Trading forex, perchè lo yuan continua a calare

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Lo yuan, la valuta cinese, continua a perdere terreno nei confronti dei principali termini di riferimento internazionali. Un comportamento non certo inatteso e non certo imprevisto, visto e considerato che la recente decisione di incrementare la banda di oscillazione giornaliera al 2% (in incremento o decremento) ha improvvisamente aperto numerosi scenari interpretativi sul futuro a breve e medio termine della moneta asiatica.

La banda di oscillazione giornaliera all’interno del quale il cambio dello yuan può manovrare con adeguata libertà è infatti stata raddoppiata da uno a due punti percentuali, permettendo così allo yuan di agirare con un maggiore tasso di autonomia rispetto a quanto avveniva in un passato non troppo remoto. Ne è conseguita una virata dello yuan in territorio costantemente negativo, con il tasso di cambio tra la valuta statunitense e quella asiatica che continua a premiare la prima.

Numerose le valutazioni che in questi giorni si stanno sovrapponendo. Secondo alcuni osservatori, una simile scelta sembra essere derivata dalla volontà della Cina di svalutare rapidamente la propria valuta al fine di avvantaggiarsi del commercio estero, considerato che una moneta locale debole favorisce le esportazioni, rendendole più “convenienti” agli operatori stranieri che pagano in altre valute. Secondo altri ancora, questa non sarebbe altro che una mossa preparatoria, e non certo nascosta, verso un regime di cambio libero: regime che per il momento la Cina si guarda bene dal deliberare, ma che sembra essere una scelta di medio lungo termine pressochè inevitabile.

Proprio per spegnere sul nascere rumors di rilevanza, le autorità monetarie cinesi sono intervenute sull’argomento andando a chiarire che il Paese non avrebbe alcuna intenzione di svalutare la propria moneta per potersi avvantaggiare in misura più significativa del commercio internazionale facendo unica leva sulla convenienza dell’export, anche se – è ben evidente – la Cina avrebbe bisogno di un impulso piuttosto deciso dopo il crollo del 18% dell’export di febbraio.

Ancora, le autorità monetarie ricordano come lo yuan da metà 2005 ad oggi abbia guadagnato circa un terzo del valore dell’epoca, e che – sebbene non vi siano ancora delle date e delle previsioni precise per il regime di cambio libero – ben più di qualcosa è cambiato da quando, nove anni fa, la banda di oscillazione era inferiore al mezzo punto percentuale. Dalle affermazioni delle autorità monetarie del Paese asiatico sembra quindi evidente che la Cina non stia guidando una esplicita valutazione dello yuan per conseguire un facile vantaggio sull’export, quando per cercare di scoraggiare la speculazione sul renmibi.

Ma cosa potrebbe accadere allo yuan nei prossimi mesi? Le ipotesi sono tante, e sembrano per lo più convergere in una rotta di graduale decremento del valore della valuta cinese, nei confronti dei principali parametri di riferimento del basket valutario internazionale. In ogni caso, sembra da escludersi l’ipotesi più drammatica, relativa a un crollo verticale della forza dello yuan: a mali estremi, infatti, la Cina potrebbe reagire scatenando la propria riserva internazionale da più di 3.500 miliardi di dollari. Una garanzia (anche qualcosa di più) sulle possibilità di sostegno delle quotazioni dello yuan a livelli più congrui e desiderabili.

Foto originale by Adrian Korte