G20, FMI e Banca Mondiale a Lima

Lima è in questi giorni il centro del mondo economico e finanziario. Nella capitale del Perù sono, infatti, in programma l’assemblea annuale del Fondo Monetario Internazionale con la pubblicazione del suo World economic outlook, la riunione della Banca Mondiale e l’appuntamento del G20. Più di ventimila uomini sono stati messi in campo per proteggere i ministri e i governatori delle banche centrali giunti in Sud America. Per l’Italia saranno presenti il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

Lo scopo delle varie riunioni sarà quello di valutare lo stato di salute dell’economia globale e i possibili risvolti del rallentamento delle economie dei paesi emergenti, su tutti quella della Cina. Uno studio del Fmi ha già calcolato che se il Dragone frenasse dell’1%, tutti i paesi asiatici subirebbero un contraccolpo al ribasso dello 0,3%. Inoltre si cercherà di prevedere le conseguenze sull’economia mondiale di un possibile rialzo dei tassi d’interesse da parte della FED, la banca centrale statunitense. Le probabilità che la Federal Reserve proceda al rialzo del costo del denaro entro fine anno si affievoliscono ogni giorno di più: gli ultimi dati sul mercato del lavoro a stelle e strisce non sono stati infatti particolarmente incoraggianti e le stime di luglio ed agosto sono state riviste al ribasso.
Grande rilevanza verrà data alle prospettive di crescita economica globale che rimangono deboli e al conseguente calo dei prezzi delle materie prime: ad esempio, caffè (-27%) e zucchero (-18%) tra gli alimentari, platino (-24%) e rame (-20%) tra i metalli industriali. Il petrolio ha recuperato leggermente dai minimi di agosto, ma le previsioni rimangono votate al pessimismo a causa dell’eccesso di offerta a livello globale.

A margine dell’assemblea del Fondo Monetario Internazionale si terrà un vertice del G20 che dovrà prendere delle decisioni in merito al piano studiato dall’Ocse per contrastare l’evasione e l’elusione fiscale delle multinazionali. Secondo le ultime stime di questo organismo, i mancati introiti sono quantificabili tra i 100 e i 240 miliardi l’anno.