G7 a Taormina: storia del G7, Paesi membri e perché viene definito “morto che cammina”

I prossimi 26 e 27 maggio i grandi della Terra si riuniranno nella splendida cornice siciliana di Taormina nel G7. Evento che ha suscitato già qualche settimana fa polemiche e ilarità, giacché il Governo italiano ha scelto come immagine per la app che consente ai giornalisti di tutto il Mondo di accreditarsi all’evento , una stereotipata foto di un uomo vestito in pieno stile anni ’50 (coppola, bretelle, sguardo da piacione e sigaretta) che guarda con fare macho una donna che passa compiaciuta delle attenzioni con un ombrellino. Al web la cosa non è passata inosservata, additandola come retrò e maschilista. Ma a parte ciò, a non passare inosservato è tutto l’evento. Per molti ritenuto superato. Vediamo cos’è il G7, la sua storia, chi ne fa parte e perché viene definito senza mezzi termini “un morto che cammina”.

Cos’è il G7 e quali sono i Paesi membri

Con l’acronimo G7 si intende il Gruppo dei Sette, ossia il vertice dei ministri dell’economia di quelle che vengono considerato le sette nazioni più sviluppate al mondo, definite dal Fondo Monetario Internazionale come le 7 maggiori economie avanzate del Pianeta. Il G7 è partito dal 1975 (dal 15 al 17 novembre, nella cittadina francese di Rambouillet) inizialmente con sei Paesi, per poi essere istituito in via ufficiale solo nel 1986 quando aderì anche il Canada. I membri del G7 sono pertanto Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Canada e Stati Uniti d’America. Al G7 si aggiungono sempre il rappresentante dell’UE e il Presidente del Fondo Monetario Internazionale. Il G7 rappresenta oltre il 63% della ricchezza netta mondiale, almeno fino al 2013 e secondo le stime del Credit Suisse Global Wealth.

Qual è lo scopo del G7

Il G7 è stato istituito per discutere ovviamente di politica economica. Oltre ai Ministri dell’economia dei sette Paesi succitati ed ai due esponenti di FMI e Ue, il lavoro viene assistito da uno staff di alti funzionari dell’alta finanza. Viene poi nominata una segreteria generale congiunta composta da tre esponenti originari di tre dei sette paesi membri e la più rappresentativa possibile di tutti i continenti in causa. In particolare, si cercano soluzioni in favore della macroeconomia, soprattutto in presenza di situazioni critiche che la minano. Ad esempio, il primo G7 affrontò delicate questioni come il crollo del tasso di cambio del 1971, la crisi energetica e la conseguente recessione del 1974.

Altri G7 in Italia

Non è la prima volta che un G7 si tiene in Italia. Altri precedenti furono:

22 – 23 giugno 1980 a Venezia;

8 – 10 giugno 1987 sempre nella città lagunare;

8 – 10 luglio 1994 a Napoli;

20 – 22 luglio 2001 a Genova (anche se in quell’occasione si trattò di G8).

Perché il G7 viene considerato un morto che cammina

Il G7 viene considerato dai più senza mezzi termini “un morto che cammina”. Motivo? Basta vedere quali sono gli Stati membri che ne fanno parte. Quando è partito negli anni ’70, questo direttorio economico rappresentava praticamente quei Paesi che si contrapponevano al blocco comunista, la cui posizione si consolidò proprio con la caduta dei regimi sovietici. La storia sembrava proprio dare ragione a loro. Quando cadde il muro di Berlino, c’è chi come il politologo statunitense Francis Fukuyama affermava che la “storia era finita” e il vincitore era chiaro. Aveva vinto l’economia di mercato e l’Occidente. Il sociologo Eric Hobsbawm, definì il ‘900 “secolo breve”. Ma non fu così. A partire dagli anni ’90 il mondo ha subito una trasformazione, ma non nel senso che intendevano questi autori. Quei sette Paesi non sono più i padroni del Mondo per due motivi, ad essi endogeni ed esogeni. Endogeni, perché sono crollate le loro stesse economie. Esogeni, perché sono avanzate altre superpotenze. In primis proprio la Russia, che dopo un periodo di forte crisi iniziale dovuta al passaggio da un sistema centralizzato ad uno di libero mercato, si è ripresa dal 2008 sotto la guida autoritaria di Vladimir Putin. Ma andiamo con ordine.

