Germania, Merkel vince ancora ma a fatica: cosa accadrà ora a Germania ed Unione europea

Per usare un gergo calcistico si potrebbe dire: “vince ma non convince”. E’ quanto accade alla Cancelliera tedesca Angela Merkel, uscita ancora una volta vincitrice dalle urne teutoniche e così ha diritto di formare un nuovo governo per la quarta volta consecutiva. Ma la sua vittoria non è stata schiacciante come pensavano in molti.

Sebbene i socialisti del Sdp abbiano calato il proprio asso candidando lo storico leader in Germania e nell’Europarlamento, nonché ex Presidente del Parlamento europeo, Martin Schultz (diventato famoso in Italia dopo che Berlusconi lo apostrofò con l’epiteto di Kapò), la vittoria della Merkel era data per scontata. Anche perché si credeva che, come successo in Olanda e in Francia, lo spauracchio euroscettico e nazionalista restasse appunto solo uno spauracchio e non un pericolo concreto. E invece, non solo i socialisti tedeschi hanno toccato il loro peggior risultato storico (20%), ma anche la stessa Cdu (che si presentava unita ancora una volta al Csu) ha raggiunto il suo peggior risultato dal 1949: il 33,1%. Ben 8 punti percentuali in meno rispetto a 4 anni, quando la Merkel si attestò su un convincente 41%. a ciò poi va aggiunto l’ottimo risultato del partito neonazista Afd, che fa il suo ingresso in Parlamento come terza forza con il 12% dei voti. E a qualcuno questo risultato ha fatto venire in mente quanto accaduto nel 1933.

Ciò conferma che anche in Germania la sinistra tradizionalista sia in crisi e non riesca più ad intercettare i voti della classe operaia e del ceto medio (i comunisti di Linke hanno raggiunto il 9%). Preoccupati come sono dall’arrivo massiccio degli immigrati negli ultimi anni (soprattutto dei profughi siriani) e dal conseguente abbassamento della propria forza contrattuale e dalla concorrenza che essi rappresentano in tema di welfare. Tornano invece in auge i liberali di Fdp con il 10%, europeisti e intransigenti convinti. In virtù di tutto ciò, cosa accadrà ora in Germania e all’Unione europea? Vediamolo di seguito.

Sommario

Risultati elettorali in Germania

Ricapitolando, questo è l’esito elettorale emerso dalle urne tedesche:

  • Cdu-Csu: 33,1%,
  • Spd: 20,5%
  • Afd: 12,5%
  • FDP: 10,7%
  • Linke: 9,2%
  • Verdi: 8,9%

In virtù di questo risultato, la distribuzione dei seggi nel Bundestag sarà questa:

  • CDU/CSU: 246 seggi
  • SPD: 153 seggi
  • AFD: 94 seggi
  • FDP: 80 seggi
  • LINKE: 69 seggi
  • VERDI: 67 seggi

La Merkel, quindi, avrà bisogno di allearsi con gli altri partiti se vuole andare al governo per la quarta volta consecutiva. I socialisti hanno già detto di non voler partecipare in una Grosse Koalition, pertanto Cdu-Csu potrebbe allearsi con i liberali di Fdp e con i Verdi. In una coalizione che è già stata definita “giamaicana”, poiché i tre colori rispettivi dei partiti rievoca la bandiera della Giamaica. Ma la trattativa non sarà facile, poiché soprattutto i Verdi sono alquanto scettici. Per gli analisti, la Cancelliera potrebbe impiegare fino a sei mesi per trovare la quadra. L’emorragia di voti da parte di Cdu-Csu è stata analizzata in questo modo: se è vero che 1,3 milioni di voti erano di elettori morti, 1,6 milioni elettori si sono invece astenuti, delusi dal partito ma convinti di non volerlo dare a nessun altro. O forse alcuni di loro hanno dato per scontata la vittoria della Merkel. 1,3 milioni di voti sarebbe invece andato ai liberali di FDP, 1 milione all’ultradestra di AFD e le briciole agli altri. Solo 11 milioni di tedeschi ha confermato il proprio voto alla Cancelliera.

Ma come cambierà la Germania e l’Unione europea?

Naturalmente il voto tedesco va visto con attenzione, in quanto da esso dipendono le sorti non solo della Germania ma anche dell’Unione europea stessa. Il fatto che l’ultradestra abbia superato il 12% e i liberali siano tornati in auge col 10, dimostra come la Merkel sia stata bocciata su due fronti: l’immigrazione e la politica estera. La classe media tedesca si sente minacciata dall’arrivo di tanti profughi e vorrebbero una Germania più decisa sul piano internazionale. In questi anni il Paese teutonico è stato alquanto neutrale sui fatti che sono accaduti in Medioriente (in primis Libia e Siria), mentre ha mantenuto un rapporto ambiguo con personaggi quali Putin ed Erdogan. Criticandoli da un lato ma stringendoci accordi commerciali dall’altro.

