Forex, focus sui PIP

Conoscere la terminologia è uno dei prerequisiti per frequentare con profitto il mercato del forex. Senza la padronanza del registro linguistico adatto è impossibile in primo luogo formarsi: la maggior parte dei testi formativi, così come i blog su internet “parlano” la lingua dei trader. Nei casi estremi risulta persino difficile comunicare con gli altri investitori.

Tra i termini base, che non devono assolutamente mancare nel vocabolario del trader (per quanto inesperto egli sia) spicca il pip. Si tratta di un concetto che ricorre continuamente. Anzi, è una vera e propria unità di misura grazie alla quale è possibile calcolare l’entità dei propri guadagni – o perdite – e di conseguenza acquisire una certa consapevolezza sul rischio al quale ci si espone.

Cos’è un pip? Il dizionario, in questo caso, aiuta poco. Il termine, in inglese, ha vari significati. L’unico che ha a che fare con il reale significato è “puntino”. In effetti, il pip indica qualcosa di molto piccolo. In verità, però, siamo di fronte a un acronimo. Per esteso, “price interest point”, una dicitura che a essere sinceri non dice molto. Più che prezzo, andrebbe utilizzato il termine “valore”. Questo perché, in estrema sintesi, il pip è l’unità di misura che indica la più piccola porzione di valore in riferimento a una coppia. Di conseguenza, 1 pip è il minimo spostamento che può interessare la coppia stessa.

Il pip è una unità di misura variabile. Nel senso che, a seconda delle valute in questione, può corrispondere a un decimale piuttosto che a un altro. Per esempio, 1 pip di Eur/Usd equivale a 0,0001. DI contro, 1 pip nell’Eur/Jpy equivale a 0,00001.

Questa variabilità risulta decisiva in uno dei momenti più importanti dell’attività di trading nel mercato valutario: il calcolo del possibile guadagno o della possibile perdita. Per farlo, però, occorre introdurre altri concetti. Il discorso, dunque, si complica.

Il termine da tenere a mente in questo caso è quello di lotto (e di conseguenza, minilotto e microlotto). La parola “lotto” indica la dimensione del contratto che il trader stipula con il broker ogni volta che il primo apre una posizione. In breve, l’investitore acquista un quantitativo determinato di valuta. Ci penserò la piattaforma, poi, a coprire la posizione dell’investitore con una operazione uguale e contraria (si parla infatti, in questo caso, di broker market mover).

Un lotto equivale a circa 100.000 unità di valuta. Una cifra rivelante, che si abbassa notevolmente tanto per l’effetto della leva finanziaria quanto per l’offerta variegata rappresentata dal minilotto e dal microlotto, rispettivamente “grandi” 10.000 unità e 1.000 unità.

Perché tutto ciò è importante per comprendere il funzionamento di un pip? Semplicemente, la dimensione del lotto (o del minilotto e del microlotto) è uno dei termini dell’operazione matematica che permette di ricavare il valore di un pip.

A tal proposito, però, occorre fare un distinguo. Giacché tutti i broker per convenzione “lavorano” in dollari, il processo di calcolo segue certe modalità (più semplici) quando il secondo termine della coppia è il dollaro, mentre ne segue ben altre (un po’ più complicate) per tutte quelle coppie in cui non figura il dollaro o figura come primo termine.

Nel primo caso (es. Eur/Usd) la modalità del calcolo è semplicissima: è sufficiente dividere l’entità del lotto per 10.000. Quindi, se abbiamo “stipulato un contratto” di 100.000, 1 pip equivarrà a 10 dollari. Ciò vuol dire che se la coppia euro-dollaro si sposta di 12 pip, avremo perso o guadagnato 12 unità di valuta statunitense.

Nel secondo caso (es. Eur/Jpy) occorre risolvere una vera e propria formula. Eccola:

(Valore decimale del Pip x Lotto) / Prezzo di cambio corrente

Dove il valore decimale del Pip corrisponde a quello 0,001 introdotto sopra (che per alcune coppie può diventare 0,00001 o 0,01). Mentre per “lotto” si intende la dimensione del lotto stesso (es. 100.000, 10.000 etc) e per “prezzo di cambio corrente” si intende semplicemente la quotazione della coppia quando la posizione si è chiusa.

Facciamo un esempio. Immaginiamo di voler tradare in Usd/Jpy. Attualmente, la coppia vale 106.73225. Premesso che un pip in quella coppia corrisponde a 0,00001 unità, il calcolo si sviluppa così:0,00001 x 100.000 / 106.73227 = 0,09. La cifra finale, ovviamente, ha come unità di misura lo yen, poiché commerciare in dollaro-yen, vuol dire comprare la valuta giapponese con la valuta degli Stati Uniti.

Come si evince da questi calcoli, il pip è un valore estremamente variabile Il primo “motivo di variabilità” deriva, appunto, dalla divisione in due macro-categorie: da una parte le coppie che hanno il dollaro al secondo termine, dall’altro le coppie che invece non godono di questa caratteristica.

Il secondo motivo risiede, infine, nel principio portante del forex stesso: il valore delle coppie muta continuamente (è proprio questo a determinare i guadagni) e il valore delle coppie è uno dei termini di calcolo (per la precisione il denominatore). Dunque, il valore di un pip cambia – per la seconda categoria ovviamente – ogni qual volta muta la quotazione della coppia in questione.

Il pip è un concetto importante anche perché funge da unità di misura dello spread. Questo è il “guadagno” che il broker si ritaglia per sé nell’atto di apertura e chiusura delle posizioni. In genere, un broker è considerato caro se lo spread supera i 2 pip. Semplicemente lo spread è la differenza tra i valori di mercato e il valore che il broker impone al trader. Non a caso spread in inglese vuol dire proprio differenza.