La crisi dei Paesi membri del G7

Diciamo innanzitutto che proprio l’Italia e il Canada non avrebbero nemmeno il diritto di starci più nel G7. Visto che la loro posizione economica, allo stato attuale, è retrocessa all’undicesima e ottava posizione rispettivamente. In pratica, se si calcola il PIL a parità di acquisto, nel G7 avrebbero diritti di starci solo Usa, Giappone e Germania. Gli Stati Uniti si sono ripresi da poco da una profonda recessione economica iniziata nel 2008, che ha infettato il resto del Mondo. Sebbene con Trump ora stiano pure puntando al protezionismo a colpi di dazi doganali (o almeno questo è quello che vorrebbe fare il Tycoon statunitense). Proprio loro, paradossalmente maggiori paladini e cantori di quel libero mercato sbandierato al G7. Il Giappone da tempo pure risente della recessione e più che una tigre, ormai è quasi un gattino. La Germania invece è quella che economicamente è rimasta stabile negli anni, anche quando, proprio per il succitato crollo dei regimi sovietici, si è accollata ad inizio anni ’90 la povera parte Est ex comunista da cui era divisa da un disumano muro. Sebbene, abbia consolidato la propria posizione economica in questi anni grazie alla Moneta unica.

Restano Francia e Gran Bretagna, due storiche alleata, che, se avesse vinto Marine Le Pen le presidenziali transalpine, sarebbero state unite ancora una volta, ma questa volta in chiave anti-Ue. Proprio loro che rientrano tra i fondatori. La prima arranca da tempo ormai e negli ultimi anni ha dato vita a politiche neoliberiste per cercare di incentivare l’occupazione. Le quali sono state firmate da Macron quando era consulente tecnico e poi Ministro delle finanze e sicuramente proseguirà su questa strada da Presidente della Repubblica. Mentre la Gran Bretagna è tutta da riscrivere e decifrare dopo la Brexit.

Paesi ingiustamente lasciati fuori

Veniamo ai motivi esogeni. Il G7 esclude quelle che sono oggi le vere superpotenze, che entrerebbero di diritto nel G7. Vale a dire Russia, Cina, India e Brasile. La Russia rientra nel G8, ma è stata anche sospesa dopo i fatti in Ucraina. Infatti, a Taormina sarebbe dovuto essere un G8. Isolare la Russia danneggia noi italiani, che con quel Paese abbiamo un ottimo rapporto commerciale fin dal 1500. Non a caso, la crisi profonda delle piccole e medie imprese del Nordest va ricercato anche e soprattutto in questo, visto che le principali esportazioni di quell’area commerciale italiana avviene verso quel Paese. Autolesionismo puro il nostro da alcuni anni, mentre il Governo Berlusconi strinse un ottimo rapporto proprio con Putin e Gheddafi. Diversificando il più possibile la nostra dipendenza energetica. Poi c’è la Cina, seconda potenza mondiale dopo gli Usa e ancora tenuta fuori dal summit. Peraltro pure in odore di sorpasso ai danni degli americani. Non dimentichiamoci infine del Brasile, che da anni avanza inesorabilmente, attualmente settima potenza economica mondiale.

