La gestione fiscale per un “Hobbista”

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Partendo innanzitutto da una definizione di “Hobbista” come colui che svolge un’attività occasionale o per meglio dire, una prestazione occasionale, bisogna andare a capire quando e come vanno dichiarate le proprie entrate, se ce ne sono. La figura dell’hobbista si è andata sempre più diffondendo negli ultimi anni grazie ad internet, dove chiunque possegga degli oggetti, fatti con le proprie mani ed aspira a monetizzare il tutto, anche solo come soddisfazione personale, potrà usufruire delle centinaio di siti web adibiti a mò di mercatino per raggiungere il suo intento.

Quando nasce il problema per l’Hobbista?

Il problema si crea nel momento in cui si iniziano a raggiungere i primi risultati e ad ottenere i primi guadagni vendendo magari dei prodotti “homemade“. La normativa a riguardo non è molto chiara, anzi, risulta piuttosto variegata. Spesso si cercano le soluzioni su Internet e le soluzioni non sono mai o del tutto corrette o del tutto aggiornate, quindi recenti.hobbista

Quali sono i punti che ogni Hobbista deve tenere in considerazione?

Ogni hobbista quando inizia a generarsi un reddito con un metodo qualunque, che sia offline o che sia online, arriverà ad un momento in cui dovrà necessariamente andare a dichiarare le proprie entrate per non risultare come un evasore fiscale. Come farà allora? Principalmente tramite partita Iva, motivo per cui dovrà tenere conto di questi due fattori:

  1. La sua attività dovrà essere svolta in maniera occasionale e non continuativa nel tempo. Secondo le normative dovrà avere un massimo di 30 giorni l’anno, essere saltuaria e non professionale senza nessun vincolo di subordinazione.
  2. Secondo punto e assolutamente più importante del primo, i ricavi generati da tale attività dovranno essere certificati tramite una ricevuta non fiscale e non dovranno superare i 5000€ annui, altrimenti sarà necessario aprire una partita Iva.

Dunque se rientrate in questi punti, siete considerati hobbisti, ma se non li rispettate allora siete legalmente considerati come “venditori professionisti”. Se l’attività verrà dunque considerata di “vendita continuativa” oppure è stata superata la soglia dei 5 mila euro, siete considerati commercianti con obbligo appunto di apertura di partita Iva, iscrizione alla Camera di Commercio e alla presentazione della Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al comune di residenza, più, l’obbligo di tenuta delle scritture contabili. Per tutto ciò è chiaro che è molto utile avere un Dottore commercialista a cui affidarsi.

Come funziona invece la ricevuta non fiscale per gli hobbisti?

Un hobbista può dunque essere considerato come una sorta di prestatore d’opera occasionale, un venditore occasionale che decide per un certo periodo di vendere un prodotto o un servizio realizzato, ma con introiti strettamente limitati sotto i 5000€ l’anno. La normativa fiscale a riguardo è molto più semplice. Il primo punto da rispettare è l’emissione della ricevuta non fiscale, emessa dai privati quando si ha la cessione di un bene. Quando l’importo supera i 77,47€ allora bisognerà apporre una marca da bollo da 2€ che in genere è a carico di chi ottiene il guadagno, ma può essere anche addebitata all’acquirente. Le ricevute in questione andranno poi conservate perché oltre ad attestare la transazione di denaro appena effettuata, permettono di capire se effettuare o meno la dichiarazione dei redditi con queste entrate extra. Fino a 4800€ si è esonerati dalla dichiarazione. In caso contrario, se si è anche dei lavoratori dipendenti, queste entrate andranno indicate come “redditi diversi”, come specificato all’articolo 67 del DPR n.917/86.

Per gli hobbisti dediti alla vendita nei mercatini

Per quegli hobbisti che partecipano a veri e propri mercatini in maniera occasionale per vendere i propri prodotti, bisognerà essere in possesso di tutta la documentazione per la “vendita temporanea” da esibire qualora ci fossero dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Per sarà necessario avere una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, dove si dichiara secondo articolo 4, comma 2, lettera h), D.Lgs. n. 114/98, di andare ad effettuare questa vendita in maniera occasionale presso il dato comune e solo di prodotti homemade. Alcuni comuni in più potranno fornire un vero e proprio tesserino degli hobbisti e in più, sarà necessaria la documentazione che attesterà il pagamento per occupazione di suolo pubblico. Leggi anche qui, se e quando conviene aprire una partita iva.

Hobbista su internet

Su internet cambia la questione. Se un hobbista decide di aprire anche solo un sito vetrina dove pubblicizzare i propri prodotti, qualora questi siano con un prezzo in vista, allora sarà necessaria aprire una partita Iva che andrà indicata. Questo perché per l’Amministrazione finanziaria, colui che vende dei propri prodotti online diventa a tutti gli effetti un commerciante.

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