Come funziona lo spread Btp Bund

Nel 2011 ne abbiamo sentito parlare fino alla nausea. Divenne il terrore dei broker e l’argomento principale dei Tg nazionali, al punto che anche chi non masticava di finanza dovette cominciare ad informarsi per capire di cosa si stesse parlando. Parliamo ovviamente dello Spread.

Quell’anno i telegiornali e i giornali squillarono trombe apocalittiche e fu questo “termometro” finanziario a determinare la caduta del Governo Berlusconi in carica. Mentre a Napoli, città creativa sempre pronta ad attingere dall’attualità, dedicò allo Spread un fuoco d’artificio molto potente (spesso dedicato ai calciatori della squadra locale più amati). Anche se sono passati diversi anni, lo Spread resta molto importante per le borse.

Ma cos’è lo Spread? E come funziona lo spread Btp Bund? Vediamolo di seguito.

Sommario

Cos’è lo Spread

Partiamo da una definizione di Spread. Quest’ultimo è la differenza tra il rendimento di un titolo decennale di un determinato paese dell’Eurozona (il titolo italiano è il Btp) e il rendimento del titolo tedesco: il Bund.

Perchè proprio il Bund tedesco? Viene preso come punto di riferimento in quanto considerato il titolo del debito sovrano più sicuro del “blocco a 19”. Viene misurato in punti base i quali rappresentano la differenza tra i tassi sui titoli pubblici di 2 Stati confrontati. Ogni punto base corrisponde allo 0,01%.

Facciamo un esempio: se il titolo italiano Btp a dici anni rende il 3% e il titolo tedesco Bund decennale dell’1%, lo Spread sarà quindi pari a 200 punti base (vale a dire il 2% di discrepanza). Il rendimento e il prezzo di un bond hanno un rapporto di tipo inversamente proporzionale. Cosa significa ciò? Che se il rendimento di un titolo sale, il prezzo all’opposto scende. E viceversa.

Come funziona lo Spread Btp Bund

Facciamo un altro esempio pratico su come funziona lo Spread Btp Bund. Mettiamo il caso che il rendimento del BTP italiano sia del 5% (vale a dire che i BTP vengono remunerati a un tasso del cinque percento), mentre quello del Bund tedesco sia del 2%, allora lo spread sarà di 300 punti. Dato dalla differenza tra 5% e 2% (5-2=3%). Ancora, se il rendimento del BTP sale a quota 6.7% e quello del Bund rimane al 2%, lo spread sarà di 470 punti. Dati dalla differenza tra 6,7-2=4,70.

Cosa si evince da ciò? Che se lo spread aumenta significa che il rendimento dei titoli italiani è aumentato rispetto al rendimento dei titoli tedeschi. Perchè avviene ciò?

Non dovrebbe essere il contrario? No, perchè per vendere i propri titoli, lo Stato italiano è costretto a offrire un prezzo maggiore (poiché a pesare sarà l’aumento del tasso di interesse). Se lo Stato italiano è costretto a vendere i propri titoli a un tasso maggiore, in genere è perchè i mercati non si fidano troppo dei Btp. Pertanto, si fanno persuadere all’acquisto solo di fronte a un rendimento più alto. In parole povere, quanto più i sottoscrittori ritengono poco sicuro un titolo, tanto più il rendimento dei titoli aumenterà. E il contrario: minore è il rendimento e minore sarà il rischio dell’obbligazione (prestito). L’aumento dello Spread indica che i mercati finanziari danno al titolo italiano un livello di affidabilità più basso. Se viceversa diminuisce, allora vuol dire che il Btp italiano ha acquisito maggiore credibilità agli occhi degli investitori.

Dare tutto il peso allo Spread per determinare lo stato di salute dell’economia di un Paese sarebbe sbagliato. Incidono altre variabili economiche come il Prodotto interno lordo, la quantità e la qualità dei consumi, il livello sanitario, il debito pubblico.