Per quanto riguarda l’Unione europea, invece, un governo Cdu-Fdp non è di certo una buona notizia. I liberali sono molto intransigenti e austeri, e ciò significa una Germania ancora più severa nei confronti dei Paesi dell’Europa meridionali. Visti sempre con disprezzo “dall’altro”. Quindi anche noi. Internamente, comunque, si preannuncia anche un taglio della pressione fiscale, cosa che dovrebbe portare l’economia tedesca a continuare a crescere a un buon ritmo.

La possibilità di un ruolo più importante di Fdp, per Credite Suisse potrebbe altresì spingere i titoli azionari tedeschi. Tuttavia, come fa notare Elliot Hentov, responsabile politica e ricerca per State Street: “Qualsiasi coalizione governativa difficilmente riuscirà ad agire con rapidità o a mantenere quella stabilità che ha sempre contraddistinto la Germania”. La figura della Germania austera di questi anni, il ministro dell’economia Wolfgang Schäuble, non dovrebbe però trovare spazio in un futuro governo. Tuttavia, potrebbe avere un ruolo ancora più importante: come Ministro europeo delle Finanze qualora questo ruolo dovesse vedere la propria nascita. O, comunque, potrebbe essere la carta che la Germania si giocherà nella corsa alle poltrone della Commissione europea che si terrà tra due anni.

Chi è Angela Merkel, la donna di ferro che guida la Germania dal 2005

Dunque, la Merkel ha il compito di ritrovare la fiducia del popolo tedesco, che si è rivolto altrove per far difendere le proprie ragioni (liberali ed ultradestra). Ma chi è Angela Merkel, la donna di ferro che guida la Germania e l’Unione europea ininterrottamente dal 2005? E lo farà per altri 4 anni? Vediamolo di seguito.

Origini e primi passi in politica

Registrata all’anagrafe come Angela Dorothea Kasner, la Merkel è nata ad Amburgo il 17 luglio 1954, da un pastore luterano e da un insegnante di inglese e latino. Angela crebbe in campagna, a 80 km a nord di Berlino, nella Repubblica Democratica Tedesca socialista. Come molti giovani della zona, Angela Merkel fece parte del movimento giovanile socialista Libera Gioventù Tedesca. Per poi diventare membro dell’amministrazione del distretto e segretaria dell'”Agitprop” (agitazione e propaganda) presso l’Accademia delle Scienze di tale organizzazione. Dopo aver conseguito la laurea in Fisica a Lipsia nel 1978 e aver conseguito il dottorato in Chimica Fisica, nel 1989 aderì al nascente movimento democratico «Il popolo siamo noi» a seguito della caduta del Muro di Berlino, per poi passare al partito Risveglio Democratico. In seguito alle prime elezioni libere del 18 marzo 1990, divenne portavoce dell’ultimo governo della Repubblica Democratica Tedesca, allora guidato da Lothar de Maizière.

L’ingresso in parlamento e primi ruoli governativi

Dopo le prime elezioni democratiche del 1990 divenne parlamentare. Il suo partito si fuse con la CDU della Germania Ovest e Angela Merkel è divenuta Ministra per le Donne e i Giovani nel terzo governo presieduto da Helmut Kohl. Mentre nel 1994 è stata nominata Ministra per l’Ambiente e la Sicurezza dei Reattori. Molto giovane, divenne subito una pupilla di Kohl, leader del Cdu e Cancelliere di allora, e per i suoi ruoli già da Ministra venne soprannominata das Mädchen. Tradotto dal tedesco “la ragazza”.

Leader del Cdu negli anni all’opposizione

Nel 1998 il suo partito perse le elezioni contro la coalizione rosso-verde Spd-Verdi, e passò all’opposizione. Ma è qui che la Merkel fa il suo salto decisivo: quell’anno fu nominata Segretaria-Generale della CDU. Il partito ottenne sei vittorie su sette nelle elezioni dei Länder (praticamente le nostre regionali) l’anno successivo, rompendo la supremazia dei socialisti e dei verdi. A darle ulteriore campo libero per la leader, il fatto che la Cdu fu coinvolta in uno scandalo finanziario, che coinvolse anche lo stesso Kohl. Assunse così la presidenza del partito il 10 aprile 2000, con il compito di rifondarlo e dargli nuova linfa. Il che destò stupore, dato che lei è di origine evangelica, date le sue origini protestanti della Germania del nord, mentre la CDU è un partito notoriamente dominato da uomini, conservatore con forti radici cattoliche e con roccaforti proprio nella Germania occidentale e meridionale. Dunque, un profilo del tutto nuovo per il partito.

