Forex e Fisco: le Tasse che si è obbligati a pagare

Il Forex può essere un’attività anche molto remunerativa. Molti broker promettono guadagni facili e di facile non c’è veramente nulla, eppure è innegabile che, con tanto studio e una certa dose di pazienza, sia possibile togliersi delle belle soddisfazioni.

Ma se Forex vuol dire guadagno, allora Forex vuol dire anche tasse. In un paese normale, almeno, dovrebbe essere così. L’Italia, che di normale non ha proprio tutto, ha fatto un po’ di confusione in merito. Il problema è questo: il legislatore ha spesso espresso l’intenzione di tassare il Forex, in quanto facente parte della categoria “speculazione ma non ha centrato l’obiettivo.

Il risultato della redazione di molte norme non è soddisfacente, almeno da questo punto di vista. Lo è, a patto di aver afferrato il meccanismo delle leggi in questione, per gli investitori che, in questo modo, sono costretti ad affrontare sì il fisco – e ciò è inevitabile – ma un fisco dalla mano tutto sommato abbastanza tenera.

Se parliamo di teoria, sono tante le tasse che riguardano il Forex. Se invece parliamo di pratica, la tassa da pagare è, in verità, soltanto una.

Ufficialmente, il trader dovrebbe vedersela con l’Irpef. Questa imposta, infatti, viene applicata su tutte le forme di reddito e il Forex, se condotto bene, può essere considerata tranquillamente come una fonte di reddito. E invece no, l’Irpef non può applicarsi al Forex. Il perché è presto detto. L’imposta può interessare le valute straniere, ma solo su quelle che vengono detenute per un periodo di almeno una settimana. Ma chiunque abbia avuto a che fare con il mercato valutario sa benissimo che il dollaro non rimane dollaro per molto tempo, e che si trasforma presto in qualcos’altro. Lo stesso dicasi per tutte le altre valute. Come se non bastasse, l’Irpef può riguardare denaro in valuta straniera che sia superiore ai 51mila euro. Anche questo è un fatto che non avviene praticamente mai, e dunque si può concludere che questa imposta non rappresenta un problema per le persone che fanno forex.

Sempre ufficialmente, anche la Tobin Tax, a primo acchito, dovrebbe riguardare il Forex. Questa tassa, infatti, riguarda tutte le transazioni finanziarie. Peccato, però, che la base imponibile consista nei guadagni inday, mentre nel mercato valutario i guadagni sono in genere intraday.

Inoltre, sono passibili della TT solamente gli enti pubblici e le aziende quotate in borsa. Ora, non è raro che alcuni di questi soggetti operano nel Forex, ma buona parte dei trader, in verità, non sono altro che privati cittadini.

Esiste una tassa che chi pratica Forex è costretto a pagare? Sì, ce n’è una e, nella pratica, c’è solo quella. Si tratta dell’imposta sui Capital Gain. Il trader deve dichiarare a fine anno quanto denaro ha ricavato dalla sua attività di trader, e pagare la relativa tassa. L’aliquota è del 20%. Può sembrare tanto, ma non lo è rispetto alle aliquote applicate alle attività connesse all’economia reale, sebbene esistano altre attività finanziarie che sono vincolate a un’aliquota più basse: i guadagni sulla detenzione di titoli di debito pubblica, per esempio, sono tassati al 12,5%.

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