Forex: prospettive sulle Banche Centrali

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Le banche centrali sono le attrici più importanti dell’intero panorama Forex. Hanno un obiettivo – almeno quello ufficiale – preciso e nobile: risolvere gli squilibri monetari. Hanno strumenti potentissimi: il primato sulle politiche monetarie relative all’area di riferimento e una disponibilità di liquidità senza pari.

L’importanza delle banche centrali è però suscettibile al contesto. E il contesto di oggi obbliga i massimi istituti finanziari a un approccio interventista. Questo perché la crisi morde e occorre stimolare l’economia, mentre in altri casi occorre incanalare la ripresa in un percorso più equilibrato.

In questo periodo le banche centrali stanno cercando di intervenire e, con il loro intervento, influenzano il mercato Forex più di quanto non abbiano fatto in tempi non sospetti. I protagonisti sono la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea e la Bank of Japan.

La Federal Reserve è chiamata a stabilizzare il percorso di ripresa economica degli Stati Uniti. La più grande economia del mondo ha sofferto la crisi come tutti, e dal punto strettamente economico e da quello finanziario (il debito è cresciuto enormemente). Il Quantitative Easing ha fatto molto ma sta per essere abbandonato in favore di un programma di Tapering che sta prendendo sempre più piede. Questo, insieme al miglioramento dei parametri economici, dovrebbe spingere il dollaro a rafforzarsi rispetto all’euro ma anche rispetto alle altre valute. Per ora di rialzi non se ne sono visti molti, ma la prospettiva è proprio quella del rafforzamento.

La Banca Centrale Europea è impegnata a risolvere problemi di natura completamente diversa e, soprattutto, ben più gravi. Non solo la ripresa rischia di trasformarsi in stagnazione, non solo la disoccupazione è a livelli altissimi, ma a fare paura – tanta paura – è intervenuto il rischio deflazione. Il Continente è sull’orlo della spirale deflattiva. Draghi è intenzionato a evitare quella che da tutti è considerata una disgrazia e dunque è costretto ad adottare misure di politica monetaria espansiva. Mentre tutti gli analisti si aspettavano l’annuncio sul taglio dei tassi, il numero uno della Bce ha annunciato il Quantitative Easing anche per l’Europa. Una dichiarazione, quella pronunciata qualche giorno fa, scioccante, ma che non ha sortito effetti rilevanti sul Forex. L’euro, rispetto al dollaro, veleggia tutt’ora sopra quota 1,37, nonostante un piccolo supporto di 1,3680. Draghi, semplicemente, non è stato creduto. La prospettiva è che nell’immediato nulla muti sul fronte euro. Contemporaneamente, se alle parole dovessero seguire i fatti, si assisterebbe sicuramente a una decisa svalutazione dell’euro – che è tra le altre cose un obiettivo dichiarato.

La Bank of Japan sta affrontando problemi abbastanza simili a quelli della Bce. Lo yen rischia di rafforzarsi e il trend potrebbe essere confermato dall’istituzione dell’imposta sui consumi, che va considerata come una misura di politica fiscale espansiva. Il massimo istituto finanziario nipponico ha dunque deciso di intensificare il programma di stimoli per non azzoppare la ripresa dell’economia. I primi segnali di allarme sono stati lanciati dal cambio Usd/Yen. Questo è salito prima a 105, facendo presagire l’inizio di un percorso di svalutazione, ma poi è sceso a 104. Il rischio deflazione, comunque, almeno in questa parte di mondo non c’è (anche perché c’è stato praticamente per dieci anni).

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