Giappone fuori dalla Recessione, ma il peggio è davvero finito?

Il Giappone ha salutato la lunga fase recessiva con un pò di soddisfazione, ma l’impressione è che le difficoltà non siano ancora finite, considerato che il quadro economico rimane debole, e i consumi delle famiglie ancora non riescono a decollare. La ripresa è difatto ancora molto lenta, e le prospettive sono tutt’altro che incoraggianti: nel corso dell’ultimo trimestre dello scorso anno la produzione interna lorda è cresciuta dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, ma nell’intero anno la produzione è rimasta praticamente stabile.

Le cifre di cui sopra non sono state certamente accolte positivamente dagli analisti, che sottolineano come la situazione del Paese fosse stata prevista in misura notevolmente più positiva. A preoccupare è soprattutto la situazione delle famiglie giapponesi: i consumi continuano a ristagnare poichè i salari rimangono praticamente congelati. Le grandi aziende nipponiche avevano ottenuti buoni risultato lo scorso anno, ma in virtù principalmente della debolezza dello yen, che ha favorito lo slancio delle esportazioni: un beneficio che raramente è stato ampliato ai propri lavoratori, con la conseguenza che le retribuzioni sono rimaste sostanzialmente ferme. In aggiunta, si tenga conto come sempre più lavoratori sono impiegati a condizioni meno vantaggiose rispetto ai loro genitori, denotando un deterioramento della qualità socio-economica microeconomica difficilmente smentibile.

Proprio su tale aspetto sembra essere fondamentalmente concentrato il premier Shinzo Abe: il primo ministro ha più volte ribadito l’impegno a vegliare affinchè gli stipendi continuino a salire nel 2015 e nel 2016, sperando che tale elemento possa essere sufficiente per poter smentire i timori degli stakeholders. In realtà, però, è probabile che il clima di pessimismo sul Giappone possa indurre – come peraltro accaduto qui da noi – le famiglie nipponiche a risparmiare i propri soldi, piuttosto che a spendere in vista di un futuro ritenuto incerto.

Ad ogni modo, non tutti vedono del nero in Giappone. L’istituto di credito Nomura, ad esempio, ha dichiarato che il sentimento di fiducia delle imprese e delle famiglie è migliorato proprio a partire dal mese di dicembre, aprendo dunque margini di grande speranza per il prossimo futuro a breve termine. Anche in Europa c’è chi ritiene che il peggio, in Giappone, sia effettivamente passato: la francese Natixis ha infatti stimato una crescita dell’1,3% per l’anno in corso, oltre alla media degli analisti. A fronte di tali slanci di positività, permangono le interpretazioni negative degli esperti di Capital Economics, che si attendono un nuovo periodo di stagnazione.

Insomma, il futuro, per il Giappone, pare essere piuttosto aleatorio. E voi da che parte state?