Giovani e lavoro, cronaca del disastro italiano

Secondo gli ultimi dati Istat, sarebbero due milioni e mezzo i giovani italiani che non studiano, nè lavorano. I Neet salgono così al 26% degli under 30, garantendo all’Italia il fanalino di coda nella speciale (e ben poco invidiabile classifica), davanti solamente alla Grecia (28,9%). Eppure, i dati negativi non finiscono qui.

Se infatti ritenete che sapere che un quarto dei giovani under 30 non lavora e non studia rappresenti un fenomeno isolato nel deterioramento della società italiana, vi sbagliate (purtroppo) di grosso. Anzitutto, perchè la popolazione italiana invecchia sempre di più, e il rapporto tra gli anziani e i giovani è di 154,1 su 100, con la Liguria che si conferma come la regione più anziana, e la Campania che è invece quella più giovane. Considerando che gli anziani sono sempre di più, e i giovani lavorano sempre di meno, lo squilibrio è presto fatto.

Ancora, l’Istat certifica un approfondimento del disagio economico italiana, che oramai riguarda il 23,4% delle famiglie italiane. Più o meno quanto intuito dalla Caritas, che nel suo ultimo rapporto sul rischio povertà afferma che ad essere in disagio economico sono circa 14,6 milioni di individui.

Tornando al mondo del lavoro, l’Istat dichiara come tra i 20 e i 64 anni lavorino meno di sei persone su dieci, e che nel 2013 il tasso di occupazione per tale fascia d’età sia calato, scendendo sotto quota 60% (59,8%). Di contro, l’Italia manifesta il tasso di imprenditorialità più elevato tra tutti i Paesi dell’Unione Europea: nel nostro Paese, infatti, il rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori in azienda sfiora il 30%.

Chiusa tale parentesi di positività apparente, l’Istat continua a elevare dati di particolare gravità, ricordando ad esempio che tra il 2000 e il 2013 il Pil pro capite italiano sia sceso del 6,6%, e che nel solo 2013 sia diminuito del 2,4% in termini reali. Sale invece la pressione fiscale, che nel 2013 ha toccato quota 43,3%, dietro solamente la Francia.

Sul fronte dei trasporti, un terzo delle famiglie lamenta problemi di inquinamento dell’aria nella sua zona di residenza. Il calo del tasso di motorizzazione, oggi pari a 608 vetture ogni 1.000 abitanti, è ricondotto alle difficoltà delle famiglie italiane di sostenere le proprie quattro ruote preferite.

Spicca ulteriormente l’incremento della quota di consumo interno lordo di energia elettrica coperto da fonti rinnovabili (oggi al 33,7%), l’aumento della percezione della sicurezza, il numero dei laureati italiani. Cala invece la quota di famiglie italiane che percepiscono un elevato rischio di criminalità nella propria zona di riferimento.