Se lo Spread Btp Bund in questi anni si è di gran lunga abbassato rispetto al terribile novembre 2011, gli altri indicatori italiani non stanno di certo bene. Proprio perché influenzato anche dai suddetti fattori e non solo dai titoli in sé. Inoltre, va preso letteralmente con le molle. Si pensi infatti che negli anni precedenti l’inizio della terribile crisi partita nel 2008 – vale a dire dal 2000 al 2008 – gli spread dei vari Paesi Euro erano molto simili tra di loro malgrado il fatto che i debiti dei rispettivi Stati fossero tra loro molto diversi.

Perchè se lo Spread Btp Bund sale è pericoloso

Questo è l’aspetto più delicato dello Spread Btp Bund. Il tasso di un Btp rispecchia il livello di rischio del nostro Paese. Più alto è il rendimento più alto sarà il rischio che l’Italia non riesca a restituire le cedole sugli interessi. Ciò significa che il nostro Stato non riesce a rimborsare il capitale in scadenza. È proprio quanto è accaduto nel novembre 2011, mese dell’apice della differenza tra il nostro titolo e quello tedesco: il massimo storico di 575 punti. Il nostro Paese in quel periodo ha rischiato pertanto il fallimento, mentre quando lo Spread Btp Bund si restringe, significa che il mercato finanziario ritiene meno alto il rischio di default del debito dello Stato italiano.

Nell’economia reale, uno Spread alto comporta seri problemi. Uno Spread alto comporta perdite al Pil, pesanti ripercussioni sui posti di lavoro, fa lievitare il debito pubblico, pesa sulle economie di famiglia e imprese.

Quali sono le conseguenze di uno Spread Btp Bund alto

Ecco le conseguenze concrete di uno Spread Btp Bund in crescita:

Conseguenze sul debito pubblico

In questo caso a pesare è la struttura del debito pubblico. Infatti, i Btp nascono a tasso fisso e il fatto che il rendimento possa variare è fondamentale per chi investe in questo titolo. Per lo Stato però il discorso è diverso. Per quanto riguarda i Btp già emessi, lo Stato paga gli interessi pattuiti quando sono stati emessi. Pertanto, da questo punto di vista non cambia nulla.

Tuttavia, il fatto che lo Spread sia aumentato, vuol dire che poco a poco i Btp italiani vanno in scadenza, lo Stato italiano dovrà emetterne degli altri con interessi e rendimento più alti. Il rischio è che non siano acquistati. Ciò significa che mentre i Btp scadono e lo Stato ne emette di nuovi, l’onerosità del debito pubblico sale. In conclusione, la percezione del rischio acuito può tradursi in un maggiore rendimento richiesto e, in conclusione, in un maggior costo del debito per lo Stato.

Conseguenze sui finanziamenti ai privati

I prestiti ai privati erogati da banche ed istituti di credito sono legati all’Euribor. Trattasi di un tasso interbancario che risente maggiormente della maggiore o minore liquidità presente nel mercato interbancario rispetto allo spread Btp Bund. Anzi, occorre aggiungere che può anche succedere che i costi dei mutui calino nei casi in cui la Banca centrale europea, per poter far diminuire lo spread, acquisti titoli di Stato e immetta così maggiore liquidità nel sistema.

Provocando il calo dei tassi Euribor e dei tassi intebancari. Cosa devono fare in questo caso quanti possiedono già i Btp e altri titoli pubblici? La cosa migliore è non venderli e tenerli fino a che scadano, quando poi saranno rimborsati da chi li emette.

Cosa accade a Banche e Fondi obbligazionari

In caso di Spread alto, ci sarebbe un effetto negativo sulle banche, giacché coprono il ruolo di investitori istituzionali e investire in titoli di Stato fa parte del loro mestiere. Possedendone molti, con il prezzo che cala, di conseguenza si riduce pure il loro capitale. Anche i fondi obbligazionari perderebbero tantissimo, perché valutano il portafoglio titoli al prezzo di mercato.

