Il Forex non è un’attività per gente tranquilla

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Alzi la mano chi non è stato mai sottoposto, magari con metodi “coattivi” come i pop-up pubblicitari, ad altisonanti messaggi pubblicitari sul Forex. Ancora oggi, nonostante la diffusione esponenziale di cosa sia realmente il Foreign Exchange Market, si leggono annunci del tipo: “Guadagna il 300% in tre giorni” oppure “guadagni garantiti 150% all’anno”.

Non sono messaggi necessariamente falsi. Di certo, sono messaggi fuorvianti. La falsità, infatti, non risiede nel contenuto, piuttosto nel significato che viene dedotto dal lettore meno esperto. Un significato che parla di guadagni facili, di impegno minimo e di un futuro roseo.

Ovviamente, la realtà è diversa.

Il Forex non è un’attività semplice perché richiede molto studio, una intelligenza più che discreta e doti personali – soprattutto caratteriali – non comuni. Sangue freddo, tanto per cominciare, ma anche coraggio e lucidità. Per qualsiasi persona che non rispetta questo genere di requisito, il Forex è una truffa o, come minimo, gli apparirà come tale.

Un’altra illusione che alcuni imbonitori cercano di perpetrare riguarda la presunta natura professional-lavorativa del Forex. Il mercato valutario è come un lavoro da casa, quindi come un telelavoro, perché, grazie all’ausilio di un computer, permette lauti guadagni dal divano di casa. Questa interpretazione, ancora in auge, è sbagliata. Il Forex non può essere assimiliato a un telelavoro, e questo per almeno un paio di motivi.

Innanzitutto, è dirimente il “fattore pericolo”. Lavorare, in genere, non è pericoloso. Fare Forex lo è. Tutto ciò, sia chiaro, economicamente parlando. Il massimo rischio che un lavoratore che non sia impegnato in lavori usuranti può correre è quello di essere licenziato – che è comunque un rischio pessimo. Il rischio che invece un trader di Forex corre ogni giorno, e ancora più frequentemente se opera in intraday – è quello di perdere il proprio capitale. Sono due livelli di pericolosità completamente diversi e non paragonabili.

Conseguente al fattore pericolo è il fattore “emotività”. Chi frequenta il Forex (come il trading in generale) deve affrontare emozioni fortissime e che emergono di frequente. Ansia, paura, panico addirittura. Tutte emozioni che, se non gestite perfettamente, possono sopraffare l’investitore. Questi sentimenti procedono dalla struttura stessa del Forex: il rischio di perdere denaro è sempre alto, tutto il resto va da sé.

C’è anche il fattore formazione. Il trader deve studiare in continuazione, deve aggiornarsi e imparare nuove tecniche a mano a mano che queste si diffondono nella platea degli investitori. Chi lavora, in genere, deve aggiornarsi ma non lo deve fare così frequentemente.

Infine, a incidere sono anche le diversità… Tecniche. Sono pochi i mestieri che impongono un tale livello di sfida, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Ogni posizione aperta rappresenta per l’investitore un momento di sfida con se stesso, con il mercato, con l’insieme di conoscenze che hanno mosso le sue iniziative. Tutte cose che raramente capitano nell’attività lavorativa (salvo alcune eccezioni).

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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