Fusione Wind e 3 Italia

Il terzo e il quarto operatore del settore si uniscono e danno vita ad un nuovo operatore mobile dal valore di 6,4 miliardi di euro. Nell’aria guà da tempo, è ora ufficiale: Wind e 3 Italia si sono fuse in un’unica società.

Dopo lunghe trattative, i russi della VimpelCom (che controlla la Wind) e i cinesi della Hutchison Whampoa (che controlla la 3) hanno deciso di unirsi alfine di aumentare la quota di mercato e di provare a crescere in un settore ormai saturo. Wind e 3 Italia, così facendo, danno vita ad una società leader nel mercato della telefonia mobile con una quota del 33,5% rispetto al 32,3% di Telecom e al 27% di Vodafone, e con più di 31 milioni di clienti nella telefonia mobile (a cui vanno aggiunti i 2,8 milioni clienti nella rete fissa di cui 2,2 milioni nella banda larga). Per fare un confronto, Vodafone Italia, al 30 giugno di quest’anno, aveva 25,5 milioni di linee mobili, mentre Tim 30,1 milioni, al 31 marzo 2015.
L’annuncio della fusione è stato dato giovedì 7 agosto da Jean Yves Charlie, amministratore delegato di Vimpelcom, durante la conference call con gli analisti sui risultati semestrali, durante la quale ha parlato anche di numeri: dal matrimonio si dovrebbero ottenere sinergie per oltre 5 miliardi di euro.
L’unione fra le due società sarà guidata inizialmente dall’attuale CEO di Wind, Maximo Ibarra; Vincenzo Novari, il numero uno di 3 Italia, siederà nel CdA composto da sei consiglieri (tre rappresentanti di Wind e tre rappresentanti di 3 Italia). Il presidente cambierà ogni 18 mesi e ci sarà un’alternanza tra le due società di appartenenza.

La fusione 50-50 porta in dote da parte di Hutchison 200 milioni di cassa (3 Italia è infatti libera da debito) mentre Wind porta il suo debito attuale (10,1 miliardi nel secondo trimestre 2015). Secondo gli accordi, non ci saranno altri contributi di cassa ed è previsto un lock up di un anno, periodo durante il quale nessuna delle due parti potrà scendere sotto il 50%. Dopo tre anni i soci potranno, invece, appellarsi all’opzione “acquisto/vendita”.

Al momento, non sono filtrate notizie relative né ad eventuali tagli dei dipendenti (circa 10mila unità) né alla denominazione scelta dalla nuova società che avrà due sedi, Milano e Roma. Il perfezionamento della fusione è previsto tra un anno, dopo aver ottenuto tutti i benestare degli organi di controllo, tra cui l’Antitrust europeo.