Gas: risiko internazionale ed effetti sull’Italia

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Mentre l’Unione Europea segna il percorso delle sanzioni verso la Russia, Mosca sembra pronta a un passo molto più drastico. Gazprom, la società che detiene il monopolio sulle esportazioni di gas, ha dichiarato di essere pronta a tagliare tutte le forniture ai gasdotti ucraini dal 3 giugno. Secondo Alexey Miller CEO di Gazprom, le forniture saranno sospese a meno che l’Ucraina non riesca a pagare entro il 2 giugno le spedizioni previste per il mese.

Il blocco del gas non interesserebbe solo l’Ucraina, ma anche i paesi europei che dipendono dalla distribuzione di combustibili attraverso lo stesso Paese. Gazprom afferma comunque di essere pronta ad agire poiché l’Ucraina deve più di 3,5 miliardi di dollari per le forniture passate. L’annuncio ha evidenziato la relativa facilità con la quale il governo russo può tenere sotto scacco l’economia europea, comunque incerta sul da farsi nei confronti dei comportamenti scorretti provenienti da Mosca. Proprio questa settimana infatti, la Francia ha respinto le chiamate degli alleati europei e statunitensi che suggerivano il blocco delle vendita di due navi da guerra alla Russia. Un alto funzionario da Parigi ha dichiarato che la Francia non è disposta ad essere l’unico Paese a prendere un duro contraccolpo dalle sanzioni verso la Russia. L’accordo sulle navi da guerra ha un valore stimato di 1,7 miliardi di dollari e una penale in caso di cancellazione dell’accordo di un ammontare pari o addirittura superiore. L’Unione Europea ha inoltre espresso la volontà di imporre sanzioni ad altre due compagine crimee che commerciano gas, che sono state espropriate dalla Russia quando il presidente Vladimir Putin ha annesso la penisola ucraina allo stato cui è presidente.

Il taglio dei combustibili da parte delle Russia rimane un evento cruciale poiché annullerebbe metà delle forniture di gas all’Ucraina e comprometterebbe quelle verso diversi paesi europei che potrebbero risentirne gravemente, tra cui l’Italia. L’Europa dati alla mano, riceve circa un terzo del gas di cui ha bisogno, dalla Russia e di questo circa la metà proviene proprio dai gasdotti ucraini.

L’effetto della chiusura dei rubinetti qualora avvenisse non si percepirebbe immediatamente. La domanda di gas infatti durante l’estate staziona al minimo e sia l’Europa che l’Ucraina hanno accumulato abbastanza rimanenze da resistere almeno due mesi in più agli standard attuali, in maniera autonoma. L’Ucraina infatti dichiara che il suo PIL basterebbe a fa fronte al 75% del fabbisogno estivo di gas.

Tuttavia la situazione capitolerebbe molto velocemente con l’abbassarsi delle temperature in autunno. I gasdotti alternativi che passano a nord dell’Ucraina non hanno capacità sufficiente per soddisfare tutte le esigenze dell’Europa e l’Italia essendo uno snodo centrale verso il resto del continente si troverebbe davvero in una difficile situazione. Questo in un ottica macroeconomica e geopolitica potrebbe rendere il governo italiano riluttante a colpire la Russia appoggiando le dolorose sanzioni. L’Italia – di fatti – oltre alla dipendenza del gas russo ha interessi economici rilevanti con la sua controparte moscovita, tra cui iniziative di esplorazione dell’Artico con il gruppo petrolifero Rosenft. Il premier Matteo Renzi ha pero rassicurato la politica mondiale dichiarandosi favorevole all’intervento tramite sanzioni alla Russia se questa dovesse continuare ad interferire nell’economia ucraina.

La migliore protezione per l’Europa e in particolare per l’Italia nei confronti di un brusco arresto di forniture di gas, a questo punto, rimane la leva della crisi russa; il Cremlino infatti ha bisogno di entrate dalle vendite estere e i mercati asiatici ai quali guarda con gola sono ancora troppo arretrati per garantire un business equiparabile a quello con l’Europa. Rimane quindi ragionevole pensare che Putin preferirà discutere i termini sui prezzi (magari al rialzo) delle forniture di gas all’Ucraina, piuttosto che fermare del tutto le spedizioni.