Ma la Merkel conquistò subito popolarità nella popolazione tedesca sfidando così nel ruolo di Cancelliere il socialista Gerhard Schröder alle elezioni federali del 2002. Ma a boicottarla lo stesso partito, specie l’alleato Csu (Unione Cristiano Sociale in Baviera, CSU). Sebbene, malgrado ciò, perse comunque con un labile margine. Consolidò però la sua posizione all’interno del partito, diventando leader dell’opposizione.

In quegli anni, quella che sarà la futura cancelliera, si fece portavoce di profonde riforme del sistema economico e sociale tedesco, più in favore del mercato e della deregolamentazione, con licenziamenti più facili aumento delle ore lavorative settimanali. Il tutto per sollecitare l’occupazione e la ripresa economica. Spinse affinché l’abbandono dell’energia nucleare avvenisse in maniera più lenta rispetto a quanto voleva fare il Governo Schröder in carica. Voleva una politica estera maggiormente filo-americana, dichiarandosi favorevole alla guerra in Iraq e accusando addirittura il Cancelliere in carica, che invece mantenne una posizione neutrale, di essere anti-americano. Probabilmente, a pesare in queste posizioni, il fatto che lei fosse cresciuta nella Germania est. Quella controllata dal regime comunista. Tuttavia, come abbiamo detto, da Cancelliera non è poi stata così filo-americana quando si è trattato di attaccare Gheddafi o Assad. Mantenendo posizioni neutrali. Criticò altresì il sostegno del governo all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, preferendo invece un'”alleanza privilegiata”. Su quest’ultimo punto finì per rispecchiare il pensiero di buona parte dei tedeschi, sebbene la comunità turca in Germania sia paradossalmente molto alta.

Nel 2005, in vista delle nuove elezioni politiche, acquisì di diritto l’incarico di sfidare Schröder del SPD alle elezioni federali del 2005. I sondaggi la davano indietro di 21 punti percentuali, inoltre, in campagna elettorale, non aiutò molto la gaffe che fece confondendo il guadagno lordo con quello netto ben due volte in un dibattito televisivo. Secondo gli analisti però, recuperò voti quando annunciò che avrebbe designato Paul Kirchhof, ex giudice della Corte Costituzionale Tedesca ed esperto di politica fiscale, come Ministro delle Finanze. Tuttavia, quest’ultimo affermò di voler introdurre una flat tax in Germania, che andava un po’ controcorrente rispetto ai presupposti liberali della Merkel. Facendo credere che la CDU fosse un partito in favore soprattutto dei più ricchi. A rincarare la dose il fatto che sempre in campagna elettorale la Merkel affermò di voler aumentare l’IVA per ridurre il deficit tedesco. Pertanto ai socialisti bastava dire che una volta al governo non avrebbero fatto quanto diceva la Cdu, come appunto introdurre la flat tax o aumentare l’Iva. La Merkel fu anche criticata per aver copiato un passaggio di un discorso del Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan in un dibattito presidenziale del 1980.

Primo governo Merkel

Le elezioni si tennero il 18 settembre 2005 e la CDU/CSU di Merkel e la SPD di Schröder si mantennero in un entusiasmante testa a testa che si concluse con il 35,3% dei voti in favore di Cdu-Csu (rispettivamente 27,8% e 7,5%) e il SPD al 34,2%. Pur sommando i voti con i rispettivi alleati, liberali e verdi, nessuna delle due forze politiche ottenne la maggioranza in parlamento e quindi si diede vita ad una Grosse Koalition, con Merkel Cancelliera e socialisti beneficiari di 8 Ministeri su 16. Ciò non gli permise di attuare le politiche sociali, economiche ed estere che avrebbe voluto. Furono dunque attuate riforme come: l’aumento dell’Iva dal 16 al 19 percento, ma anche dei contributi alla sanità pubblica e della tassa sui guadagni. I neoassunti non avevano garanzie contrattuali per i primi 2 anni di lavoro, mentre le pensioni sono state congelate e i sussidi per l’acquisto della prima casa sono diminuiti. Per quanto concerne la politica estera, la Germania ha mantenuto i forti legami con la Francia (ancora oggi vigenti, anche se allora era più paritetici, negli ultimi anni invece i francesi sono più subordinati) e con gli stati dell’Europa orientale. In special modo con la Russia, sostenendo altresì l’ingresso della Turchia nell’Unione europea.

