condizioni stabilite.

Più precisamente, il software utilizzato consentiva di aggirare le normative ambientali sulle emissioni di NOx (sigla con cui si identificano tutti gli ossidi di azoto e le loro miscele) e di inquinamento da gasolio. Pertanto, le auto che avrebbero passato il test, avrebbero altresì inquinato 40 volte più del limite consentito dalla legge sulle emissioni. Il titolo in Borsa subì ingenti perdite nei giorni successivi.

Il tarocco riguarda specificamente il motore diesel 2.0 TDI, versione EA189 e rientrante nella direttiva Europea Euro 5. Le auto complessivamente coinvolte nello scandalo sono undici milioni, di cui cinque Volkswagen, più di due milioni rispettivamente di Audi e Skoda. In minore misura anche Seat. Nello specifico, i modelli coinvolti in Europa sono:

  • le Audi A1, A3, A4, A5, A6, TT, Q3 e Q5;
  • le Volkswagen Golf VI, Passat VII e Tiguan.

Negli Stati Uniti invece:

  • Volkswagen Beetle;

Volkswagen dovrà risarcire i partnership frodati, sebbene la situazione sia già sotto controllo, con tanto di azzeramento del tip management di quel periodo. In realtà, l’amministratore delegato Martin Winterkorn rassegnò le dimissioni poco dopo l’esplosione dello scandalo, e fu sostituito da Matthias Müller, già alla guida della Porsche. Ad inizio di quest’anno, invece, è stato posto agli arresti in Florida Oliver Schmidt, dirigente per la Volkswagen negli USA, con l’accusa di frode.

Nonostante tale scandalo, il gruppo Volkswagen crede ancora nel Diesel. Sebbene quest’ultimo, viene considerato da alcune ricerche quasi finito entro il 2030 (resteranno in circolazione solo il 9% delle vetture). VW infatti vuole montare, come farà anche Mercedes, un filtro antipercolato sulle vetture a Diesel. Il gruppo tedesco ritiene che le auto a Diesel saranno ancora importanti per diversi anni, poiché garantiscono il giusto compromesso tra mobilità sostenibile da un lato (almeno rispetto alla benzina, dato che emettono il 20% di Co2 in meno) e prezzo accessibile dall’altro. Considerando il fatto che le auto elettriche, considerate il futuro della mobilità, sono ancora lontane da una vendita di massa (batteria ancora troppo cara e colonnine per la ricarica ancora poche).

Volkswagen nello sport

Il gruppo Volkswagen è molto attivo anche nello sport. Per quanto riguarda le auto da corsa, ha scritto pagine importanti nel rally con il gruppo Volkswagen Motorsport. Vincendo quattro edizioni del Rally Dakar (1980, 2009, 2010 e 2011) e del Campionato del mondo rally (primo posto ottenuto sia nel mondiale costruttori, sia in quello piloti, ininterrottamente dal 2013 al 2016 da Sebastien Ogier).

VW è molto presente anche nel calcio, sponsorizzando la squadra tedesca d Wolfsburg, dove come detto ha la storica sede principale. Dal punto di vista delle sponsorizzazioni, è molto attivo anche nel calcio italiano. E’ stato sponsor di Napoli, Fiorentina, Roma, Nazionale e anche della benefica partita del cuore, giocata dalla nazionale cantanti.

Significato di Volkswagen e dello slogan “Das auto”

Giusta anche una breve digressione sul significato di Volkswagen, che in tedesco si traduce “il carro del popolo”. A sottolineare l’obiettivo iniziale per il quale questa fabbrica avrebbe dovuto produrre auto per tutti, anche i ceti meno abbienti. In realtà una critica che viene rivolta alla casa tedesca riguarda il fatto che da diversi anni non produca più auto economiche, almeno per i prezzi con cui sono proposte sui mercati stranieri. Così anche una utilitaria piccola come la Up! finisce per superare gli 11mila euro, mentre una Polo i 12mila e una Golf i 20mila.

Per quanto riguarda lo slogan utilizzato da anni, “Das auto”, tradotto dal tedesco significa “la auto”. Per indicare il primato dei prodotti Volkswagen rispetto agli altri.

La Volkswagen che verrà

Come detto, la macchia Dieselgate è già un ricordo, sebbene siano passati appena due anni. Il colosso tedesco ha di fatti già avviato il programma “Together – Strategy 2025”, al fine di primeggiare anche nella mobilità sostenibile. La vera sfida imposta dal futuro e dagli sconvolgimenti climatici. Ma anche nella digitalizzazione, nella mobilità elettrica, nella guida autonoma e nei nascenti servizi preposti alla mobilità. In modo da festeggiare gloriosamente anche il proprio secolo di storia.

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