Forex Trading Online: “Zio Paperone” è morto

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Tutti gli ex lettori di Topolino, vecchi o giovani che siano, sono cresciuti con un’immagine abbastanza tipica di Zio Paperone: il papero più ricco della Disney che operava in borsa attorniato da un numero imprecisato di telefoni fissi, intento a urlare alla cornetta ora un “vendi” ora un “compra”, magari a due cornette contemporaneamente. Questa immagine di Zio Paperone, è scomparsa da una ventina d’anni. L’ha uccisa il trading online. Le armi? Le tecnologie digitali, ovviamente.

Fino ai tardi anni Ottanta si opera in borsa con il telefono: un azionista chiamava e imponeva, per l’appunto, di comprare o di vendere un’azione. Oggi si può comprare e vendere dappertutto, in qualsiasi momento, in maniera veloce e comoda. Si può guadagnare, ma anche (e forse soprattutto) perdere in maniera comoda. E’ l’era del trading online, in cui le persone investono denaro oculatamente, e quando lo fanno non oculatamente, è con il cipiglio tipico del giocatore d’azzardo. Non c’è una voce a comunicare la transazione, solo pochi bit. Non c’è il telefono, ci sono gli smartphone e il PC.

Molti pensano che la velocità con cui si può compiere una transazione deresponsabilizzi l’investitore, in qualche modo lo alieni dal risvolto pratico della faccenda: si spostano guadagni verso altri potenziali guadagni o verso disastri finanziari. La questione è peggiorata con l’avvento del fratello illegittimo del trading online: l’High Frequency Trading. Illegittimo è la parola adatta a definirlo, poiché tutte le azioni che nascono da esse sono di padre ignoto o, per meglio dire, automatico: per High Frequency Trading si intende il trading gestito interamente dagli algoritmi di un software. E’ il cervellone informatico a sapere quando vendere e quando comprare muovendosi ad una velocità spaventosa: porta a termine svariate azioni al minuto.

Ma l’avvento delle nuove tecnologie non ha apportato cambiamenti solo per ciò che concerne il modo di fare borsa. Ha creato nuovi mestieri. Uno di questi è il broker online, che offre servizi di negoziazione a prezzi notevolmente inferiore di quelli proposti dai broker classici e dagli intermediari internazionali. Un altro cambiamento, in questo caso positivo al 100%, ha interessato il mondo dell’informazione. Si tratta di informazione specialistica, ovviamente, tecnica e finanziaria. Semplicemente, la comparsa di internet ha posto in essere una sorta di deregulation del sapere. Gli investitori principianti possono ora informarsi prima di commettere i primi, e spesso fatali, errori. I novellini ne fanno ancora, di errori, ma grazie alla libera circolazione delle informazioni hanno gli strumenti per imparare dagli errori stessi.

Ad ogni modo, l’utilizzo del digitale in borsa è ormai un fenomeno consolidato. Persino vecchio, anagraficamente parlando. La prima “Piazza Affari” ad aver aperto agli scambi online risale al 1986, solo che non si trovava a Milano ma a Londra. L’Italia, comunque, in questo settore ha dimostrato essere all’avanguardia: Piazza Affari (quella vera) è diventata anche digitale nel 1994, quando ancora a Tokyo e in Canada si vendeva e si scambiava alla maniera di Zio Paperone.