G8: proposte Economiche nebulose e insufficienti

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Grande attesa c’era attorno a questo G8. Il momento era fecondo per imprimere una svolta e oltre a essere fecondo era (ed è) anche critico, visto che la crisi incalza le economie fino all’orlo del baratro. Poteva essere il G8 del cambiamento, e invece quello che è uscito è una serie di proposte economiche che non aggiungono nulla a quanto proposto da tre anni a questa parte e, anzi, a tratti si rivelano persino nebulose e molto vaghe.

La sintesi, tragica, è la seguente: niente stop all’austerity. La Germania, azionista di maggioranza dell’Unione Europea (ma questa definizione è un eufemismo) non ha arretrato di un passo, forse a causa del fatto che la Merkel è in piena campagna elettorale. C’è da specificare che i paesi chiamati a chiederla, questa fine del rigore, non lo hanno fatto o lo hanno fatto a bassa voce. E’ il caso, ahinoi, dell’Italia: Letta non vuole nemmeno sentire parlare dello sforamento del 3% del deficit.

Ad ogni modo, su suggerimento del britannico David Cameron, è stato stilato un vademecum in 10 punti. La classica montagna che partorisce il topolino, verrebbe da dire, ma tant’è.

La maggior parte di questi punti si riferisce all’evasione fiscale e alla spinosa questione dei paradisi fiscali. Peccato che questi argomenti vengano trattati superficialmente, ignorando il decisivo capitolo del “fare”. E infatti si legge: “Le autorità fiscali di tutto il mondo dovrebbero condividere, automaticamente, le informazioni per combattere la piaga dell’evasione fiscale. I Paesi dovrebbero cambiare le regole che consentono alle loro società di spostare i propri profitti oltre frontiera per evitare di pagare le tasse mentre le multinazionali dovrebbero rendere noti dove realizzano i propri profitti e a che tipo di tassazione sono sottoposti”.

Per il resto, forti sono le spinte a una ulteriore liberalizzazione e un completamento del processo di globalizzazione. Un esempio è dato dalla direttiva che dovrebbe spingere i governi a evitare qualsiasi velleità protezionistica.

Nel comunicato di fine G8 emerge qualche evidenza un po’ più rassicurante, anche se si rimane comunque confinati nel limbo dei vorrei. Come nel passaggio in cui si propongono “sostegno alla domanda, sicurezza delle finanze pubbliche e riforme”. I primi due aspetti sono abbastanza in contraddizione tra di loro perché, in una situazione di mancanza di liquidità come quella europea, è impossibile coniugare interventi pro-domanda (come il non aumento dell’Iva) con la stretta osservanza delle politiche di bilancio (come il limite del 3%). Per quanto riguarda il terzo aspetto, poi, “riforme” può voler dire tutto e il contrario di tutto.

Un segnale di ottimismo lo si può leggere qualche riga dopo, quando si parla specificatamente di austerity. La sostenibilità del bilancio, infatti, viene definitivo come obiettivo da raggiungere nel medio periodo e non nel breve periodo, come invece si sta facendo attualmente. Inoltre viene dedicata qualche frase alla questione delle “eccezioni”. Le politiche di bilancio, secondo il comunicato di fine G8, vanno considerate non in senso assoluto ma in base alle circostanze nazionali e vanno modificate caso per caso, se necessario. In soldoni ciò vuol dire che se una nazione ha necessità di spendere per uscire dalla crisi economica deve poterlo fare; per il pareggio di bilancio poi si vedrà. E’ quanto auspicato, paradossalmente, da Silvio Berlusconi alla vigilia. La Ue, però, ufficialmente su questo particolare non ha battuto ciglio.