Le conseguenze sulle aziende private

Le conseguenze sulle aziende deriverebbe dal fatto che per un cittadino italiano potrebbe convenire acquistare titoli di Stato anziché investire in obbligazioni private. Del resto, per quanto lo Stato italiano possa essere in difficoltà, resta comunque un emittente più garantito di quanto possa essere un’azienda privata. Per un’azienda potrebbe diventare più difficile reperire capitali giacché gli investitori potrebbero trovare più conveniente investire nei titoli di Stato Btp.

Quando aumenta Spread Btp Bund

Lo Spread può aumentare per due cause:

  1. il rendimento del Bund cala;
  2. il rendimento del titolo italiano sale.

Il primo caso è alquanto raro e non comporta oneri aggiuntivi per il debito pubblico italiano. Il secondo caso si verifica con maggiore facilità, in quanto è raro che si muovano molto i titoli tedeschi, considerati quelli che meglio reggono la prova default nella zona Euro. E pertanto, è l’investimento più sicuro tra le offerte del mercato secondario obbligazionario della Eurozona.

C’è però anche un terzo caso: quando il Btp italiano aumenta nel rendimento e il Bund tedesco invece si ferma, lo Spread si allargherà e, per effetto di ciò, il governo italiano dovrà erogare una somma maggiore in interessi sul debito pubblico. Infine, c’è anche una quarta situazione: la possibilità che entrambi i titoli si muovano in direzione di crescita o di flessione.

Nel caso in cui lo Spread aumenti, il mercato finanziario percepirà come meno sicura l’Italia, o quanto meno, a prova di default rispetto allo stato tedesco. Il nostro Paese verrà considerato meno affidabile di quello tedesco, nella sua capacità di restituire il debito accumulato e quindi rispettare gli impegni presi. I Btp italiani perderanno valore e ciò comporterà un aumento dei rendimenti. Ciò in quanto chi deciderà di investire sarà premiato per il suo “coraggio” avendo puntato sul debito pubblico italiano. Che non è detto sarà onorato.

Non solo Spread Btp Bund: il confronto tra Bund e debito Usa

Oltre che con gli Stati dell’Eurozona, il Bund viene confrontato anche con i titoli di altri Paesi extraeuropei. Si pensi al confronto tra i Bund e i tassi decennali dei Treasuries. I titoli che rispecchiano il debito pubblico americano. Il loro confronto dipende dalle politiche monetarie attuate dai due Stati: il tedesco e quello americano. Lo Spread con i tassi decennali dei Bund difficilmente diventa negativo. E’ accaduto solo nel caso dei titoli statali di Giappone e Svizzera. Gli unici titoli al Mondo considerati più sicuri dei titoli tedeschi.

I Bund analizzati da soli

Ancora, i titoli di Stato tedeschi vengono anche analizzati singolarmente. E non rapportati con quelli degli altri Stati europei o quello americano. Lo scopo di questo tipo di analisi è quello di sapere se i mercati sono o meno alla ricerca dei cosiddetti beni rifugio. Bisogna infatti sapere che, insieme all’oro, anche il Bund tedesco rientra nei tradizionali asset “rifugio” nelle fasi più delicate dei mercati finanziari. Facciamo un esempio: i tassi negativi sui titoli tedeschi a 2 anni, sono una evidente prova del “nervosismo” tra i broker. Infatti, questi ultimi, in caso di rendimenti negativi, sono disposti a pagare per prestare denaro allo Stato per il timore di subire perdite investendo i loro capitali verso altre sponde.