Secondo Governo Merkel

Il 27 settembre 2009 la CDU vince di nuovo le elezioni, questa volta con un margine maggiore rispetto a 4 anni prima. Al punto che riesce a formare un governo con i liberali di FDP. Ciò gli ha consentito di spingere maggiormente verso le proprie idee e la propria politica, essendo i liberali convinti europeisti e sostenitori dell’austerità. Di fatti, la Germania ha inasprito la propria posizione in seno all’Unione europea, promuovendo il rigore e rincarando la dose nei confronti dei Paesi dell’Europa meridionale. In questi anni il Paese teutonico ha dato vita a riforme interne più consistenti del mercato del lavoro e del fisco, avendo perso “la palla al piede” socialista.

Terzo Governo Merkel

Nel 2013 si torna alle urne e, data la mancata elezione in Parlamento dei liberali, la Merkel si è vista costretta a riallearsi coi socialisti. Sebbene il rapporto fu molto meno paritetico tra le due forze politiche, visto che la Cdu prese il 41% dei voti (sottratti presumibilmente proprio ai liberali).

Afd, i neonazisti che fanno paura

Ma dalla città di Amburgo arriva un altro protagonista delle ultime elezioni federali tedesche: Bernd Lucke. Colui che ha fondato Afd, Alternative für Deutschland, partito neonazista attestatosi come detto al terzo posto col suo lusinghiero 12,6%. acquisendo così 94 seggi. Un risultato inaspettato di un partito nato solo 4 anni fa ma che ha fatto velocemente breccia, come detto, tra i meno abbienti e il ceto medio. Quello che una volta votava Cdu, Spd, Linke o i liberali. Confermando il trend che si sta verificando da qualche anno: i partiti tradizionalisti non riescono più a intercettare le istanze degli emarginati, che si rivolgono sempre più a partiti antisistema o estremisti. Per capire chi è Afd, basta fare una carrellata delle idee dei suoi leader o esponenti. L’ultimo scandalo, nell’ordine, riguarda una dichiarazione di Alexander Gauland. Durante un incontro con l’ala ‘voelkisch’, quella più radicale, ha affermato che essi devono avere “il diritto di essere orgogliosi su quanto fatto dai soldati tedeschi in due guerre”. Ignorando le tesi unanimi di molti storici che hanno sottolineato quanto l’esercito tedesco non sia stato da meno rispetto alle SS.

Gauland ha già qualche precedente. Come quando difese il leader antisemita dell’Afd in Turingia, Bjoern Hoecke, accusato di aver affermato che “non tutto di Adolf Hitler è da buttar via” e che il monumento all’Olocausto realizzato a Berlino sia “una vergogna”. Anzi, Gauland lo ritiene “lo spirito del partito”. Lo stesso Gauland ha ammesso in una intervista di augurarsi che la ministra all’Integrazione di origine turca Oezoguz sia “liquidata in Anatolia”. Praticamente, che venga fatta fuori.

Nella sua pur breve vita, Afd ha già avuto burrascosi cambi di leadership. Nel 2015 il fondatore Lucke ha lasciato il partito perché riteneva fosse diventato troppo populista sotto la guida di Frauke Petry. Ma quest’anno anche quest’ultimo lo ha abbandonato a sua volta, poiché non è riuscito a renderlo un po’ più moderato. Del resto, le posizioni di estrema destra funzionano, specie nella parte Est del Paese, dove il partito ha anche superato il 20% dei consensi. E se le parole sono importanti, per dirla alla Moretti, basta citare qualche pensiero degli esponenti di questo partito. Il neodeputato Jens Maier, ha definito i profughi ‘feccia’ e chiede “la fine del culto della colpa”, riferendosi alle guerre e all’Olocausto. Enrico Komning, su Facebook canta fieramente con la figlia la prima strofa nazista dell’inno tedesco. Wilhelm von Gottberg, ritiene invece che l’Olocausto sia stato “un utile strumento per criminalizzare i tedeschi”, e cita anche la tesi neofascista dell’italiano Mario Consoli, il quale riteneva che “sempre più Stati stiano oscurando la verità sull’Olocausto”.

E si potrebbe continuare ancora, con altri esempi di frasi o azioni a sfondo razzista o antisemita. Compito dei partiti tradizionali è dunque quello di sgonfiare questi movimenti estremisti, attraverso la buona politica e l’onestà.

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