Il Futuro del Mondo: quattro Economisti a confronto

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Dall’inizio della crisi scoppiata nell’agosto 2007 ad oggi si è sentito sempre più spesso discutere gli economisti e gli esperti della finanza su quale piega far assumere al settore per uscire da questa situazione di declino che sta coinvolgendo la maggior parte dei paesi del mondo. Oggi cercheremo di analizzare le dichiarazioni di alcuni di questi esperti per capire cosa vedono e cosa vorrebbero vedere gli economisti nel futuro del mondo.

Partiamo dall’economista più particolare della nostra rassegna. Lui è un agronomo, si definisce un economista di campagna, che osserva la realtà dal basso, è anche un apprezzato saggista, l’italiano Andrea Segrè, docente presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna.

Segrè nel suo ultimo libro “Economia a colori”, che fa parte della collana Vele di Einaudi, ci spiega che uno come lui, abituato a osservare l’economia dalla base, da quello che tempo fa veniva indicato come settore primario, ha capito che non basta più neanche parlare di economia ecologica.

Bisogna invece ribaltare aggettivo e sostantivo, per dare vita ad una prospettiva innovativa, quella dell’ecologia economica, che è basata sulla natura e che è in grado di usare l’economia come uno dei suoi tanti strumenti.

L’agronomo e scrittore ci fa capire che il futuro del mondo sarà sempre più nero se non saremo in grado di creare un’economia vivace, colorata, iridescente, che sappia modificare le meccaniche sociali che stanno dietro alle logiche del consumismo, e che spingano le persone comuni ad adottare modelli economici e stili di vita più naturali, che premino le tecnologie basate sulla natura più che il consumismo indiscriminato.

Per quanti riguarda l’economia mondiale ed europea a breve termine l’economista statunitense Nouriel  Roubini, docente presso la New York University, prevede che questo 2013 non sarà ancora l’anno della rinascita, anzi potrebbe rivelarsi invece l’anno in cui la crisi darà il suo colpo di grazia.

Roubini, noto per essere stato uno dei primi economisti ad aver previsto la gravità della crisi economica che incombeva sugli USA già nel 2006, spiega infatti che la ripresa in questo 2013 sarà molto lenta, con un tasso di crescita che si aggira sull’1% per le economia più avanzate, e del +5% per i mercati dei paesi emergenti.

Esistono però, secondo il docente della Stern School of Business, quattro grossi pericoli per l’economia mondiale. Il primo è il mini-deal sulle tasse statunitensi, dato che gli United states si troveranno prima o dopo a fare i conti con il tetto del debito.

A livello europeo invece evidenzia come, nonostante la BCE abbia ridotto i rischi principali per l’eurozona, i problemi più profondi dell’unione economica non sono stati ancora risolti e rischiano di esplodere insieme all’incertezza politica e provocare una stagnazione che darebbe il via ad uno stock di debito pubblico e privato probabilmente ingestibile.

Terzo problema potrebbe essere causato da un duro risveglio della Cina a livello economico, poiché il paese potrebbe vedere soprattutto nella seconda parte dell’anno un calo degli investimenti in immobili, infrastrutture e know how industriale, che non gli permetterebbe di mantenere il suo modello disequilibrato di crescita.

Di tipo geopolitico invece è l’ultima grossa fonte di rischio per l’economia mondiale, e interessa direttamente Maghreb, Afghanistan e Pakistan, in cui l’instabilità politica ha portato anche una forte instabilità socio-economica, che potrebbe tradursi in un inasprimento dei rapporti con gli altri paesi. La paura di conflitti potrebbe dunque spingere ad aumentare i prezzi del petrolio anche del 20%, con un evidente contraccolpo sull’economia globale.

Molto più positive invece le previsioni di Lynda Gratton, docente alla London Business School, la quale afferma che la crisi economica stia facendo mutare il lavoro, aprendo la strada ad un futuro “creativo” del mercato dell’impiego.

L’economista, inserita dal Times tra i migliori venti del mondo, ci spiega che le persone impareranno a sperimentare nuove forme di lavoro, implementeranno imprese cooperative che si impegnino anche dal punto di vista sociale e ambientale. Naturalmente per raggiungere ciò bisognerà liberarsi di idee vecchie, come quelle di avere competenze generaliste, e puntare sulla specializzazione e sulla condivisione degli incarichi. Si giungerà quindi a creare una rete di rapporti umani e personali che punterà molto sul capitale emotivo, che porti il lavoratore a rispettare in prima cosa se stesso.

In ultimo citiamo l’economista Anton Siluanov. Il ministro delle finanze russo sta giocando in questo periodo un ruolo fondamentale per il futuro dell’economia globale, essendo la Russia a capo del G20 dal 1 dicembre 2012.

Siluanov afferma che tra i primi punti da affrontare per l’immediato futuro c’è quello della credibilità. Si sente il bisogno di restituire affidabilità al sistema economico e politico dei paesi in crisi e restaurare la fiducia degli investitori, ormai sempre più precaria.

Altro problema molto grosso da risolvere è quello dei debiti pubblici, che in tal diversi casi superano il 100% del Pil del paese debitore. Questa è una questione di primaria importanza nell’agenda russa,  che propone di definire programmi specifici e credibili per ridurre l’indebitamento.