Quando lo Spread Btp Bund causò le dimissioni del Governo Berlusconi

Nell’incipit abbiamo accennato a quanto avvenne nel novembre 2011. Era il giorno nove, e l’allora Premier Silvio Berlusconi annunciò le proprie dimissioni in seguito al fatto che lo Spread in quelle ore aveva sfondato quota 500. Lo Spread Btp Bund raggiunse il 5,005%, il massimo dai tempi dell’introduzione dell’euro. A mercati aperti, il rendimento del titolo di Stato decennale è salito anch’esso a quote record: in chiusura lo yield si è attestato al 6,797%, dopo aver toccato il picco del 6,802% pochi minuti prima. Il giorno prima, sopo essere progressivamente sceso fino al 6,59%, alle 16.15 lo spread aveva ripreso progressivamente a salire. E non era bastata la votazione sul rendiconto di Bilancio che la Camera aveva approvato con con 308 voti a favore. Ciò ha significato la sua approvazione senza la maggioranza assoluta. Un’incertezza politica legata ad una maggioranza risicata che ha comportato la vendita in massa dei titoli di Stato italiani.

A peggiorare il tutto ci pensò anche la notizia che Lch Clearnet – la quale gestisce la stanza di compensazione per le transazioni internazionali di bond e pronti contro termine – avrebbe anche aumentato i margini di garanzia sui BTp. Ciò avrebbe significato un incremento dei costi nel possedere titoli di stato italiani, comportando un’ulteriore pressione di vendita sui Btp. La voce fu però smentita dal Wall Street Journal. Il timore è che si sfondasse quota 7%, cosa che accadde già a Grecia, Portogallo e Spagna. Stati poi costretti a ricorrere ai non ben auguranti aiuti economici europei. L’allora commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn, definì la situazione economica e finanziaria italiana molto preoccupante. Preoccupati si dichiararono anche l’allora Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e Roberto Nicastro, all’epoca direttore generale di UniCredit, tra le più importanti banche italiane.

Il 9 novembre 2011 lo spread supera la fatidica soglia, tocca il record di 574 punti con il rendimento del Btp balzato al 7,47%. Il 16 novembre a Palazzo Chigi si insedia il Governo Monti, scelto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel tentativo di “tranquillizzare” le borse. Tuttavia, lo spread sale a 530 punti con il rendimento ancora al 7%. sarà solo con l’intervento delle Banche Centrali di vari paesi, del 30 novembre, che lo Spread scende finalmente a quota 474. Il giorno dopo scende ulteriormente al 447. Sarà poi il 5 dicembre 2011 che lo Spread Btp Bund arriverà a 370 punti grazie al varo della manovra ‘Salva Italia’. Da allora però sarà un continuo sali-scendi per mesi. Almeno fino al luglio dell’anno successivo. Il 16 dicembre si attesta sopra i 450, per poi salire ancora tre giorni dopo per un possibile taglio al rating della Francia; toccando quota 500. Prima di Natale raggiunge quota 515 essendo mancato l’intervento della Banca centrale europea. Il calo ci sarà un mese dopo, portandosi intorno a quota 400 sull’ottimismo dei mercati per una soluzione in Grecia.

Il primo marzo lo Spread Btp Bund arriva a 310 punti, il minimo da sei mesi, con il rendimento che raggiunge il 4,95%. Non accadeva dal 24 agosto dell’anno precedente. La ristrutturazione del debito pubblico porta lo Spread l’otto marzo sotto i 300 punti. La pace dura però solo due settimane. Ci si mette infatti la crisi spagnola a far volare lo Spread, che il 10 aprile supera i 400 punti. Le nuove elezioni in Grecia del 16 maggio portano lo spread sopra i 450 punti. Dopo il salvataggio della Spagna riprende la speculazione sull’Italia, che porta lo Spread a quota 490 punti il 12 giugno. Tra alti e bassi ci resterà per un mese, mentre il venerdì 20 luglio 2012 torna la paura con lo Spread che torna sopra i 500 punti e Piazza Affari perde il 5,8%. Dopo un picco di 538 punti, sarà fortunatamente solo in discesa fino ai giorni nostri.

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