Forex, momento estremamente favorevole per il dollaro americano

C’è ancora qualche problema da risolvere nel dialogo con la Cina, ma per il resto l’economia statunitense sta attraversando un grande periodo. L’indice delle 500 aziende più capitalizzate, S&P 500, sta tornando sui massimi livelli storici seguito dalle performance altrettanto positive del listino industriale Dow Jones. I dati macroeconomici di questa settimana si sono in gran parte rivelati ancora più favorevoli delle aspettative, ed il dollaro americano ha incominciato a scontarne gli effetti sui mercati finanziari.

Persino i dazi e la guerra commerciale con Pechino sembrano essere di minore importanza, dal momento in cui i dati raccolti raccontano una storia a senso unico: pare che i minori volumi di importazione dalla Cina –corrispondenti anche a minore export- siano stati una scelta di cui le aziende statunitensi beneficeranno anche nel corso dei prossimi anni.

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Dal mercato immobiliare fino alla manifattura

Questa settimana è stata particolarmente attiva per il calendario economico: abbiamo potuto constatare rilevazioni di diversa natura provenienti dalle indagini macroeconomiche americane. I primi segnali positivi sono arrivati dalla Federal Reserve Bank di Philadelphia, riguardanti la produzione manifatturiera dei 50 Stati a stelle e strisce: la media dei produttori intervistati ha visto la propria attività crescere del 16,6% rispetto al mese precedente. L’ultima rilevazione, quella di aprile, aveva fatto segnare un +8.5%, circa la metà del dato attuale per quanto entrambi siano decisamente positivi.

Interessanti anche i dati che riguardano il mercato immobiliare. Secondo i dati aggregati rilasciati a maggio, che considerano dunque il mese di aprile, i nuovi cantieri sono aumentati del 5,7% rispetto al mese scorso. Questo è anche segno di una certa fiducia dell’economia reale nei confronti dell’aumento demografico statunitense, una fiducia che non sembra minacciata dalle nuove politiche sull’immigrazione del Presidente USA Donald Trump.

In tutto questo è sicuramente utile il fatto che con lo shell oil sia diventato sempre più facile per gli americani riuscire a produrre all’interno della nazione la quasi totalità del fabbisogno petrolifero. In questo modo, l’aumento del prezzo del greggio di 1,4 punti percentuali nel mese in corso non ha avuto grande impatto sullo sviluppo economico domestico. Le crescenti tensioni in Medio Oriente potrebbero portare ad ulteriori rialzi del prezzo del barile, ma attualmente non sembra che questo abbia impatto sullo sviluppo americano.

L’impatto sul mercato delle valute

L’aumento della produzione manifatturiera si è ben presto riflesso sul mercato Forex. Il dollaro americano ha guadagnato in questa settimana su tutte le principali valute, facendosi valere soprattutto nel cambio USD/GBP per via delle rinnovate delusioni da chi aspettava un accordo sulla Brexit. Anche l’Unione Europea, tuttavia, con la sua moneta unica vede degli slittamenti a ribasso nel cambio con il dollaro americano. Attualmente il cambio ha saldamente abbandonato il supporto ad 1,12 dollari per euro scambiato; anche 1.1150 potrebbe essere soltanto una soglia provvisoria, perché lo slancio della valuta americana sembra davvero supportato da molti dati favorevoli.

Nel complesso l’economia dell’Unione sembra rinsaldarsi, con l’inflazione che sta gradualmente arrivando sui passi voluti dal Presidente della BCE Mario Draghi. La politica economica di Draghi, tuttavia, è minacciata dalla fine piuttosto vicina del suo mandato e dall’incertezza per le misure che verranno adottate dal suo successore. Anche il fattore Brexit, per quanto l’UE tenga saldo il braccio di ferro con Theresa May, giocherà necessariamente un ruolo nelle previsioni sul cambio con il dollaro nei prossimi mesi.

Per il momento la valuta federale americana sembra quella che ha più spazio per crescere rispetto a quelle delle altri grande economie internazionali. Nei prossimi mesi potrebbe anche arrivare un nuovo accordo con la Cina, che ulteriormente metterebbe tranquillità sui mercati e darebbe nuova linfa vitale agli scambi. Significa che non siamo comunque ancora arrivati ad osservare il pieno potenziale americano, né per quanto riguarda i listini azionari né per quanto riguarda il dollaro.

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Dazi: tra chi giudica e chi osserva

Donald Trump è stato giudicato in maniera molto severa per le sue decisioni in merito al rapporto doganale con la Cina. Tendenzialmente è stata la stampa la più dura con il Presidente americano, che nelle riunioni del Congresso ha invece ottenuto una larga base di supporto anche tra gli avversari politici. Anche i democratici, infatti, sembrano essersi rassegnati all’idea che per migliorare l’economia americana sia necessario arginare il potere che la Cina ha sugli scambi commerciali con questa.

Quando si verificano queste condizioni, per un investitore diventa fondamentale osservare le reazioni quantificabili dei mercati piuttosto che scegliere uno schieramento da appoggiare. Per il momento, lo scontro diretto con Xi Jinping si è dimostrato benefico per l’economia americana nel suo insieme. Per altro la controparte cinese non ha più molte opzioni sul campo: i beni americani su cui imporre dazi si stanno esaurendo. Dal momento in cui l’export negli USA è più importante per la Cina di quanto non lo sia l’export in Cina per gli USA, al momento la Casa Bianca mantiene un vantaggio competitivo nelle negoziazioni che sicuramente verrà fatto valere in occasione delle trattative per un secondo accordo commerciale.

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