E i Paesi arabi che stanno facendo incetta delle aziende europee, tra cui anche quelle italiane?! Il loro peso mondiale si è fatto più evidente proprio nel periodo in cui è nato il G7, dopo la crisi petrolifera del 1974. Il relativismo culturale occidentale che soggiace nel G7 è ridicoli e anacronistico. Rispecchia un Mondo economico che non c’è più e un allargamento solo occasionale serve a poco (i vari G8, G12 e G20). Con la caduta del muro di Berlino non è crollato solo il comunismo, ma anche ogni pretesa occidentale di spadroneggiare nel Mondo. Si sono rimescolate le carte e oggi l’economia basata sulla finanza è così mutevole da rendere difficile ogni gerarchia prefissata. Il 2008 dovrebbe aver insegnato qualcosa.

G7 e contestazioni

Proprio per ciò che si prefissa di rappresentare (pochi paesi ricchi che detengono la maggioranza della ricchezza mondiale) il G7 ha dato vita a varie clamorose manifestazioni. In particolare, portate avanti dai cosiddetti “Black bloc”, gruppo di manifestanti incappucciati e vestiti di nero che hanno come obiettivo quello di provocare panico per le strade e disordine. Inserendosi soprattutto in manifestazioni di ispirazione pacifista. Tra gli eventi più clamorosi si ricorderà il G8 di Genova del 2001, quando la città fu messa a ferro e fuoco da costoro e morì un giovane manifestante, Carlo Giuliani. Inoltre, i manifestanti furono sottoposti anche ad abusi e torture da parte delle forze di polizia (il caso dell’irruzione nella scuola Diaz). Ma anche casi più recenti, come quello nel 2015, quando in Germania il lussuoso Hotel Schloss Elmau, situato ad un’altitudine di 1008 m sul livello del mare, fu raggiunto da circa trecento manifestanti pacifisti sotto il nome ‘stop-G7’. Arrivando fino alla recinsione che proteggeva l’evento.

Per il prossimo G7 di Taormina già c’è preoccupazione da parte del Sindaco di Giardini Naxos, frazione lì vicina, poiché è stato organizzato un corteo pacifista sul lungomare. Il timore però è che possano sempre infiltrarsi violenti malintenzionati, ripetendo quanto accaduto a Genova 16 anni. Chiedendo pertanto al Premier Gentiloni che non venga autorizzato. Alcuni commercianti locali hanno poi proclamato lo stato di agitazione sempre per lo stesso motivo. Ricordiamo infatti che nel capoluogo lagunare furono spaccate molte vetrine e incendiate auto. Taormina è una apprezzatissima città turistica e in Sicilia a maggio è praticamente già estate.

Responsabilità: L'autore dell'articolo pubblicato su webeconomia.it esprime le sue libere opinioni in merito alle analisi in oggetto. Dichiara che tutte le considerazioni fatte all'interno del post e le eventuali altre analisi sugli strumenti finanziari (valute, azioni, criptovalute, materie prime) sono soggettive e non devono essere considerate come incentivi e raccomandazioni di investimento. Le analisi e le quotazioni degli strumenti finanziari sono mostrate al solo scopo di informare e non per incentivare le attività di trading o speculazione sui mercati finanziari. Lo staff di webeconomia.it e gli autori degli articoli non si ritengono dunque responsabili di eventuali perdite di denaro legate ad attività di invstimento. Lo staff del sito e i suoi autori dichiarano di non possedere quote di società, azioni o strumenti di cui si parla all'interno degli articoli. Leggendo i contenuti del sito l'Utente accetta esplicitamente che gli articoli non costituiscono "raccomandazioni di investimento" e che i dati presentati possono essere non accurati e/o incompleti. Tutte le attività legate agli strumenti finanziari e ai mercati come il trading su azioni, forex, materie prime o criptovalute sono rischiose e possono comportare perdita di capitali. L'Utente, quindi, solleva lo staff di webeconomia.it e i suoi autori dalla responsabilità di qualunque perdita o danno subito legato ad attività di investimento che scaturisce dalla consultazione dei dati contenuti nel sito.

LEAVE A REPLY