Forex, gli orari migliori in cui operare

La questione “tempo” è fondamentale nel trading e in particolare nel forex. Lo è per svariati motivi, ma soprattutto in quanto rappresenta un ingrediente necessario per redigere una strategia vincente. Senza strategia, è utile ricordarlo, non si va lontano perché, un po’ come accade nei piani d’azione, è l’unica protezione che separa i trader dalle scelte avventate che vengono prese quando si è in preda all’emozione, evenienza che nel forex – attività stressante per definizione – si registra spesso.

Il “quando tradare”, dunque, rappresenta una delle scelte più importanti e, allo stesso tempo, più difficili. Non è possibile operare a oltranza: fare forex è stancante, soprattutto se si praticano tecniche come lo scalping. Analogamente, affidarsi ai robot può essere rischioso: in primis perché sono difficili da utilizzare, in secondo luogo perché il pilota automatico non offre la flessibilità della mente umana, attitudine che un trader deve mettere in campo spesso.

Occorre dunque comprendere quali siano i migliori orari per frequentare il mercato valutario. La risposta non è univoca ma dipende da molti fattori. Qualsiasi risposta si intenda dare, però, è necessario partire da un’informazione importante: il forex è aperto sì ventiquattro ore su ventiquattro, ma non sette giorni su sette. Venerdì e sabato è chiuso. Ovviamente, la questione è più complicata di ciò che sembra. Una cosa che tutti i trader di una certa esperienza hanno imparato sulla proprio pelle, infatti, è che in alcuni momenti frequentare il mercato valutario assomiglia molto a non tradare, quasi come se il forex risultasse chiuso. Ciò accade quando la liquidità è così ridotta da non sostanziare, di fatto, alcuna opportunità per l’investitore. Occorre dunque capire in quali orari il forex offre liquidità sufficiente in quali orari invece la liquidità è minima.

In generale, la liquidità è adeguata quando si intersecano le sessioni di borsa. Questo perché il forex non è un sistema chiuso, dipende molto da ciò che accade oltre i suoi confini, dunque dagli scambi commerciali.

Questi, ovviamente, si intensificano quando si incrociano le varie piazze mondiali. Questa informazione, però, non è sufficiente: è necessario capire quale intersezione sia la più adatta alle nostre esigenze. Insomma, una risposta univoca non esiste. In genere, si fa riferimento alla coppia di valute con la quale si opera. Se si punta sull’euro-dollaro sono indicati alcuni orari e non altri. Se si punta su altre valute, magari quelle definite esotiche, l’orario è completamento diverso.

Prima di trattare l’argomento intersezione, è utile conoscere la classica eccezione che conferma la regola. C’è un caso, a dire il vero piuttosto frequente, in cui la questione “orario” non dipende assolutamente dalle sessioni di borsa. E’ il momento in cui l’analisi fondamentale sale in cattedra, ossia quando è in corso un evento importante dal punto di vista economico (leggi qui per saperne di più). In genere, può bastare una conferenza del presidente di una banca centrale per richiamare gli investitori e movimentare il mercato. Spesso gli annunci più importanti vengono effettuati a borse chiuse, dunque si comprende come la questione delle intersezioni, in casi come questi, vada totalmente in malora. Il discorso vale solo per gli eventi importantissimi – che comunque visto il periodo critico dell’economia globale si succedono con una frequenza altissima – per tutto il resto, è utile seguire la stella polare delle “intersezioni tra sessioni”.

Le sessioni e le intersezioni utili

Convenzionalmente, le varie piazze compongono tre sessioni: quella asiatica, americana, europea. A un livello generale, sono le sessioni europee e americane ad offrire gli scambi migliori, sia quantitativamente che qualitativamente. Usa ed Europa, assieme, producono il 70% della ricchezza mondiale, quindi non stupisce che le occasioni migliori vengano dall’intersezione tra questi due universi. Senza contare poi che la sessione asiatica soffre, sempre a un livello generale, di alcune particolarità normative di Cina e Giappone (la prima addirittura non è un’economia capitalista al 100%).

Ponendo come fuso orario di riferimento il GMT+1, quindi quello italiano quando vige l’ora solare, le sessioni praticano i seguenti orari.

  • Sydney: dalle 10 di sera alle 7 di mattina.
  • Tokyo: dall’1 di notte alle 10 di mattina.
  • Francoforte: dalle 8 di mattina alle 5 di pomeriggio.
  • Londra: dalle 9 di mattina alle 6 di pomeriggio.
  • New York: dalle 2 di pomeriggio alle 11 di sera.

Aggregando questi orari, si giunge, sempre in riferimento al fuso orario GMT+1, a quello delle sessioni “continentali”.

  • Sessione asiatica: dall’1 di notte alle 10 di mattina.
  • Sessione europea: dalle 8 di mattina alle 6 di pomeriggio.
  • Sessione americana: dalle 2 di pomeriggio alle 11 di sera.

Se si seguisse esclusivamente il “richiamo della liquidità” (ossia operare quando ce n’è di più) la fascia oraria più indicata sarebbe quella 14-18, ossia quando sono in campo le superpotenze americana ed europea. Ciò vale per la stragrande maggioranza dei casi, ma solo perché nella stragrande maggioranza dei casi il cambio di valute che interessa all’investitore è l’euro-dollaro. Questo cross, infatti, è capace di muovere da solo circa 3000 dollari ogni giorno, l’equivalente dell’intero debito pubblico italiano. Quando però la coppia non contempla l’euro, o non contempla il dollaro, ma una valuta “esotica” (ossia poco frequentata) il discorso dell’orario si capovolge. A quel punto l’unica cosa che si può fare è valutare caso per caso. Ad esempio, se si opera con l’AUD/USD (dollaro australiano-dollaro statunitense) allora la fascia orario indicata non è quella 14-18, bensì quella che fa dalle 10 di sera alle 11, perché è solo in quel lasso di tempo che si incrociano la piazza di Sydney con quella di New York.